Recensione Waves (2012)

Liberamente ispirato a un racconto di Robert Louis Stevenson, Waves è un atipico noir ad ambientazione marittima, esordio nel lungometraggio del fotografo e videoartista Corrado Sassi.

Onde in nero

Andrea, Riccardo e Gabriele prendono il mare in barca a vela, diretti verso le coste greche. Andrea e Riccardo sono amici di lunga data e conoscono il reale scopo della spedizione, mentre Gabriele, al suo primo viaggio con loro, e reclutato per le sue conoscenze nautiche, ne è all'oscuro. Durante il viaggio, l'iniziale clima rilassato cede sempre più il posto a una palpabile tensione, mentre l'atteggiamento di Andrea verso Gabriele si fa sempre più aggressivo e dispotico. Le cose peggiorano ulteriormente quando i tre prendono con sé una misteriosa donna, a suo dire fuggita dalla barca del marito perché stufa della sua dipendenza dal gioco d'azzardo. La meta del viaggio si avvicina sempre più, e con essa un'inevitabile resa dei conti per i tre uomini...

Presentato in anteprima nella sezione Prospettive Italia del Festival di Roma, Waves è un atipico noir ad ambientazione marittima, esordio nel lungometraggio del fotografo e videoartista Corrado Sassi. L'ispirazione è alta e ambiziosa: un racconto di Robert Louis Stevenson intitolato Il riflusso della marea, liberamente adattato e portato a un'ambientazione contemporanea. Tutto è sospeso, nel film di Sassi, come fissato e immobilizzato in un tempo messo tra parentesi: la barca, il mare tutto intorno, i tre uomini e i loro progetti. Un tempo fuori dal tempo, quello del viaggio che trasforma l'individuo, o che ne svela, in questo caso, l'anima e gli autentici scopi. La natura di ente di mutamento del viaggio, il suo potere di trasformare le persone, è qui declinato in chiave nera: se Andrea rivela, gradualmente, la sua anima malvagia, Riccardo cede all'amoralità dell'amico e Gabriele perde una sua personale innocenza, facendosi corrompere dall'avidità che è stata base della spedizione.
L'elemento più interessante del film è proprio la dilatazione dei tempi di quello che, sulla carta, poteva essere un semplice thriller: l'atmosfera è densa, liquida, il passare dei giorni è scandito dalle linee di tensione sempre più forti tra i tre protagonisti (e in seguito tra loro e la donna) man mano che la sconosciuta meta si avvicina. Non succede molto, nel corso della spedizione, almeno non prima dell'apparizione della donna; il salire della tensione è giostrato soltanto attraverso i dialoghi, attraverso i quali i personaggi si svelano all'occhio dello spettatore, e fanno sprigionare il potere drammatico della vicenda. La regia, così, mette quasi del tutto da parte i virtuosismi, limitandosi a puntare sul timore generato dall'immensità delle distese d'acqua che circondano i protagonisti, riprese quasi sempre di giorno. La stessa morte violenta, quando arriva, è filmata in modo piano, senza soluzioni di regia particolari, con una consapevole rinuncia a qualsiasi effetto shock.
Molto dell'impatto di questo Waves, così, si basa sulle interpretazioni dei protagonisti Luca Marinelli, Francesco Di Leva e Andrea Vergoni, abbastanza efficaci nei rispettivi ruoli, anche se sofferenti di un eccessivo schematismo in fase di scrittura. Pare poco credibile, in particolare, la figura di un Gabriele che per tre quarti della trama mostra un'ingenuità disarmante, salvo poi mutare in modo sostanziale nei minuti finali. La voluta lentezza della narrazione non è così riscattata da una costruzione dei caratteri che permetta l'identificazione, e la partecipazione emotiva al dramma: il film, nei suoi 80 minuti, trasmette una chiara sensazione di freddezza, forse voluta ma non per questo meno stonata nel contesto di un noir psicologico come questo. Il modello cinematografico evidente, nonché dichiarato dallo stesso regista (il Roman Polanski de Il coltello nell'acqua) resta molto lontano, anche se rimane apprezzabile, da parte del regista, lo sforzo di raggiungere la suspence (prevalentemente) attraverso le dinamiche psicologiche e il non detto tra i personaggi.

Movieplayer.it

3.0/5