Seoul Station

2016, Animazione

Seoul Station: gli zombie coreani sono homeless

Il pamphlet animato di Yeon Sang-ho si rivela tanto dolente quanto avvincente, catturando l'attenzione del pubblico grazie ad alcuni riusciti colpi di scena.

Il realismo sociale irrompe con la sua potenza in Seoul Station. Due generi volti per lo più all'intrattenimento come l'horror e l'animazione si fondono in una pellicola cupa, dove la speranza lascia spazio alla critica. Il prequel animato di Train to Busan è uno spaccato sociale in cui i derelitti che vivono ai margini, trovando riparo per la notte nella Stazione Centrale di Seoul, divengono le prime vittime dell'epidemia zombie che si diffonde a macchia d'olio in città. Al regista Yeon Sang-ho non interessa illustrare l'origine del morbo quanto analizzare la reazione dei vari strati sociali coreani in una situazione estrema. Il punto di vista scelto da Yeon è quello dei derelitti. In particolare il regista sceglie di focalizzarsi sulla parabola drammatica di Hye-sun, giovane prostituta sfuggita al suo protettore e a una condizione di semi schiavitù grazie alla relazione con Ki-woong, fidanzato perdigiorno che vorrebbe convincerla a prostituirsi ancora per pagare l'affitto.

Seoul Station: una scena del film d'animazione

Seoul Station si consuma nell'arco di una notte. Il film si apre con un prologo ambientato nella stazione centrale di Seoul, là dove partono i treni per Busan, tra l'altro. La stazione diviene il focolaio dell'epidemia quando un anziano ferito compare tra gli homeless che vi si rifugiano quando cala il sole. Il vecchio sanguina copiosamente dal collo, ma il giovane ben vestito che gli si avvicina per soccorrerlo cambia subito idea dopo aver sentito il cattivo odore che emana. La scena in questione introduce subito il tema attorno a cui ruota il film: il diverso non è il mostro, lo zombie, bensì il povero, colui che è uscito dai binari della società diventando un reietto ed è costretto ad appellarsi alla carità altrui per sopravvivere.

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Tutto in una notte

Seoul Station: una scena del film d'animazione

Seoul Station dichiara il suo debito nei confronti di George A. Romero. L'arco narrativo del film occupa una notte, come La notte dei morti viventi, e gli zombie vengono usati ancora una volta come metafore di una visione politica ben precisa, un massa informe che, con la sua forza dirompente e la rabbia ferina, fa emergere le storture della società. Yeon Sang-ho è impietoso con i suoi connazionali. La sua visione aspra e disincantata lo porta a mettere il dito nella piaga mostrando come anche le figure più empatiche, coloro che si sono messi al servizio degli altri facendone una missione, non sono esenti da egoismo e pregiudizi. "Homo homini lupus" scriveva Thomas Hobbes. Concetto ribadito con notevole energia anche in Seoul Station dove sentimenti primari come la solidarietà e l'altruismo vengono costantemente negati o ridicolizzati.

Seoul Station: una scena del film d'animazione

Coloro che tentano di proteggere gli altri finiscono male, chi prova a intervenire in difesa di un concittadino viene castigato dagli zombie. Solo qualche homeless sembra capace di uno slancio di solidarietà che vada a buon fine come l'uomo che aiuta Hye-sun, rimasta sola dopo una feroce lite col fidanzato, ad allontanarsi dalla stazione centrale infestata di zombie seguendo i binari. Se gli zombie di Romero vagavano in branchi dando l'assalto ad abitazioni o supermercati, stavolta le creature fameliche si concentrano proprio nelle stazioni del treno e della metropolitana, simboli della modernità, dell'automatizzazione e dell'efficienza della Corea del Sud che qui si trasformano in rifugi per derelitti, luoghi di guerriglia e di morte.

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Sulle orme di George Romero

Seoul Station: una scena del film d'animazione

Per buona parte di Seoul Station, Yeon Sang-ho sceglie di sposare lo sguardo ingenuo di Hye-sun. Pur avendo sperimentato la durezza della vita, la ragazza conserva un candore che non le permette di comprendere appieno la situazione in cui si trova catapultata. A farle da contraltare ci pensano il fidanzato e il padre della ragazza, che uniscono le forze per ritrovarla battendo le strade infestate dagli zombie. Seoul Station getta uno sguardo nuovo sugli zombie, filtrati attraverso una cultura che ha importato da occidente questa figura. In tal senso la dimensione horror viene sacrificata a favore della critica sociale. Per far fronte all'emergenza, il governo usa la linea dura sacrificando i propri cittadini, sani o infettati. L'importante è sedare la rivolta popolare rafforzando il potere centrale.

Seoul Station: una scena del film d'animazione

Il pamphlet animato di Yeon Sang-ho si rivela tanto dolente quanto avvincente, catturando l'attenzione del pubblico grazie ad alcuni riusciti colpi di scena. Lo stile essenziale dell'animazione si dimostra efficace sia nel tratteggio dei personaggi che della città, di cui vengono riprodotti alcuni scorci significativi. L'immediatezza visiva amplifica la consistenza realistica del film suggerendo con pochi tratti la natura dei caratteri, i corpi sfatti e gli abiti laceri di chi vive per la strada, quelli solidi e squadrati della polizia o dell'esercito, garanti del potere costituito che poco o nulla possono (o vogliono) fare per proteggere le vittime dell'epidemia. Quando ci si illude di avere ormai il polso della situazione, Yeon Sang-ho spiazza lo spettatore con una nuova svolta narrativa. Dopo gli scontri in piazza tra esercito e popolo, la parte finale del film propone una sorta di confronto a tre tra Hye-sun, il fidanzato e il padre in un lussuoso appartamento. Un finale metaforico calato in un ambiente asettico, quasi sognante, lontano dai rumori della strada e dagli zombie. Un finale che torna a ribadire un concetto già abbondantemente veicolato da George Romero: il vero pericolo non arriva dagli zombie, ma dagli uomini.

Seoul Station: gli zombie coreani sono homeless
Valentina D'Amico
Redattore
3.5 3.5
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