My Son, My Son, What Have Ye Done

2009, Drammatico

Sorpresa Herzog a Venezia

Werner Herzog bissa e spiazza tutti presentando a sorpresa il suo secondo film in concorso alla 66ma Mostra di Venezia. Dopo la presentazione dei giorni scorsi de Il Cattivo Tenente il regista tedesco ha incontrato di nuovo i giornalisti per svelare tutti i retroscena del suo applauditissimo My son, my son what have you done?

Nessuno mai ci era riuscito prima di lui, ma Werner Herzog sì: è lui il primo regista della storia della Mostra di Venezia a presentare in concorso ben due film. La sorpresa delle sorprese era iniziata a circolare già nella tarda mattinata di ieri e proprio questo ritardo, inusuale quanto inspiegabile, aveva portato gli addetti ai lavori a pensare che nel Film Sorpresa ci fosse in serbo da parte di Muller & Co. qualcosa di davvero speciale. Già presente nel concorso di Venezia 66 con Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans (remake del capolavoro di Abel Ferrara del 1992) Herzog ha fatto il bis con il suo nuovo film My Son, My Son What Have Ye Done, un thriller drammatico di grande intensità che il maestro ha ultimato in segreto e mostrato ai selezionatori della Mostra che, per ovvi motivi, non hanno saputo resistere alla tentazione di accaparrarselo. Protagonista del film Michael Shannon, trentacinquenne attore americano che dopo anni di gavetta teatrale e di ruoli cinematografici da comprimario è arrivato al grande pubblico conquistando una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista in Revolutionary Road che per lui arrivò però solo dopo la partecipazione a questo straordinario progetto al fianco del maestro tedesco. Nel film, tratto da una storia vera ambientata come il film a San Diego, Shannon veste i panni di un uomo problematico affetto da una psicopatologia non ben identificata che, asfissiato da una madre oppressiva che non gli lascia respiro e caduto in depressione dopo un viaggio in Peru, compie un omicidio che tutti consideravano annunciato. Un viaggio nei misteri della mente umana, nella solitudine e nella vita di un uomo a ritroso nel tempo compiuto attraverso le indagini della polizia che tentano di dare una spiegazione all'accaduto. Nel cast anche Willem Dafoe, Udo Kier, Chloe Sevigny e un'inquietante Grace Zabriskie nel ruolo della madre.

Da dove ha preso spunto per questa storia così drammaticamente bizzarra?

Michael Shannon e Chloe Sivigny in una scena del film My Son, My Son What Have Ye Done
Werner Herzog: La sceneggiatura del film è ispirata ad un fatto di cronaca nera realmente accaduto a san diego di cui si è reso protagonista un attore teatrale di talento della città che aveva un'ossessione quasi maniacale per l'Elettra di Sofocle. Dopo l'omicidio venne dichiarato incapace di intendere e di volere e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. Rilasciato dopo qualche anno l'ho voluto incontrare e mi sono quindi recato nel parcheggio per camper in cui ora vive, distante un miglio dalla casa in cui tutto era accaduto. Posso dire tranquillamente che ad oggi si vede benissimo che è un uomo pericoloso e ancora pazzo, e devo anche ammettere che mi sono spaventato non poco quando ho visto che all'interno del camper aveva attaccato un poster con un crocefisso sopra e una candela che bruciava sotto. Da quel giorno non l'ho mai più voluto rivedere, per ovvi motivi.

Ci racconta com'è nata l'idea di realizzare questo film insieme a David Lynch?

Werner Herzog: Il progetto era silente e lo è stato per diverso tempo ma ad un certo punto è divenuto realtà , ancora oggi è un mistero come questo sia potuto accadere. Con David ormai non ci sono più segreti, ci piacciamo molto e ci rispettiamo anche se sappiamo di essere molto diversi. Un giorno ci parlavamo del più e del meno ed è venuto fuori un discorso bizzarro sui costi di produzione dei film, levitati in maniera inquietante. Gli manifestai il desiderio di fare un film con pochi soldi, essenziale e personale, con al massimo due milioni di budget, un film che si avvalesse però degli attori migliori in circolazione e lui mi rispose 'beh, perché non lo facciamo? Quando vuoi iniziare? Te lo produco io'. E da lì è partito tutto. Mi disse anche in tono scherzoso 'io sarò il produttore esecutivo, così potrò vendere meglio il prodotto ai francesi!'. Lynch ha partecipato in prima persona al film, alla selezione degli attori e non ha avuto esitazioni quando gli ho comunicato che avevo scelto Michael per il ruolo da protagonista e Dafoe, Sevigny e Kier come comprimari. Sono persone con cui mi piace lavorare e delle quali non potevo fare a meno.

