Recensione Tutto molto bello (2014)

Secondo film da regista per l'attore livornese che questa volta prova a raccontare l'inadeguatezza di un giovane futuro padre, alle prese con una situazione più grande di lui e con una serie di catastrofici incontri.

Recensione Tutto molto bello (2014)
Tutto molto bello

2014 – Commedia
1.4 1.4

Fiocco azzurro in casa Pacili. Giuseppe e la sua dolce metà Anna stanno per avere il loro primo figlio. Ad essere precisi, i due non sono ufficialmente una coppia; dopo un primo, fulminante, amplesso nel negozio di scarpe dove la ragazza lavora, la successiva gravidanza ha scombinato i piani della nascente relazione. Soprattutto perché Giuseppe, severissimo impiegato dell'Agenzia delle Entrate, ha multato il futuro suocero, costringendolo a pagare allo Stato oltre 90 mila euro. Tutto perduto? Neanche per idea, perché Giuseppe prova davvero qualcosa per la donna e sente di doverle essere vicino in questo momento delicato.

In ospedale, ad un passo dal delirio e da un parto che porta con sé paure e preoccupazioni, Giuseppe conosce Antonio, un altro futuro papà che lo irretisce coi suoi discorsi strampalati e gli atteggiamenti folli. Un banale viaggio alla ricerca delle ecografie di Anna, diventa per i due uomini un'Odissea senza fine, con tappe in una pizzeria igienicamente non consigliata, in una bisca clandestina e nella villa di un emiro innamorato dei sosia. A questo viaggio si uniscono anche altri compagni, tutti pazzi, un cantante innamorato di Pupo, uno psicopatico, e la bella segretaria e interprete dello sceicco, una madre single costretta per cause di forza maggiore a vivere una vita stravagante. Intanto la cicogna si avvicina...

La regola di Ruffini

Tutto molto bello: Paolo Ruffini con Niccolò Senni e Frank Matano in una scena del film

Nato a Livorno, classe 1978, Paolo Ruffini possiede quell'acume e quella sottile perfidia dei toscani; ha il volto pulito di un ragazzino, anche se ragazzino non è più, e il temperamento di un guascone, caratteristica, questa, che lo ha portato in carriera a battere i territori della commedia. Tanta gavetta in televisione, la partecipazione alla nuova generazione dei cinepanettoni, fino al 2013, anno del debutto alla regia con Fuga di cervelli. Le critiche gli piovono addosso da ogni parte, ma il risultato del botteghino è strabiliante, oltre sei milioni di euro. In pratica, la garanzia a proseguire l'esperimento ancora per qualche tempo. A solo un anno di distanza, Ruffini si mette di nuovo alla prova con un film nato da un'idea di Giovanni Bognetti e sceneggiato con Marco Pettenello e Guido Chiesa.

Tutto molto bello: Frank Matano con Paolo Calabresi e Nina Senicar in una scena

Tutto molto bello nasce con il proposito di parlare di bontà e felicità, due concetti spesso tralasciati nel nostro mondo frenetico. Un nobile, anzi nobilissimo, scopo, quindi, che tuttavia non riesce a trasformarsi in un'opera compiuta. Tentare di articolare un discorso critico su un lungometraggio del genere rischia di essere un esercizio inutile. A chi gioverebbe infatti un'analisi puntuta e dettagliata su di un prodotto che aspira a soddisfare un pubblico con basse pretese, che spinge a sorridere davanti a battute scontate, sogghignando davanti ad un gioco di parole nemmeno troppo fantasioso? Tuttavia possiamo e dobbiamo provare a tracciare qualche linea guida, anche per tentare di comprendere le ragioni profonde di un mezzo disastro.

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Riso, sorriso, mi viene da ridere...

Requisito fondamentale di una commedia è la capacità di far ridere. Per realizzare questo obiettivo si possono utilizzare diversi mezzi. Si può scegliere un approccio elementare, con botte in testa e bucce di banana (la risata ci scappa sempre) o uno più sofisticato, con situazioni ai limiti del paradossale, intrise di fine umorismo (solo per cineasti esperti). La terza via è quella dell'improvvisazione totale, ovvero un attore geniale davanti ad una macchina da presa diligente e silenziosa (solo per attori geniali, appunto). In mancanza di questi tre cardini, la sfida per un autore che voglia far divertire il pubblico diventa sempre più difficile. Credeteci, quindi, se vi diciamo che non c'è alcun pregiudizio nei confronti dei film cosiddetti leggeri, primo perché amiamo alla follia la commedia, secondo perché anche le produzioni più popolari, più terra terra, hanno un ruolo di primissimo piano nella storia del nostro cinema. Proprio per questo ci sentiamo disarmati da un film che non riesce a svilupparsi in alcuna direzione. Ruffini, spiace dirlo, in questo frangente non fa ridere quasi mai, la sua storia ha una struttura poco coerente e i suoi personaggi sono delle affabili macchiette che ripetono sempre lo stesso canovaccio.

Tutto molto bello: Paolo Ruffini con Nina Senicar, Frank Matano e Chiara Francini in una scena del film

La bella, la popstar, lo psicopatico e lo sceicco

Non è certo il personaggio interpretato da Chiara Francini quello su cui si concentra la trama. Lei è la donna che deve dare alla luce il bambino e si limita, con la sua presenza, a scandire la corsa contro il tempo del povero Giuseppe. Sono naturalmente le maschere di contorno a fare la parte del leone, il Frank Matano che veste i panni di Antonio, Gianluca Fubelli, che interpreta Eros, un cantautore spiantato che tenta in tutti i modi di riconquistare una fidanzata ormai finita tra le braccia dello psicopatico Serafino (Angelo Pintus), uomo dal grilletto facile ed eloquio forbito. Infine, Enzo Ghinazzi, ovvero Pupo, prende in giro sé stesso e il suo mefistofelico alter ego giocatore d'azzardo, in una sequenza surreale che contribuisce a creare un'atmosfera ancora più straniante. Quasi quanto l'emiro che obbliga il trio di protagonisti a mascherarsi per partecipare ad un'assurda festa in costume.

Due uomini e una culla

Di (para)comici televisivi che hanno giocato la carta della regia cinematografica ce ne sono stati molti e qualcosa ci dice che, se i risultati al botteghino continueranno ad essere soddisfacenti per produttori e distributori, sarà quasi impossibile infrangere questo circolo vizioso; eppure con Paolo Ruffini siamo ad un livello ancora diverso, che va oltre la semplice pretesa di dimostrare le proprie qualità al cinema. Qui c'è un dilettantismo che continua ostinatamente a rivelarsi per ciò che è. Il film somiglia a quei progetti strampalati che almeno una volta nella vita tutti hanno provato a realizzare. Capita di parlare con gli amici di fantomatiche opere prime che ci piacerebbe dirigere, rivelando dettagliatamente i meandri nascosti di una sceneggiatura, abbozzando addirittura un cast all'altezza delle nostre intenzioni. Tra il dire e il fare, però, c'è il mare e certe fantasie, in assenza di talento riconosciuto, dovrebbero rimanere sepolte nella memoria.

Conclusione

Scritto con faciloneria, diretto anche peggio, Tutto molto bello vorrebbe riportare i sentimenti in primo piano, dimenticando ben presto questo obiettivo per dilungarsi in una storia poco divertente e molto pasticciata. Se il modello è Un biglietto in due di John Hughes (ed epigoni a seguire, come Parto col folle), il risultato è banale e inconsistente.

Francesca Fiorentino
Redattore
1.5 1.5
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