Recensione Words and Pictures (2013)

Dopo essere stato presentato in anteprima a Toronto nel 2013 e successivamente in vari altri film Festival, esce anche in Italia l'opera del regista australiano Fred Schepisi. Una storia d'amore tra due insegnanti ambientata in una scuola del Maine, sullo sfondo di una diatriba intellettuale tra il linguaggio delle parole e quello delle immagini.

Recensione Words and Pictures (2013)
Words and Pictures

2013 – Commedia
3.3 3.3

Jack Marcus (Clive Owen) è un insegnante d'inglese alla Croyden Preparatory School nel Maine. Fiero ed appassionato, si batte affinché i suoi studenti preoccupati solo del loro profilo social e dei voti di ammissione, recuperino la consapevolezza della parola scritta e del suo potere evocativo. Ex scrittore prodigio, è però in piena crisi creativa, non pubblica da anni e affoga le sue frustrazioni nella vodka che ultimamente scorre più dell'inchiostro, con la sua condotta non irreprensibile che mette a rischio il suo stesso lavoro.

Dina Delsanto (Juliette Binoche) è la nuova insegnante di arti creative, anche lei con un passato di successi come pittrice d'avanguardia, ora alle prese con una grave forma di artrosi che ne condiziona il lavoro e l'esistenza. Per lei, al contrario, non bastano mille parole che siano capaci di descrivere quello che può invece una sola immagine. I due insegnanti si incontrano, si scontrano, si stuzzicano e flirtando si provocano: le loro schermaglie diventano ben presto una vera e propria tenzone tra il potere della parola e quello delle immagini che coinvolge l'intera scuola e tutti gli studenti, ma soprattutto sembra far rinascere in entrambi stimoli perduti nei confronti della vita.

Cuore e cervello

Words and Pictures: Juliette Binoche bacia appassionatamente Clive Owen in un momento del film

Torna a dirigere un film per il grande schermo il regista australiano Fred Schepisi a dieci anni di distanza da Vizio di famiglia, dramma familiare prodotto e interpretato da Michael Douglas che recita insieme al padre Kirk e a tre generazioni della sua famiglia. Molto attivo negli anni '80 e '90, capace di passare con disinvoltura dalla commedia sentimentale al dramma, la produzione cinematografica di Schepisi è diventata meno prolifica negli ultimi anni, dove si è dedicato anche al piccolo schermo con la premiata miniserie HBO Empire Falls - Le cascate del cuore. Una filmografia all'insegna della duttilità, dove la capacità di indagine tra le pieghe dell'animo umano unita alla capacità di leggerezza ed eleganza, lo rendono evidentemente il regista adatto per mettere in scena questo Words and Pictures, commedia sentimentale agrodolce sullo sfondo della dicotomia tra immagini e parola, una storia d'amore tra cuore e cervello che tenta di smuovere le emozioni tanto quanto l'intelletto.

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Linguaggi diversi, stessa essenza

Words and Pictures: Juliette Binoche in una delle prime immagini del film

Schepisi in effetti dirige con mano equilibrata ed evidentemente esperta una dramedy molto più classica e convenzionale di quanto non sembri, che si eleva oltre la media e lo stereotipo grazie alle performance dei due attori e ai dialoghi brillanti di cui è infarcita la sceneggiatura di Gerald DiPego. I riferimenti artistici e letterari che animano la diatriba parole contro immagini, conferiscono una connotazione e un carattere seduttivo pseudo-intellettuale a quella che in fondo è una classica parabola di ritorno alla vita di due anime perse, in crisi di identità oltre che di ispirazione. Due opposti solo all'apparenza antitetici che si attraggono perché si ritrovano ad essere molto simili nel loro isolamento e nel loro dolore quotidiano, che insieme si compensano e si migliorano innamorandosi, proprio come i due linguaggi che il film mette a confronto in una perfetta metafora: l'immagine e la parola che trovano la loro massima capacità espressiva nel momento in cui si fondono trovando la loro essenza espressiva che li accomuna oltre le differenze.

Tra arte e amore

Words and Pictures: Juliette Binoche intenta a dipingere in una scena del film

Tra linguaggio ricercato, giochi di sillabe, personaggi sofisticati e intelligenti che si seducono stuzzicandosi, riferimenti e citazioni tra Pollock e Ian McEwan, il film diventa un monito sull'importanza dell'arte e dell'amore per l'arte in ogni sua forma come strumento di elevazione. Word and Pictures si fa apprezzare forse più di quanto meriti: accattivante e ben congegnato tanto nella sua componente parlata quanto in quella visiva (tanto per rimanere in ambito di dicotomia tra parole e immagini... ma in fondo non è di questo che è fatto il cinema?), grazie all'ambientazione e alle luci del Maine che ne attenuano i vari difetti. Grosso merito va anche e soprattutto agli attori che sporcano a sufficienza i loro personaggi tanto da renderli più veri e credibili: stropicciato e irritante lui, burbera e sarcastica lei, entrambi sufficientemente antipatici per evitare il rischio di risultare finti e rimanere intrappolati nel cliché. Juliette Binoche dipinge oltre che recitare e sono suoi i lavori di Dina Delsanto nel film: il suo coinvolgimento nel ruolo e palpabile e il suo feeling con Clive Owen è una delle cose migliori del film. Nella battaglia tra parole e immagini alla fine naturalmente né vincitori né vinti, ma quello che mette d'accordo tutti e che ci salva da noi stessi è come sempre l'amore.

Words and Pictures: Clive Owen con i suoi studenti in una scena del film

Conclusione

Una film che si fa apprezzare probabilmente più di quanto meriti, diretto da un regista esperto capace di dosare commedia e dramma con la giusta leggerezza e interpretato da due attori coinvolti e credibili che elevano il film oltre lo stereotipo. Dietro la diatriba tra parole e immagini, ci sono un linguaggio sofisticato e riferimenti artistico letterari che ammantano di seduzione pseudo-intellettuale una commedia romantica più classica di quanto sembri ma che riesce comunque ad emozionare.

Alessandro Antinori
Redattore
3.0 3.0
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