Ricordando Robert Altman a Venezia 2014

Al Festival di Venezia abbiamo incontrato Ron Mann, autore del bellissimo documentario dedicato a Robert Altman, insieme alla vedova del regista e all'attore Michael Murphy: ecco il resoconto completo della nostra meravigliosa conversazione, fra curiosità e aneddoti sul leggendario regista americano.

Altman

2014 – Documentario
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Una fra le proiezioni più interessanti della 71° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, una di quelle in grado di far palpitare ogni vero cinefilo, è senza dubbio Altman, il toccante omaggio-documentario realizzato dal regista canadese Ron Mann attorno alla figura del leggendario Robert Altman, autore di opere rivoluzionarie e di capolavori indimenticabili del calibro di MASH, I compari, Il lungo addio, Nashville, I protagonisti, America oggi e Gosford Park (ma l'elenco dei suoi grandi film sarebbe infinitamente più lungo).

Autore controcorrente e dall'imprescindibile influenza, non solo nel panorama della New Hollywood, Robert Altman è stato uno dei pochissimi registi a conquistare i massimi trofei dei tre principali festival del mondo: la Palma d'Oro a Cannes nel 1970 con MASH, l'Orso d'Oro a Berlino nel 1976 con Buffalo Bill e gli Indiani e il Leone d'Oro a Venezia nel 1993 con America oggi, oltre ad aver ricevuto un Golden Globe nel 2001 per Gosford Park e l'Oscar alla carriera pochi mesi prima della sua scomparsa, nel novembre 2006. Altman sarà il film d'esordio per la nuova distribuzione di MYmovies.it, in collaborazione con Feltrinelli Real Cinema, e approderà nelle sale italiane ad ottobre, per poi essere trasmesso su Studio Universal a febbraio, in occasione del 90° anniversario dalla nascita di Robert Altman.

Una bella immagine di Robert Altman sul set

Alla Mostra, in occasione della presentazione del film nella sezione Venezia Classici, abbiamo avuto il grandissimo piacere di incontrare il regista Ron Mann in compagnia di Kathryn Reed Altman, moglie di Robert fin dal 1959, e di Michael Murphy, uno degli attori favoriti di Altman, che lo diresse in numerosi film (fra cui Nashville) e lo ingaggiò come protagonista di Tanner '88, un geniale pseudo-documentario televisivo a episodi per la HBO che nel 1989 valse ad Altman l'Emmy Award come miglior regista. Ed è proprio il 76enne Murphy ad accoglierci con un caldo sorriso e a dare inizio a questa bellissima intervista, che ha avuto piuttosto il sapore di una conversazione vivace ed amichevole fra un gruppo di appassionati che avrebbero trascorso volentieri l'intero pomeriggio parlando di cinema.

Ritorno a Nashville

Signor Murphy, ci farebbe piacere cominciare questa intervista parlando di Nashville, uno dei numerosi film per i quali ha collaborato con Robert Altman: quali sono i suoi ricordi della realizzazione di un'opera così particolare, girata in una città che era come un unico, gigantesco set e con ben ventiquattro personaggi principali?

Michael Murphy

Michael Murphy: Oh, è stato meraviglioso! Vorrei raccontarvi alcuni aneddoti al riguardo... un giorno Bob mi ha telefonato e mi ha detto: "Murphy, il 15 luglio iniziamo a girare un nuovo film, ma per il 4 luglio faremo una festa a Nashville". Sono andato a questa festa, e tutti noi, il cast e la troupe, eravamo alloggiati su due interi piani di un motel, e poi siamo rimasti insieme per dieci giorni, prima dell'inizio delle riprese, imparando a conoscerci. Al termine di quei dieci giorni eravamo diventati tutti quanti amici, e questo ha contribuito alla riuscita del film, perché Nashville è composto da una serie di storie intrecciate fra loro. Non facevamo mai prove prima di girare; Bob ci disse: "Siete liberi di improvvisare con i vostri personaggi, a patto che non mi annoiate, altrimenti la macchina da presa si sposterà su un altro personaggio". È stata un'esperienza davvero... altmaniana! E tutto è nato da un diario scritto da Joan Tewkesbury, che aveva sceneggiato Gang: Bob le disse di recarsi a Nashville e di scrivere tutto ciò che le capitava, e lo script si è evoluto a partire da questo diario. È stato un film molto piacevole da girare; ricordo che sul set ho avuto delle conversazioni interminabili con Geraldine Chaplin.

