Russell Crowe e Un amore per caso

Il divo si è concesso alla stampa romana con due mesi di anticipo rispetto all'uscita italiana del film di Ridley Scott che lo vede protagonista.

Mancano ancora più di due mesi all'uscita italiana del suo ultimo Un amore per caso - A Good Year, sotto la direzione di Ridley Scott, ma Russell Crowe ha approfittato della sua visita romana per incontrare la stampa e promuovere la commedia romantica firmata dall'autore di Blade Runner.
Un ruolo inedito per l'istrionico attore australiano che ha avuto modo di parlare di sé stesso, delle sue scelte come attore e perfino di enologia, consigliando caldamente i prodotti della sua terra, un po' in linea con la trama del suo film. A Good Year racconta infatti di uno spietato e cinico broker londinese improvvisamente trapiantato in un vigneto in Provenza a causa della morte di suo zio. Un'eredità tutt'altro che desiderata almeno fino a quando nella sua vita non entra una donna bellissima.

Mr. Crowe, cosa ci può dire riguardo la morale di questo e il motivo per cui ha scelto di interpretarlo?

Il motivo sostanziale per il quale ho deciso di fare parte di questo film è legato alla persona di Ridley Scott. Io credo che la cosa più importante per fare buon cinema, sia quella di lavorare con grandi registi e Scott è senz'altro uno dei migliori; nonché una persona con cui condivido gusti e senso estetico. E' dai tempi di Il gladiatore che ci siamo ripromessi di lavorare insieme ma purtroppo non ci siamo più riusciti fino a questo film. Inoltre devo dire che mi affascinava il personaggio e la sua forte dimensione umana. E' un uomo di grande successo ma ciò non gli fornisce gioia e ha bisogno di riscoprire la vita e le cose che lo rendono felice. Così quando sceglie di abbandonare la vita precedente resta un privilegiato ma in un contesto in cui i soldi contano molto di meno.

Ma è un personaggio che sente in qualche modo vicino?

Sì, ma per far questo ho dovuto rivedere alcune cose. Quando ho letto la sceneggiatura non tutti mi piaceva, ma siamo passati dalle ventuno pagine su cui diedi l'ok per Il gladiatore alle quarantacinque. Con grande respiro di sollievo di Scott che comune sa bene come sia importante la mia partecipazione nella definizione di un personaggio. Altrimenti non sarei credibile e la cosa si farebbe sentire vedendo il film.

L'ha divertita questa insistenza sulla rivalità tra francesi e inglesi e che idea ha in proposito?

Riguardo a questo devo dire di essere in una posizione di assoluto vantaggio. Da australiano non posso che essere obiettivo su questa rivalità che ho sempre notato con interesse e divertimento. Lavorando e viaggiando per il mondo, conoscendo gente di ogni luogo ho sempre avvertito questo forte contrasto. Eppure nonostante francesi e inglesi non perdano mai l'occasione per darsi contro a vicenda, è indubbio come le loro società e perfino la loro cultura abbiano condividano solidi basi comuni.

Ma questo chiacchieratissimo Gladiatore 2 si farà?

A rigor di logica essendo morto il mio personaggio non ci sarebbe motivo per farne un seguito. Ma essendo a Hollywood non credo poi che questo sia un problema così insormontabile! La realtà è che io e Ridley abbiamo così tanti altri progetti che ci piacerebbe realizzare che non ci viene neanche in mente di girare un seguito e soprattutto escluderei un prequel del film. Questa storia de Il gladiatore 2 a dire il vero viene soprattutto fuori da voi della stampa che ce lo chiedete ossessivamente, ma non è detto che se avremo tempo e le risorse necessarie la cosa non si faccia.

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