Singor Shannon, cos'ha significato per lei questa esperienza da protagonista in un film del maestro Herzog?

Michael Shannon è John Givings nel film Revolutionary Road
Michael Shannon: La cosa più bella della mia partecipazione al film è stata la prima fase della lavorazione, quella in cui sono andato con lui in Peru, è stato un dono di per sé oltre al fatto di essere scelto come protagonista. Il Peru è una terra che lui considera sacra, il luogo in cui ha girato nell'82 Fitzcarraldo ed è per questi motivi che il nostro è stato un viaggio intimo e personale durante il quale Werner mi ha raccontato aneddoti e piccole curiosità di quel periodo della sua vita, lo vedevo con grande nostalgia guardare quei luoghi in cui ha passato tanto tempo e mi emozionavo anch'io. Un'esperienza stupefacente per me, non conosco nessun altro che racconti le storie come fa lui, è speciale.

In quali altre location è stato girato il film?

Werner Herzog: In Peru, a San Diego e nella Cina orientale, originariamente in Pakistan ma le condizioni precarie non consentivano di girare in certi luoghi con una star di Hollywood al seguito. Quando ho conosciuto Michael gli ho chiesto di venire con me e l'ho avvisato dicendogli 'voglio visitare con te alcuni luoghi molto remoti, devi prepararti al peggio perché con una piccola troupe gireremo in lungo e in largo per zone impervie. Voglio assicurarmi che non sarai intimidito da tutto ciò che riguarda la psicologia del personaggio e che tu lo voglia fare veramente, ma stai tranquillo, finché avrai fiducia in me non ti succederà niente'. Era chiaro che potevamo anche finire in prigione ma lui non era minimamente preoccupato, si è solo accertato che in caso ci fossi finito anche io in cella con lui.

Cosa le è rimasto più impresso di questo personaggio così complesso e difficile?

Michael Shannon: Lo sguardo di Werner mentre giravamo il film, il suo modo di raccontare e di ricordare quest'uomo complesso è stato geniale, nonostante si trattasse di uno psicopatico omicida. Non si è limitato a considerare il perché di quel gesto estremo bensì si è soffermato nell'analisi del perché esiste la possibilità che ognuno di noi possa arrivare a compiere certe azioni, cosa trascini l'animo umano per queste vie oscure. Ha sempre messo molto di se stesso nei suoi film, io sono semplicemente un intermediario tra il protagonista reale di questa storia e la visione del mondo espressa da Herzog tramite le immagini. C'è ovviamente anche un po' di me stesso, anche se in parte minore.

Con che occhi lei guarda l'uomo che nella realtà ha compiuto quel che lei fa nel film?

Michael Shannon e Willem Dafoe in una scena del film My Son, My Son What Have Ye Done
Michael Shannon: Abbiamo girato esattamente nella casa in cui tutto è avvenuto nella realtà, sulle colline di San Diego. Sono dell'opinione che il paesaggio che si vede nel film e che quell'uomo guardava ogni mattina dalle sue finestre fosse il luogo ideale per diventare pazzi. La gente si domanda perché l'ha fatto, io in realtà lo so, l'ho provato ogni giorno uscendo dalla porta di quella casa, è difficile spiegarlo ma era come una sensazione di malessere quella che si provava, di smarrimento, non c'è una spiegazione logica ma vi assicuro che era inquietante.

Questo è il suo terzo ruolo nei panni di un personaggio affetto da problemi mentali, come si prepara a questi ruoli? Non ha paura in qualche modo possa venir etichettato come un attore che svolge sempre ruoli da pazzo?

Michael Shannon: Parlavo proprio ieri sera a cena a proposito delle patologie mentali, della definizione di sanità mentale. Cosa significa essere sani o essere malati? Nessuno di noi lo sa veramente. Noi abbiamo bisogno di porre dei paletti ma non è necessariamente qualcosa che si può provare. Se uno è sano o pazzo non si vede necessariamente dal suo modo di comportarsi. Mi interessa rappresentare questo nei personaggi che interpreto, mi affascinano i ruoli che esulano da quella che noi definiamo normalità. E' soprattutto per questo che sono diventato un attore, non sono uno che nella vita vuole fare cose normali ma un uomo che vuole provare emozioni forti provando a essere qualcun altro. Non mi preoccupa affatto dover impazzire o avere addosso la camicia di forza in questi frangenti, anzi io la vedo come una sfida.