Altman e l'Oscar alla carriera

All'interno del documentario viene mostrata anche la consegna dell'Oscar alla carriera ad Altman: cosa ha rappresentato per lui ricevere un riconoscimento così importante?

Mery Streep, Robert Altman e Lily Tomlin

Kathryn Reed: L'Academy glielo aveva già proposto un paio di volte, ma lui aveva rifiutato dicendo: "È un premio per vecchietti, e io non ho ancora finito di lavorare!". Alla fine ha accettato, perché aveva appena finito di girare Radio America e mi disse: "Se durante la consegna mostreranno delle clip del film sarà una buona pubblicità". Meryl Streep e Lily Tomlin furono felicissime di essere coinvolte nella presentazione dell'Oscar alla carriera. Bob non mi aveva detto che quella sera avrebbe parlato del suo trapianto di cuore: aveva mantenuto il segreto per undici anni, ma ormai non era più un problema parlarne, mentre prima era diverso perché rischiava di essere stigmatizzato e di non poter più lavorare. Benché non abbia avuto lo stesso valore di un Oscar ottenuto grazie a una candidatura, il premio alla carriera è stato comunque un onore davvero speciale per lui.

È stato bellissimo rivedere quella scena all'interno del film.

Michael Murphy: Non è stato meraviglioso quando Bob si è rivolto a Kathryn durante il suo discorso? E Lily e Meryl Streep, sono state strepitose!

Kathryn Reed: Quel pomeriggio Bob era salito sul palco per il sound check prima della cerimonia, e in quell'occasione disse a Meryl: "Stasera, quando sarete sul palco, continuate a parlare a vanvera anche dopo aver finito le vostre battute!". E infatti poi durante la presentazione si sono messe a parlare senza sosta...

Michael Murphy: E il pubblico le ha adorate!

Parola d'ordine: altmaniano

Una foto di Ron Mann

Signor Mann, come ha avuto inizio il progetto di questo documentario?

Ron Mann: Ho incontrato Kathryn e Michael in Italia nel novembre 2011, durante la retrospettiva dedicata a Robert Altman al Festival di Torino. La lavorazione del film è iniziata l'estate successiva, quando mi sono recato all'Università del Michigan, dove sono conservati gli archivi con i materiali appartenuti a Bob, e ho passato lì tutta l'estate: c'era un'enorme quantità di materiale. Inoltre Kathryn nel corso degli anni aveva raccolto numerosi documenti, fotografie e filmati casalinghi... molti registi non hanno opportunità del genere.

Kathryn Reed: Ho iniziato a collezionare questi materiali da quando io e Bob ci siamo sposati, nel 1959. Si tratta esclusivamente di documenti sulla nostra famiglia, e hanno funzionato benissimo per il film di Ron.

Ron Mann: Adoro la simmetria di questo progetto: l'idea ha avuto origine in Italia, e adesso il film ha la sua première qui in Italia.

Signor Mann, nel suo documentario ci si interroga più volte sul significato dell'aggettivo "altmaniano": lei personalmente cosa intende per altmaniano?

Ron Mann: Per me significa un cinema indipendente ed eroico; ma ciascuno gli ha attribuito un diverso significato, in base alla propria esperienza con Bob. Il motivo della mia risposta è che il cinema di Altman ha influenzato tantissimo il cinema di molti registi indipendenti: lui ha inventato una forma di cinema. Ed è stato un cinema eroico, perché andava contro lo status quo e le convenzioni. Bob fu licenziato dalla televisione perché ha avuto il coraggio di assumersi dei rischi.

Qual è stata la relazione fra Robert Altman ed altre forme d'arte, in particolare la musica, molto presente nei suoi film?

Ron Mann: Credo che Bob girasse i suoi film come se fossero delle sessioni di jazz, con grandi ensemble di attori che "suonavano" insieme.

Kathryn Reed: C'è una donna, una docente dell'Università del Wisconsin, di cui non ricordo il nome, che ha scritto un libro dedicato interamente alla musica nei film di Bob: penso che gli avrebbe fatto molto piacere, perché lui amava la musica.

