Vampires

2010, Commedia

Recensione Vampires (2010)

Scordatevi i vampiri di Twilight; i discendenti di Dracula che animano il film del belga Vincent Lannoo amano il sangue umano, non si fanno problemi ad uccidere i bambini o gli handicappati, sono promiscui, incestuosi e ninfomani; ma sono anche ironici e divertenti, e per questo riusciamo a guardarli senza quella paura tipica che gli horror incutono.

Sangue (più o meno) vivo

I vampiri esistono, sono attorno a noi; vivono in case bellissime, dormono in bare accessoriate, a volte vezzosamente dipinte, e di notte cercano sangue fresco per rifocillarsi e dimenticare per un secondo la noia dell'eternità. Tra le comunità mondiali, quella belga si distingue per la grande nobiltà dei suoi elementi, famiglie di un certo prestigio, come i Saint-Germain; George, il capofamiglia, Bertha, la devota moglie, e i due figli, Samson e Grace, quest'ultima in piena crisi adolescenziale, visto che si veste ostinatamente di rosa, con la speranza un giorno di ridiventare umana. Di questo allegro gruppo familiare fanno parte anche "la carne", una giovane prostituta che ogni giorno rifornisce di sangue gli abitanti della villa, e due inquilini per nulla amati, relegati per questo in cantina, Elisabeth e Bienvenu, appartenente ad una nobile casata di succhiasangue la prima, ex aiutante di Louis Pasteur il secondo. La vita di tutti viene sconvolta quando Georges commissiona ad un canale televisivo nazionale un documentario che dovrebbe aiutare il pubblico a comprendere meglio chi siano in realtà quelle creature così strane. Dopo due tentativi falliti (i giornalisti sono stati tutti sbranati), il terzo sembra funzionare. La telecamera della troupe tv entra nei meandri di questa società basata su regole ferree, impartite da un leader supremo che è un bambino di otto anni, vampirizzato secoli prima, e svela particolari sconosciuti ai più, assistendo a crisi di nervi degne del Grande Fratello. Chi alla fine, tra vampiri e uomini, abbia davvero compreso qualcosa dell'altro è tutto da vedere.

Una immagine del film VAMPIRES diretto da Vincent Lannoo
Scordatevi i vampiri di Twilight. I discendenti di Dracula che animano (si fa per dire) il film del belga Vincent Lannoo,Vampires, presentato in concorso nel Torino Film Festival, amano il sangue umano, non si fanno problemi ad uccidere i bambini o gli handicappati, sono promiscui, incestuosi e ninfomani. In più sono ironici, divertenti, e per questo riusciamo a guardarli senza quella paura tipica degli horror. Il film, quindi, vive sulle esilaranti freddure dei protagonisti (bravissimo nella sua fascinosa ambiguità Carlo Ferrante nei panni di George), che giudicano gli uomini come animali poco sofisticati, che considerano il temine "prete" come l'insulto peggiore che si possa rivolgere ad anima non viva e che si contendono una preda giocando a "Moon", il nostro Un, due, tre, stella.
Personaggi del genere non possono spaventare, sebbene siano in grado di compiere qualunque atrocità. Sotto questa superficie di apparente leggerezza, che permette di sdrammatizzare anche i momenti più sanguinolenti (la cena in una casa di vampiri non è esattamente un galà), si allude, infatti, anche a tematiche profonde e profondamente disturbanti. Quando vediamo la bellissima bambina bionda imprigionata in un pollaio, in attesa di essere mangiata dai vampiri, non possiamo fare a meno di pensare al mostro di Marcinelle e allo scandalo pedofilia vissuto in Belgio qualche anno fa, trasformato per l'occasione secondo i codici del cinema di genere. Non sono solo queste le stilettate inflitte alla società belga; è lo stesso George a farsi orgoglioso portabandiera della funzione morale dei vampiri, che fanno fuori tutti gli elementi indesiderati, dai barboni, agli africani.

Pierre Lognay nel film VAMPIRES diretto da Vincent Lannoo
Il consueto escamotage del mockumentary, cioè il finto documentario (curiosamente alla base di un altro film in procinto di essere presentato al TFF, L'ultimo esorcismo) riesce bene a creare quella distanza ironica dalla storia raccontata. Fa sorridere sia la richiesta da parte della famiglia Saint-Germain di finire in televisione, neanche fossero dei tronisti, che i numerosi tentativi andati a vuoto per poter realizzare il famigerato documentario commissionato dagli stessi vampiri; ben due troupe (e il braccio di un cameraman) sono state sacrificate per portare a termine il filmato, il tutto scrupolosamente testimoniato dai filmati che vediamo all'inizio. Il film fila liscio, dunque, grazie all'estrema cura nella descrizione dei personaggi; e l'insolito rapporto che si crea tra la troupe e i vampiri diventa funzionale anche per la tensione emotiva di tutta la storia: l'intervistatore riuscirà a vivere, rimanendo umano, o cederà al lato oscuro dell'eternità? Lannoo naturalmente lascia la risposta in sospeso.

Recensione Vampires (2010)
Francesca Fiorentino
Redattore
3.0 3.0
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