Sights of Death: Glover, Hannah, Madsen e Baldwin introducono il film

E' stato introdotto a Roma, dal regista Alessandro Capone e da una parte del sontuoso cast, il film post-apocalittico italiano di cui sono appena iniziate le riprese a Roma, prodotto dalla neonata Ambi Pictures.

Sights of Death: Glover, Hannah, Madsen e Baldwin...

Sono appena iniziate, le riprese di Sights of Death, eppure intorno al nuovo, imminente lavoro di Alessandro Capone, c'è già una giustificata curiosità. A partire dai contorni del progetto: una produzione italiana, che inaugura una nuova etichetta (la Ambi Pictures, dei produttori Andrea Iervolino e Monika Bacardi) appartenente ad un genere (la science fiction post apocalittica) che era stato a lungo assente dal nostro cinema. Ma a colpire più di ogni altra caratteristica, di questo nuovo progetto, è probabilmente il cast: un insieme di vecchie (ma non troppo) glorie del cinema americano, che comprende Danny Glover, Daryl Hannah, Rutger Hauer, Stephen Baldwin e Michael Madsen. Una galleria di volti noti per una produzione che punta ad avere il respiro, e l'impatto estetico, del cinema di cassetta hollywoodiano.

Se questo ambizioso obiettivo verrà raggiunto, allo stato attuale non ci è dato sapere: nella conferenza stampa di inizio riprese, tenutasi alla Casa del Cinema di Roma, le bocche erano (quasi) del tutto cucite. Tuttavia, Glover, Baldwin, Madsen e la Hannah, insieme al regista e ai due produttori, hanno rivelato alcuni dei dettagli più tecnici sulla realizzazione del film, oltre al suo intreccio nelle linee principali. Presente solo per qualche minuto, invece, giusto per il tempo dei saluti e del "rito" del photocall, l'ex replicante Hauer, che proprio oggi ha festeggiato il suo settantesimo compleanno.

"Questa è la prima produzione interamente finanziata dalla Ambi", ha esordito Iervolino. "Si tratta di una nuova società, che unisce me e Monika Bacardi. La nostra missione è quella di unire l'industry italiana e quella americana, per fare film che siano adatti a una distribuzione internazionale." A proseguire è stata poi la Bacardi, imprenditrice appena approdata alla produzione cinematografica: "Io ho sempre amato l'arte: la musica, la fotografia e specialmente il cinema. L'occasione per occuparmene in prima persona è stata la conoscenza di Andrea: dall'anno scorso sono in società con lui per questa nuova avventura".

Danny Glover sul tappeto rosso degli Oscar 2009
Una domanda per il cast: che effetto vi fa essere su un set italiano, per una produzione dalle ambizioni internazionali?
Danny Glover: Io considero un onore il fatto di essere, in qualche modo, coinvolto nel cinema italiano: è un cinema con cui sono cresciuto, ne sono sempre stato un fan. Ho sempre amato i film di Luchino Visconti e Federico Fellini, oltre alla commedia all'italiana: erano film che vedevo fin da prima di diventare attore. Il nostro film, in particolare, ci porta a riflettere su cosa sta accadendo nel mondo: ci mostra che il punto a cui siamo arrivati non dipende da forze esterne, ma proprio da noi, dal nostro operato. Stiamo distruggendo il pianeta, con la nostra incapacità di rispettare l'ambiente, col modo che abbiamo di gestire i rifiuti, e via dicendo; ma ci sono forze che resistono a tutto questo, che denunciano i cambiamenti climatici, il riscaldamento globale, ecc. Sono queste le questioni più importanti adesso. Non possiamo sapere cosa ne sarà del mondo tra 40 anni, ma dobbiamo fare qualcosa ora, prenderci cura del nostro pianeta. Senza la Madre Terra non ci sarebbe niente, né filosofia, né religione, né cinema e né arti. Noi esistiamo in quanto esiste il nostro pianeta.
Michael Madsen: Questa è la mia terza volta a Roma: la prima fu in occasione del Thanksgiving, anni fa, e non ebbi molto tempo per vedere la città; la seconda, invece, fu quando venni a presentare Kill Bill insieme a David Carradine; allora, al contrario, potei girare molto per la città e la trovai bellissima. Mi ritengo fortunato ad essere qui per lavorare: il nostro mestiere ci permette di visitare un gran numero di posti. Probabilmente, non sarei mai venuto a Roma se non avessi fatto l'attore. Il mio paese sta avendo grandi problemi, in questo periodo, e quindi in un certo senso mi fa piacere allontanarmi dai problemi di casa, visitando altri paesi. In Italia, in particolare, avevo sempre desiderato lavorarci. Lo script di questo film è davvero interessante, e trovo molto bello il mio personaggio: da parte mia, ci metterò un po' di humour, invece di farne un semplice ruolo d'azione.
Stephen Baldwin: In italia ci sono alcune delle più grandi star del cinema, è una benedizione stare qui, e avere l'opportunità di receitare in un film come questo. Abbiamo un'ottima crew, che sta facendo un lavoro importante. Ho sempre amato i film che esprimono un certo tipo di speranza e redenzione: il mio personaggio, in particolare, ha proprio queste caratteristiche. Il film mostra la resistenza, quella dello spirito umano che si oppone al male. Questa, dopo I soliti sospetti, è la seconda volta in cui mi è stato proposto un ruolo per telefono, e mi è stato detto semplicemente "Questo è il cast". Quando ho sentito quei nomi, ho pensato subito che questo era un dono venuto dal cielo. Rutger Hauer, poi, mi ha fatto i complimenti per la mia recitazione; ma io l'ho ringraziato per quello che ha fatto, per ciò che hanno significato 25 anni di cinema.
Daryl Hannah: A me piace camminare, in questa città: appena posso mi faccio delle lunghe passeggiate, ieri per esempio ho camminato 8 ore. Sono contenta di stare su questo set, perché qui c'è il meglio di tutto qui: c'è professionalità, e poi ci sono belle pause lunghe per mangiare... ed è inutile che dica che la cucina italiana è la migliore di tutte! Uno dei film che mi hanno fatto appassionare al cinema è stato La dolce vita: ricordo di averlo visto in Grecia, sotto le stelle, e l'atmosfera era magica. Una delle mie attrici preferite è Giulietta Masina: io vorrei somigliare a lei. Se dovessi scegliere un altro paese dove vivere, sarebbe senz'altro l'Italia. Ha una bellezza che è anche varia: basta fare pochi chilometri per cose completamente diverse. E' bello vedere tanta bellezza e differenza in un paese così piccolo.