Il nostro film preferito

Robert Altman è un regista molto particolare: se sai apprezzare i suoi film, finisci per sviluppare un'autentica adorazione per il suo cinema. Personalmente, il film che mi ha fatto innamorare alla follia di Altman è stato Nashville: nel vostro caso, qual è il suo film che amate maggiormente?

Donald Sutherland e Elliott Gould in MASH

Ron Mann: MASH. Prima di MASH, la commedia era completamente diversa: Walter Matthau e Jack Lemmon, Rock Hudson e Doris Day, oppure le parodie di Jerry Lewis. Con MASH, all'improvviso la commedia divenne sovversiva e politica. Bob era un regista controcorrente, e MASH è stato realizzato in maniera del tutto anticonvenzionale e coraggiosa, proprio all'inizio del periodo della New Hollywood.

Kathryn Reed: Questa domanda mi viene rivolta spesso, e veniva rivolta pure a Bob. E io rispondo, come rispondeva anche lui, che il mio film preferito è quello che ha più bisogno d'aiuto. I film più difficili da girare erano sempre i nostri preferiti.

La locandina di Nashville

Michael Murphy: Io sono d'accordo con te su Nashville, è ancora attualissimo! In occasione del venticinquesimo anniversario dalla sua uscita siamo andati ad una proiezione speciale organizzata dall'Academy, ed è stato incredibile constatare quanto il film fosse profetico: il terzo partito, l'assassinio di una celebrità, come quello di John Lennon... L'altro mio preferito insieme a Nashville è I compari. A questo proposito, per le musiche de I compari Bob chiamò Leonard Cohen, che aveva appena visto Anche gli uccelli uccidono.

Kathryn Reed: Il primo album di Leonard Cohen, Songs of Leonard Cohen, uscì nel 1967; all'epoca io e Bob vivevamo ancora in California, e ascoltavamo molto spesso quel disco. Così Bob, mentre lavorava al montaggio di Anche gli uccelli uccidono, chiamò Leonard Cohen, che si trovava a New Orleans. Cohen gli rispose: "Sei stato tu a dirigere Anche gli uccelli uccidono? Io e la mia fidanzata l'abbiamo visto ieri sera". Così accettò che le sue canzoni fossero utilizzate nella colonna sonora de I compari. In seguito Bob usò una canzone di Leonard, Bird on a Wire, anche nel film Un matrimonio.

Signora Altman, com'è stato per lei vivere accanto ad un uomo così devoto al proprio lavoro?

Kathryn Reed: È accaduto tutto in maniera molto naturale. Bob amava il proprio lavoro, e non soffriva a lungo per gli eventuali insuccessi: la sua mente era sempre concentrata sul suo prossimo progetto. Essere sposata con lui è stato eccitante, in ogni singolo istante.

Lei visitava spesso i set dei suoi film?

Kathryn Reed: Sempre! Il set per noi era come una casa. Guardavo spesso i giornalieri insieme a lui.

Michael Murphy: Kathryn è un po' modesta, ma in realtà lei è stata una grande, grande parte di quella sorta di "famiglia" che si creava sul set. Facevamo una festa ogni sera, e lei si occupava di organizzare tutto.

Kathryn Reed: Però ha funzionato bene. Un film citato raramente è La fortuna di Cookie: fu girato in una cittadina del Mississippi, Holly Springs. La città era davvero piccolissima, e gli abitanti hanno accettato di farci spazio nelle loro stesse case per permetterci di girare il film... e lo hanno fatto con gioia! Bob teneva moltissimo a ciascuno dei suoi attori, voleva farli sentire a loro agio: Glenn Close, per esempio, ama andare in bicicletta, e ogni mattina percorreva in bici le vie di Holly Springs, mentre noi la salutavamo dal portico. Questa atmosfera calda e familiare ha contribuito alla riuscita del film: è un esempio tipico di come Bob amava lavorare.

Michael Murphy: Ed è così raro! Questo tipo di comportamento da parte di un regista è molto, molto raro...

Robert Altman sul set del film Radio America
Ricordando Robert Altman a Venezia 2014
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