Roma Fiction Fest 2014, Focus sulla Turchia, nuova patria delle soap opera

Presentato Kismet, il documentario che svela i retroscena delle lanciatissime soap-opera turche e ci apre le porte di un mondo in continua espansione. In Italia, nel frattempo, il pubblico impazzisce per Il segreto.

Roma Fiction Fest 2014, Focus sulla Turchia,...

Se dovessimo scegliere un solo aspetto che ci spinga a giudicare con favore un qualunque festival, diremmo senza ombra di dubbio che le rassegne internazionali, alcune più e meglio di altre, ci permettono di conoscere la produzione artistica di nazioni distanti, dandoci la possibilità di sbirciare nelle vita di popoli e culture distanti o semplicemente poco note. Ecco perché il Roma Fiction Fest 2014 ha acceso i riflettori sulla Turchia, in particolare sulle sue soap-opera, inserendo questo Focus nell'ambito di un dibattito approfondito sulle sfide proposte dalla fiction a lunga serialità.

La presentazione dell'interessante documentario Kismet, diretto da Nina Maria Paschalidou, incentrato sulla crescita esponenziale che stanno vivendo gli sceneggiati turchi, soprattutto per la loro capacità di infrangere i tabù religiosi, ha introdotto la discussione coordinata dal direttore editoriale di TaoDue, Giorgio Griffagnini, a cui hanno partecipato tra gli altri anche Giancarlo Scheri, Direttore di Canale 5, Luca Milano, vice direttore di Rai Fiction e Josep Cister, direttore della fiction della casa di produzione spagnola Boomerang TV.

Kismet, donne alla riscossa

L'opera diretta da Maria Paschalidou, presentata lo scorso anno all'International Documentary Film Festival di Amsterdam, racconta in maniera semplice, ma estremamente efficace, il rapporto virtuoso che si è instaurato tra le soap opera turche e il pubblico femminile di molte nazioni islamiche. Facciamo la conoscenza di donne, per lo più provenienti dai paesi arabi, dalla Bulgaria e dalla Grecia che, rispecchiandosi nelle vicende delle eroine protagoniste degli sceneggiati più amati, ridiscutono la propria vita, ritrovando ad esempio il rispetto per sé stesse, trovando il coraggio di lasciare mariti violenti e di manifestare il proprio dissenso per una violenza subita. C'è forse ingenuità nel modo in cui raccontano col cuore in mano di quanto siano state ispirate dalle indomite Noor o Fatmagül'ün, eppure un fenomeno del genere non può essere sottovalutato. Se per i detrattori si tratta solo di una veicolo di propaganda, utilizzato per pubblicizzare una certa idea di società, fintamente progressista, gli estimatori vedono in questi prodotti la rappresentazione di figure femminili forti, capaci di valorizzare la loro identità di donne.

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"Si tratta di lavori molto radicati e locali, ma davvero fantastici - spiega Fredrik af Malmborg, della svedese Sparks Network -, nell'ultimo anno il mercato turco è quello che ha fatto segnare la crescita più forte. Ed è un dato da non sottovalutare, soprattutto a fronte del calo di ascoltatori che ha funestato i canali commerciali. Credo sia un modello virtuoso da prendere come esempio, per la capacità di mettere insieme grandi produttori e distributori internazionali. Voi italiani soprattutto dovreste capire che uscire sul mercato estero è fondamentale. Non fossilizzatevi sulle mini serie, lavorate a prodotti più ampi".

La Turchia, un modello da imitare

"Noi non abbiamo fatto nulla per avere successo - ha spiegato Kerem Çatay, Amministratore Delegato di Ay Yapim -, abbiamo cominciato sette anni fa con serie di grande successo che si sono diffuse a macchia d'olio. Siamo stati guidati da una volontà precisa, ovvero conquistare prima il pubblico di casa e poi imporci all'estero. Da noi la concorrenza è altissima, solo poche serie sopravvivono dopo la messa in onda e quelle che si impongono sono le stesse ad avere i migliori risultati fuori dai nostri confini". Tiene per sé quindi la formula vincente di un successo impossibile da non notare. "Penso sempre che a funzionare sia la storia, il conflitto. Se hai questo, il budget passa in secondo piano. In Turchia le serie si girano simultaneamente alla messa in onda e quindi si può cambiare in corsa per assecondare i gusti del pubblico", ha aggiunto.

La Spagna, il segreto di Il segreto

Nella programmazione di Canale 5 è ormai stabile Il segreto, telenovela spagnola che viaggia sui tre milioni di spettatori nella fascia pomeridiana e arriva a quattro nella programmazione in prime time, un concentrato di amori impossibili, fughe rocambolesche, figli strappati alle proprie madri che rappresenta un ulteriore elemento di discussione nel confronto romano. Impossibile non chiedersi se la presenza di un prodotto del genere, creato a basso costo, possa in qualche modo ostacolare la nostra produzione. "Il segreto non ha tolto nulla alla produzione italiana - ha spiegato il direttore di Canale 5, Giancarlo Scheri -, anzi si è aggiunto come ricchezza. In un momento di grande negatività come questo, un'eroina romantica ci permette di rifugiarci in un mondo incantato". Impressione confermata anche da chi al progetto ha duramente lavorato per vederlo nascere. "E' difficile da spiegare la ragione di questo successo - ha spiegato Jorge Diaz di Boomerang - , questa è una serie creata per il pubblico spagnolo. Credo però che sia tutto da ricondurre alla forza della trama, alla bellezza della storia". "Se proviamo a fare un'ipotesi - ha risposto Josep Cister - è una serie che parla di famiglia e questo è un argomento chiave nella cultura italiana".

L'Italia e gli ostacoli da superare

E il Bel Paese cosa ha da offrire dal punto di vista della fiction a lunga serialità? Molto, a giudicare dalle parole dei rappresentanti italiani del panel, ma con delle precisazioni molto importanti. "La crisi ci ha spinti a riconsiderare tutta la produzione televisiva - ha detto Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia -. Siamo riusciti ad incrementare la quantità di scene girate in un giorno, pur rispettando i rigidi paletti produttivi che ci siamo imposti. La lunga serialità ci ha dato e ci darà molto. Se penso che Un posto al sole è servito come trampolino di lancio per Muccino, mi rendo conto dell'importanza di questo genere, che deve essere supportato. Purtroppo, però, noi produttori non siamo in grado di vendere all'estero i nostri prodotti, perché cediamo i diritti ai broadcaster. Ciò non ci permette di trovare risorse alternative. E' questo l'ostacolo da risolvere". "La parola d'ordine è coraggio - ha risposto Luca Milano -, non possiamo dimenticare di aver avuto una grande tradizione nell'ambito della lunga serialità. Oggi la contro programmazione è feroce, probabilmente sono difficilmente replicabili i successi di Un medico in famiglia e Incantesimo, ma si deve rischiare. E l'esempio di opere come Il segreto possono rappresentare una soluzione. Si tratta di prodotti che fanno bene al pubblico e anche all'Europa".

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