Venezia 2007: Daryl Hannah
Hannah, la causa ambientalista è sempre stata fondamentale per lei. Il film, a quanto pare di capire, tratterà anche questi temi. Daryl Hannah: È fondamentale che il cinema rifletta temi e questioni che ci riguardano: siamo in una situazione catastrofica, e se non adottiamo subito comportamenti più etici, smettendola di vedere la Terra solo come un luogo da cui attingere risorse, la fine è più vicina. Ci vuole un atteggiamento più etico verso l'ambiente e le altre specie, anche solo per la nostra stessa sopravvivenza, ovvero per un motivo egoistico. Dobbiamo proteggere l'acqua, i terreni, i semi per il cibo: e dobbiamo farlo tutti, a prescindere dal lavoro che facciamo. E' importante che facciamo sentire la nostra voce: per me questa è in assoluto la cosa più importante, l'unica per cui valga la pena battersi. Siamo tutti sulla stessa barca: certo, sono i poteri forti che stanno dettando le regole, ma è importante che noi ci uniamo, altrimenti sarà la fine. Che poi ci si riesca o no, è un altro conto, ma intanto è fondamentale provarci. E' come se vedessimo un bambino che sta per finire sotto un autobus: chiunque si butterebbe e cercherebbe di salvarlo, nessuno direbbe "no, non ci vado, tanto finirà comunque sotto l'autobus". Noi dobbiamo fare la stessa cosa: unirci, alzare la voce e far rispettare i nostri diritti.

Crede che la difficile situazione politica del suo paese sia generalizzabile ad altre nazioni?
Ormai sappiamo che i problemi dobbiamo affrontarli tutti a livello globale, non si tratta più di problemi nazionali: come dicevo, dobbiamo renderci conto che siamo tutti sulla stessa barca. Questo pianeta è ciò che ci fa sopravvivere, ma l'abbiamo portato allo stremo. La politica fa schifo, in questo campo non abbiamo grandi esempi di eccellenza: in misura maggiore o minore, sono tutti corrotti, non sono loro che ci porteranno a risolvere i nostri problemi. Si muovono seguendo il denaro, mentre il modo per affrontare i problemi è far sentire la nostra, di voce. In molti lo fanno, lo so perché lavoro con molte organizzazioni di base, ma dovremmo farlo in misura molto maggiore. Dovremmo capire che il nostro non è solo "potere d'acquisto", non abbiamo potere solo come consumatori: ce l'abbiamo anche come persone, e proprio per questo dovremmo farci sentire.

