Son of Zorn

2016 - 2017

Son of Zorn: quando l’animazione anni Ottanta non è più per i bambini

Il nostro commento alla prima stagione della nuova, irriverente serie comica della Fox, che mescola nostalgia e idiosincrasie moderne in un cocktail curioso e per lo più divertente.

Zorn è un potente guerriero il cui principale scopo nella vita è difendere Zephyria, un'isola nel Pacifico meridionale. Un giorno si reca ad Orange County, in California, per rivedere la sua ex Edie e suo figlio Alangulon, detto Alan. Quest'ultimo odia il padre a causa della sua assenza perenne, il che convince Zorn a restare in California, trascurando i suoi compiti da difensore di Zephyria, e vivere come un americano qualunque, con un appartamento e un lavoro normale, lontano dalle follie che caratterizzano il suo mondo natale.

L'animazione non è quello che sembra

Son of Zorn ha debuttato sugli schermi americani l'11 settembre 2016, entrando a far parte del palinsesto domenicale della Fox noto come Sunday Funday, un blocco di programmazione all'insegna della risata che include I Simpson, I Griffin, Bob's Burgers e The Last Man on Earth (precedentemente ne ha fatto parte anche Brooklyn Nine-Nine, attualmente spostato al martedì sera). I primi tre titoli sono reduci dalla precedente incarnazione dell'appuntamento domenicale, che aveva il nome Animation Domination, e quell'appellativo si fa riconoscere in parte nella premessa di Son of Zorn, un ibrido tra animazione e attori in carne e ossa dove la gag centrale consiste proprio nel mancato riconoscimento dell'ibridazione. Zorn e i suoi simili sono tutti animati, in uno stile squisitamente rétro che fa il verso a programmi degli anni Ottanta come He-Man e i dominatori dell'universo, ma per gli umani l'arrogante guerriero è semplicemente un personaggio sopra le righe, dall'ego spropositato (a cui dà voce, in originale, il perfettamente "macho" Jason Sudeikis).

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Nel corso dei tredici episodi che formano la prima stagione (ancora senza conferme di rinnovo da parte del network) si assiste ad un'operazione fintamente nostalgica, che sfrutta l'estetica d'altri tempi per dare un'impostazione sufficientemente inedita alla formula delle famiglie disfunzionali, elemento imprescindibile delle serie comiche in generale e della line-up domenicale della Fox in particolare (ma è probabile che un po' di vera nostalgia faccia parte dell'equazione, poiché chi è cresciuto con un prodotto come He-Man dovrebbe avere l'età giusta per apprezzare la comicità dissacrante di Son of Zorn). Il tutto nelle mani di produttori esecutivi che includono Phil Lord e Chris Miller, due esperti del trattamento moderno e irriverente di materiale vetusto.

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Padre dell'anno?

Nel contesto della sua collocazione televisiva americana, Zorn è abbinato ad altri tre padri animati: Homer Simpson, Peter Griffin e Bob Belcher. E in tale ambito assistere alle sue disavventure in un mondo che è l'esatto opposto del suo, dove la società si è evoluta ben oltre le convenzioni barbariche di Zephyria, è piuttosto divertente, soprattutto se lo si guarda in originale (per il doppiaggio di Sudeikis e la presenza preziosissima di Cheryl Hines nei panni di Edie). Esulato da quel gruppo risulta però evidente la parziale fragilità di un prodotto simpatico ma spesso fastidiosamente collocato a metà fra il prevedibile e l'audace, con una premessa esilarante ma non sempre abbastanza forte da giustificare una serie intera. Tra conversazioni padre-figlio, duelli verbali con il nuovo fidanzato della ex (interpretato da Tim Meadows che, come la serie, è spassoso ma poco sorprendente) e situazioni imbarazzanti sul posto di lavoro, Son of Zorn procede su binari riconoscibili concedendosi poche deviazioni, generando risate nei posti giusti ma evitando il più delle volte di andare oltre il minimo indispensabile. Di certo non imperdibile tra le novità della stagione catodica statunitense (restando in zona Fox è più appetibile The Mick), ma sufficientemente divertente da ripagare la curiosità di chi cerca qualcosa di simpaticamente bislacco con cui passare una ventina di minuti per volta all'insegna della disfunzione comica.

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Max Borg
Redattore
3.0 3.0
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