La finestra sul cortile

1954, Thriller

Recensione La finestra sul cortile (1954)

"Jeff" Jeffries (Stewart), è un fotoreporter d'azione. Costretto sulla sedia a rotelle da un incidente sul lavoro, che gli ha procurato la frattura della gamba sinistra, passa il tempo spiando col teleobiettivo i suoi vicini di casa.

Francesco Gallo

Siamo tutti voyeurs

La finestra sul cortile è, prima d'ogni altra cosa - prima di essere giallo, thriller, commedia - è un film sul cinema e sullo spettatore. Un film su quella perversione così largamente diffusa ai giorni nostri ed alla quale nessuno può sottrarsi: il voyeurismo.
Dice lo stesso Alfred Hitchcock, intervistato da Francois Truffaut:

"Scommettiamo che nove persone su dieci, se vedono dall'altra parte del cortile una donna che si spoglia prima di andare a letto o semplicemente un uomo che mette in ordine la stanza, non riescono a trattenersi dal guardare? Potrebbero distogliere gli occhi dicendo: 'Non mi riguarda', potrebbero chiudere le loro persiane, e invece non lo fanno, stanno lì a guardare".

"La finestra sul cortile" è altresì un film sul cinema e sugli spettatori, tanti voyeurs nascosti nel buio della sala, curiosi, morbosamente attratti da quello che accade tra i quattro lati di quella finestra illuminata. In un fondamentale saggio sulla psicologia dello spettatore cinematografico, Christian Metz afferma:

Il voyeur ha molta cura di mantenere uno scarto, uno spazio vuoto, tra l'oggetto e l'occhio, l'oggetto e il proprio corpo: il suo sguardo blocca l'oggetto a giusta distanza, come certi spettatori di cinema che stanno bene attenti a non essere né troppo vicini né troppo lontani dallo schermo. Colmare quella distanza significa rischiare di appagare anche il soggetto, di portarlo a consumare l'oggetto (l'oggetto divenuto troppo vicino e che così egli non vede più), di portarlo all'orgasmo ed al piacere del corpo, dunque all'esercizio di altre pulsioni, mobilitando il senso del contatto e mettendo fine al dispositivo scopico.

E ancora, qualche pagina dopo:

Nella sala buia il voyeur si ritrova davvero solo (o con altri voyeurs, il che è peggio), ancora voyeur visto che c'è qualcosa da vedere, qualcosa che si chiama film, ma nella cui definizione entra molto la fuga: non esattamente qualcosa che si nasconde, ma piuttosto qualcosa che si lascia vedere senza farsi vedere, che ha abbandonato la sala prima di lasciarvi, unica e visibile, la propria traccia.

Il voyeurismo in generale e quello cinematografico in particolare, sono al centro di un film così auto-referenziale come La finestra sul cortile. Hitchcock non ne fa assolutamente un mistero. Dall'inizio alla fine il film è una serie di sguardi più o meno peccaminosi sulla vita degli altri. Jefferies, come il più classico dei voyeur, mantiene sempre la distanza da ciò che guarda: lo fa con il binocolo o, ancora più spesso, col teleobiettivo da fotografo. Egli fa un lavoro che ruota attorno al "guardare": non bisogna quindi stupirsi se ciò che fa, per tutto il tempo del film, sia gettare lo sguardo fuori dal suo appartamento, nelle vite che scorrono dinanzi a lui.
Il fotoreporter Jeffries è però, in fin dei conti, un voyeur anomalo: egli non guarda unicamente per una curiosità morbosa, quella di spiare senza essere visto, ma anche e soprattutto per "difendersi" dalla sua stessa vita e, nello specifico, dalla proposta insistente ed allettante di matrimonio che Liza, la sua ragazza, gli avanza in ogni modo. Jeffries è un voyeur che si difende dalla vita e forse, proprio per questo, un personaggio scorretto e vile.
Film sul cinema, ho detto. Sì, perché noi spettatori guardiamo il film proiettato su di uno schermo (finestra), immersi nel buio della sala; perché James Stewart guarda (spia) storie inquadrate da finestre illuminate, nel buio della sua stanza; perché il binocolo ed il teleobiettivo che usa sono altrettante finestre (ellittiche, ma pur sempre finestre) che proiettano storie. Una serie infinita di campi e fuoricampo, una serie di quadri posti l'uno dentro l'altro, come una parete di televisori accesi. Siamo tutt'occhi. Guardiamo, non possiamo sottrarci.
Hitchcock riempie il Film di svariati micro film: ce n'è uno, per esempio, che narra di una coppietta di sposini che fa sesso ininterrottamente dietro il velo di una tenda abbassata, un altro che ci mostra una coppia senza figli, affezionata in modo profondo ad un cagnolino, che è solita dormire sul balcone per evitare il caldo, un altro ancora che parla di una ballerina molto estroversa e ammaliante, di un pianista che da feste piene di donne, di una donna sempre sola che cerca l'amore. Tanti film, messi sullo stesso piano, quello della vita quotidiana. E tra questi, i due film principali: la storia d'amore tra James Stewart e Grace Kelly e la storia dell'omicidio, che ricompatta tutte la altre attorno ad un centro: il cortile.
Non abbiamo che l'imbarazzo della scelta. Basta mettersi comodi e guardare.

Recensione La finestra sul cortile (1954)
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