Di Obama cosa pensa?
Non mi piacciono i politici, in genere. Certo, lui sembra affascinante, apparentemente sembra una persona per bene, ma io non mi fido di nessun politico. Credo che debbano tenere le mani in troppe tasche, difendere troppi interessi: non c'è, attualmente, un vero leader, e questo perché un vero leader dovrebbe avere il coraggio di diventare anche impopolare, se necessario. Nella realtà, mi pare invece che chiunque comandi abbia lo scopo di compiacere i suoi elettori: un vero leader, invece, dovrebbe avere tendenze in qualche modo "suicide", e prendere anche decisioni che lo espongano al rischio di non essere rieletto. Quest'anno, tra l'altro, ricorre il quarto anniversario di quella decisione della Corte Suprema che consente alle grandi corporazioni di investire quantità virtualmente illimitate di soldi nelle campagne elettorali: questo ci dice chiaramente che ora non abbiamo più un governo della gente, ma un governo delle corporazioni.

E su Papa Francesco, che giudizio dà?
Beh, lui ha fatto delle dichiarazioni che certamente hanno portato il papato più vicino al mondo moderno; quindi da questo punto di vista ha fatto cose positive. Ma comunque sono spaventata dalla quantità di soldi e potere di cui il Vaticano dispone: pensare a tanto potere, quando c'è gente che muore di fame e non ha una casa, è una cosa che fa rabbrividire.

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Può dirci qualcosa del suo personaggio?
Interpreto un maggiore dell'esercito, che ha il compito di cercare di catturare un uomo che si oppone al governo. Lei viene da una famiglia di militari, e quindi crede che ciò che fa sia giusto: ma poi si rende conto della corruzione che c'è tra i ranghi dell'esercito, e allora cambia un po' il suo modo di vedere le cose. Sulla carta è un personaggio "cattivo", ma nel corso della storia cambia.

Si vocifera che lei potrebbe essere la prossima Bond girl. Cosa c'è di vero?
Niente! E' solo gossip, sono troppo vecchia per fare la Bond girl. Non ho più l'età: in bikini, poi, non farei certo una bella figura!

Capone, lei come si trova a lavorare con un cast di questo livello?
Alessandro Capone: Ne sono altrettanto onorato. Se fosse un concerto, direi che sto dirigendo un'orchestra di primi violini. Lavoriamo tutti con grande concordia, c'è grande attenzione e amore da parte dell'intero cast; è una bella cosa, specie perché ognuno viene da atmosfere e mondi diversi. Il film è un action movie post-atomico, con dei contenuti precisi: nel sottotesto, ci sono delle critiche rivolte alla situazione attuale del paese, e al mondo economico in genere. Si affronta il tema delle agenzie di rating, e si parla della situazione economica che ci ha portato al disastro.

una foto di Andrea Iervolino, Attore e Produttore Cinematografico
Potete dirci qualcosa di più sulla trama?
Andrea Iervolino: E' un film di genere, che rispetta i criteri del genere fantascientifico, specie quello americano. La storia è ambientata nel 2047, in un contesto in cui la politica mondiale è unita, e c'è un governo unico internazionale. I paesi che si oppongono a questo nuovo ordine vengono distrutti e avvelenati, e la loro vita viene resa impossibile. In quest'ambientazione, c'è un soldato che arriva in uno di questi paesi, e scopre alcune cose. Lo stiamo girando un po' in alcuni teatri, e un po' in location urbane. Molti non lo sanno, ma a Roma ci sono posti che sembrano veri e propri mondi distrutti. Ne abbiamo usato in particolare uno, sulla Prenestina.

Quanto dureranno di preciso le riprese?
Avremo circa 30 giorni di shooting, e poi tante ricostruzioni in teatro, con gli effetti speciali. Di fatto sarà come girare due film. In tutto, il progetto impiegherà circa 4-5 mesi di lavoro: il nostro obiettivo è fare uno screening al mercato di Cannes.

Ma l'ambientazione è proprio a Roma?
No, non c'è un'ambientazione definita. Quella che si vede è Roma, ma potrebbe essere qualsiasi posto nel mondo.

Chi è l'autore del soggetto?
L'idea è di un giovane della mia età, Tommaso Agnese. Ricordo che venne in ufficio e ci raccontò brevemente questa storia: io e Monika ne rimanemmo entusiasti, così gli dicemmo di buttare giù una prima stesura dello script. Lui l'ha fatta in velocità, poi quella prima versione è stata revisionata. La sceneggiatura è firmata da lui e da Luca D'Alisera. Comunque, ci sono state diverse mani che vi hanno contribuito.

Che collegamenti ha la storia col mondo di oggi?
E' una storia molto attuale. Oggi, ci sono oggi varie linee di pensiero sui grandi poteri: spesso si parla di un futuro governo unico internazionale, e noi crediamo che ciò che viene raccontato nel film, con la globalizzazione, possa accadere.

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