Grace Zabriskie, Michael Shannon e Chloe Sivigny in un'immagine del film My Son, My Son What Have Ye Done
Werner Herzog: Voglio solo aggiungere che quando l'ho scelto non sapevo che in passato avesse già interpretato queste parti da pazzo, non aveva ancora nemmeno avuto la nomination all'Oscar perché all'epoca Revolutionary Road non era ancora uscito nelle sale. Come regista ho la capacità di intuire subito se un attore è giusto per le parti che mi interessa fargli fare, all'epoca ebbi la stessa intuizione con Klaus Kinski per Fitzcarraldo e i risultati mi hanno dato ragione.

Sappiamo che ha pubblicato un libro sulle sue memorie riguardo all'epoca delle riprese di Fiztcarraldo, cosa ci può dire in proposito?

Werner Herzog: Ho lavorato con grande intensità durante la lavorazione di Fitzcarraldo e per me tornare in quel luogo che aveva avuto un ruolo così importante nella mia carriera è stato grandioso. Ho lavorato moltissimo alla traduzione de La Conquista dell'Inutile, e tornare in Peru è stato per me come tornare in un luogo dell'anima, in una terra che ormai è parte di me. E' come se la giungla mi fosse entrata dentro.

Cosa pensa David Lynch del film ultimato?

Werner Herzog: E' stato uno dei primi a leggere lo script, lo sapete è uno di poche parole, mi disse che a suo avviso era una storia 'molto molto selvaggia', quindi deduco che gli fosse piaciuta. Quando si sbilancia in questo modo vuol dire che la trova a dir poco pazzesca. Non so abbia già visto il film, non credo, non appena tornerò negli Usa lo guarderò insieme a lui di sicuro.

Questo ce l'ha tenuto nascosto, ci sono altri progetti nuovi a cui sta lavorando e di cui vorrebbe parlarci?

Werner Herzog: In questo periodo sono fiero di aver lavorato alla creazione della mia scuola di cinematografia, ma non una scuola classica che si limita a dare suggerimenti tecnici o di base quanto una scuola in cui si impara ad ascoltare la propria fantasia, in cui si lavora sull'intensità e sulla determinazione dei cineasti in modo da creare dei progetti che richiamino i giovani al cinema e alle sue mille sfaccettature. Con orgoglio posso ad oggi dichiarare aperta la Rogue Film School.

Come cineasta ha affrontato più volte la pazzia dell'uomo e ha realizzato molti film sull'argomento, è anche stato l'unico che nella storia è riuscito a lavorare in modo costruttivo con Kinski. Che energia riceve nel fare certi film?

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Werner Herzog: Quando ho visto Klaus recitare con una tale intensità ai tempi di Fitzcarraldo mi sono chiesto più volte se stesse recitando davvero o se fosse o meno sano di mente. Il confine tra ciò che è pazzia e ciò che è normalità è secondo me molto sfumato. Per questo trovo questi personaggi così affascinanti forse perché raggiungono il limite esterno delle nostre possibilità mentali. Sono certo che Michael non rimarrà in questo cliché del pazzo perché la sua capacità di recitare ha mille possibilità di concretizzazione.

Due film in concorso alla Mostra di Venezia, è la prima volta che accade una cosa del genere...

Werner Herzog: In quarant'anni Venezia non ha mai accettato di ospitare i miei film in concorso, sono stati sempre relegati a sezioni collaterali. Nonostante questo ho sempre amato la Mostra e non potevo credere che dopo averli visionati entrambi Muller abbia deciso di prenderli e addirittura in concorso. Nessun festival di queste dimensioni aveva mai mostrato due film in concorso di uno stesso autore e quando me l'hanno comunicato io non credevo alle mie orecchie. Con entusiasmo ed indicibile gioia ho accettato. A volte i festival diventano rigidi ed inamovibili, si fossilizzano e diventano noiosi e prevedibili. Quando c'è stato questo momento di follia ho detto subito 'ci sto, sono a bordo, vediamo che succede'.

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