Roma 2010, giorno 5: la rete di The Social Network avvolge Roma

A dominare la quinta giornata del Festival è senza dubbio la proiezione di The Social Network di David Fincher, già ampiamente riconosciuto come un capolavoro. Ma il fitto programma odierno comprende anche tre titoli in concorso: l'americano 'Rabbit Hole', l'italiano 'Una vita tranquilla' e l'irlandese 'Five Day Shelter'.

È finalmente giunto al Festival di Roma uno degli eventi senza alcun dubbio più attesi dell'intera kermesse: l'anteprima di The Social Network di David Fincher, monumentale biopic sul fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, su cui già grava l'ambiziosa etichetta di capolavoro. E in questo caso non ci sono davvero obiezioni che tengano: l'opera di Fincher utilizza l'ossatura del film legale (al centro della vicenda vi è, infatti, la doppia causa intentata ai danni di Zuckerberg da parte del suo co-fondatore e da alcuni ex-colleghi di Harvard) per tratteggiare in maniera magistrale il ritratto di un uomo a suo modo geniale, ma prigioniero delle sue frustrazioni; accostabile per certi versi a figure larger than life quali Charles Foster Kane (il riferimento a Quarto potere non è poi così vano) o Howard Hughes. Gran parte del merito è da attribuire alla sceneggiatura perfetta di Aaron Sorkin, che infioretta battute geniali con un ritmo impressionante, e all'interpretazione semplicemente titanica di Jesse Eisenberg. Ma la regia di Fincher, solo apparentemente più dimessa del solito, è talmente sbalorditiva da riuscire a rielaborare in maniera innovativa perfino una semplice inquadratura di campo-controcampo. Unica nota dolente: all'anteprima stampa è stata proiettata una copia con il doppiaggio italiano, cosa che ha suscitato boati tra le fila dei giornalisti.

Nicole Kidman e Aaron Eckhart in una scena del film Rabbit Hole, diretto da John Cameron Mitchell
Il fitto programma della giornata comprende anche ben tre titoli in concorso. Il più atteso è probabilmente Rabbit Hole dell'istrionico John Cameron Mitchell, che torna a Roma dopo il suo precedente Shortbus - Dove tutto è permesso. L'autore si cimenta con un soggetto tratto dal lavoro teatrale di David Lindsay-Abaire, incentrato su una coppia in crisi in seguito alla morte improvvisa del loro figlio. Il tono del film, data la drammaticità del soggetto, è questa volta più dimesso e normalizzato rispetto agli eccessi cui ci ha abituato il regista, che tuttavia non rinuncia del tutto alla sua consueta levità d'approccio. L'impostazione, di marca più teatrale, valorizza inoltre le ottime interpretazioni di Nicole Kidman ed Aaron Eckhart.

Toni Servillo in una scena del film Una vita tranquilla
Grande attesa c'è anche per l'ennesima prova su grande schermo di Toni Servillo, che si cala nel ruolo di un ristoratore campano emigrato in Germania nel film di Claudio Cupellini, anch'esso in competizione, Una vita Tranquilla. L'acclamato attore torna dopo Le conseguenze dell'amore a impersonare un altro personaggio oscuro, vittima di un passato ingombrante, che tenta di rifarsi una nuova vita. La prova registica di Cupellini in questa sorta di crime story si dimostra tutto sommato convincente, ma a imporsi ancora una volta è soprattutto l'ennesima eccezionale performance di Servillo.

Una scena del film Five Day Shelter (2010)
Il terzo titolo in concorso è l'irlandese Five Day Shelter dell'esordiente Ger Leonard, che intreccia i destini di un'umanità disperata, vittima nel corso di cinque giorni di una sequela di sciagure e atti di violenza. Il film si contraddistingue per una composizione estetica estremamente ricercata (in particolar modo per quanto riguarda la granulosa consistenza della fotografia), che però sfocia nell'artificio formale manierista e fine a se stesso, e che in definitiva si dimostra sostanzialmente incapace di empatizzare con i personaggi rappresentati.

Questa giornata di festa riserva poi numerose altre sorprese tra le sezioni collaterali e gli eventi speciali. Merita almeno una fugace segnalazione la conversazione che il maestro Ennio Morricone intratterrà con Antonio Monda, in occasione dell'uscita del suo libro intervista.

una scena di Perfect Blue
In programma poi vi sono gli omaggi postumi a due eccezionali rappresentanti della Settima Arte, l'italiano Corso Salani e il giapponese Satoshi Kon, genio dell'animazione tragicamente scomparso che sarà ricordato con la proiezione del capolavoro d'esordio, il complesso Perfect Blue. Tra gli appuntamenti più curiosi vi è poi il bizzarro documentario The People vs. George Lucas, incentrato sull'ira funesta dei fan duri e puri di Guerre Stellari, che si scagliano contro il suo creatore, reo di avere stravolto la mitologia originale del suo universo fantasy.

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