Ritmo sbilenco - Un filmino su Elio e le Storie Tese

2016, Documentario

Ritmo sbilenco: Elio e le storie tese verso l’eterno fanciullino

Il documentario collettivo coordinato da Mattia Colombo è un lungo e scrupoloso dietro le quinte. Alla scoperta degli uomini che compongono una delle band italiane più apprezzate e longeve degli ultimi 30 anni.

Ritmo sbilenco - Un filmino su Elio e le Storie Tese: un'immagine del documentario

Milano. Un cinquantenne ritorna per la prima volta nel liceo dove ha studiato da ragazzo. Dovrà ascoltare le performance musicali di vari studenti che lo accolgono con un bel sorriso stampato in faccia, pronti ad accaparrarsi il doveroso selfie di turno al suo fianco. Il signore è sorridente, emozionato, disponibile con tutti, poi stronca tutti dicendo: "Sono spocchioso". L'ex alunno è il cantante Elio (nome d'arte di Stefano Belisari) e la sua battuta sarcastica condivisa con questi liceali svela il carattere di un'intera band. Elio e le Storie Tese suonano una cosa ma te ne vogliono dire un'altra, travestono la loro pungente ironia da canzonette, dissimulano e giocano di continuo con note, ritornelli e tormentoni.

Ritmo sbilenco - Un filmino su Elio e le Storie Tese: Elio e Faso un'immagine del documentario

Se siete amanti di questi insoliti spartiti,Ritmo sbilenco - Un filmino su Elio e le Storie Tese è docu-film che fa per voi. Sostenuto dallo IED di Milano e dal cinema Anteo, il documentario coordinato da Mattia Colombo è il frutto di un lavoro collettivo lungo sei mesi, realizzato da undici film-maker che hanno seguito tutti i componenti della band nata nel 1980. E se il titolo del film è lo stesso di una recente loro canzone (inserita nell'ultimo album Figgatta De Blanc), il sottotitolo è la chiave: "un filmino su Elio e le Storie tese". Il segreto per diventare grandi, forse, è ridimensionarsi di continuo, senza mai prendersi davvero sul serio.

Le storie oltre Elio

Ritmo sbilenco - Un filmino su Elio e le Storie Tese: un'immagine tratta dal documentario

Il buon rock progressivo insegna ad essere imprevedibili, a fuggire dalle regole fisse, a fare della citazione un'esigenza postmoderna. Ritmo sbilenco impara la lezione e abbandona dalla prima inquadratura la struttura canonica del documentario narrativo. Qui non si racconta una storia; nessun accenno alla fondazione, alla carriera, alle motivazioni, nessuna dichiarazione diretta. Il documentario sbircia tanti dietro le quinte, degli artisti e degli uomini, dei musicisti e dei padri. Attraverso una regia scrupolosa, attenta a collocarsi dietro leggii, porte socchiuse, teste di spettatori, il film spia sessioni di prove, l'attimo prima del grande concerto o del Festival di Sanremo, coglie tanti momenti talvolta banali, ma significativi perché capaci di rappresentare un'intesa spontanea anche attraverso qualcosa di artefatto come una cinepresa invadente. Grazie a questa prospettiva discreta ma scrupolosa, viene fuori una pacata, allegra combriccola di persone che amano e conoscono la musica e, in quanto tali, sono in grado di scomporla. Quella di Elio e le Storie Tese è meta-musica, è arte sonora dove si fa sberleffo acuto di ogni dogma. Per questo il lavoro di Colombo si allinea e si frammenta, e lo fa anche per ritrovare equilibrio nella narrazione del gruppo. In quanto cantante e leader sovraesposto, Elio è sempre stato (come succede sempre) il membro più noto, così lo sguardo viene ampliato anche ai sorrisi, ai dubbi e le passioni di Faso, Rocco Tanica, Cesareo, Meyer e Jantoman. Accomunati anche da qualcosa che va al di là della musica. O ne è semplicemente parte fondamentale.

Eterni studentessi

Ritmo sbilenco - Un filmino su Elio e le Storie Tese: un'immagine di un live del gruppo tratta dal documentario

Sopra le righe per cantare tra le righe, questi musicisti sono dei personaggi perfetti già così come sono. Allora Ritmo sbilenco decide di cambiare tono e li normalizza di continuo. Ci porta nelle loro case, ci fa ascoltare le loro cene in giardino e ci mostra la loro complicità magica perché sottintesa. Tra loro non c'è bisogno di grasse risate e rumorose pacche sulle spalle, ma bastano sguardi fugaci, sorrisi accennati, cenni del capo. Tutti elementi sottolineati da immagini attente a questa sinfonia di intenzioni, a questo orecchio unico sul mondo della musica e non solo. Non solo perché c'è un altro fattore comune che unisce tutti i componenti della band sgangherata: il gioco. Tra negozi di giochi da tavolo, videogame, partite di baseball e macchine telecomandate, ognuno di loro si avvinghia ad una dimensione di necessaria spensieratezza che sembra quasi benzina per il loro guizzo creativo. Alimentandosi a vicenda in questa dimensione ludica comune, i membri di Elio e le Storie Tese continuano (e continueranno) a cantare della musica stessa, del nostro modo di ascoltarla e di fischiettarla. Ora che li abbiamo anche visti, sappiamo quali sono le regole per salire a bordo del loro instancabile girotondo.

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Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
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