Recensione The Rover (2014)

Certamente più western che dramma post-apocalittico in senso classico, l'opera numero due dell'australiano David Michôd è un affascinante viaggio in un mondo brutale, senza legge e senza morale, al seguito di una memorabile coppia di antieroi.

Recensione The Rover (2014)
The Rover

2014 – Drammatico
3.3 3.3

Australia, 10 anni dopo il collasso. Così recita il cartello all'inizio di The Rover, e non ci è dato sapere molto di più. Nel bel mezzo del deserto, il vagabondo del titolo arriva in un bar popolato da personaggi di diverse etnie e chiaramente influenzato dalla cultura orientale, e si siede al bancone noncurante di qualsiasi cosa possa succedere fuori, perfino di un furgone con tre uomini armati fino ai denti che si ribalta a pochi metri da lui. Quello che invece gli interessa è la sua auto, parcheggiata subito fuori il locale, ed è così che quando i tre uomini di cui sopra se ne impossessano parte un disperato inseguimento.

Perché quest'uomo apparentemente impassibile tenga così tanto alla sua auto lo si scoprirà soltanto nell'ultima, bellissima scena, ma quello che capiamo fin da subito è che non si fermerà davvero davanti a nulla pur di raggiungere il suo scopo, e se questo significa anche prendere con sé il fratello, poco sveglio e abbandonato a morire in seguito ad uno scontro fuoco, di uno degli uomini che sta disperatamente cercando, l'uomo è disposto anche a sopportare la sua compagnia e a proteggerlo da qualsiasi pericolo.

C'era una volta l'Australia

The Rover: Guy Pearce e Robert Pattinson in una scena

Non ha premesse particolarmente originali il secondo film di David Michôd, che arriva quattro anni dopo il sorprendente Animal Kingdom, ma il regista e sceneggiatore (il soggetto è invece frutto della collaborazione con l'attore Joel Edgerton) non sembra tanto interessato a raccontare qualcosa di nuovo ma piuttosto immaginare come possa essere un luogo già adesso spaventoso e selvaggio come l'outback australiano in una totale mancanza di regole, un mondo in cui chiunque può ammazzare o rubare senza che vi sia alcuna conseguenza. I protagonisti che seguiamo più da vicino non sono certo immuni a tutto questo, e anzi ammazzano apparentemente senza remora proprio come fanno tutti gli altri, ma nel momento in cui devono arrendersi all'idea di questa convivenza forzata cominciano a conoscere qualcosa di più del passato dell'altro e a riscoprire così anche un po' di quella umanità che forse credevano perduta.

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(Mad) Max Violence

The Rover: Robert Pattinson in una scena

Nonostante l'ambientazione e questo futuro distopico non possano che immediatamente far pensare all'Interceptor di George Miller, un paragone che invece ci sentiamo di fare è casomai con il western The Proposition, film che con The Rover condivide non solo la nazionalità e il protagonista Guy Pearce, ma anche alcuni elementi della trama (i fratelli criminali, tema presente anche nella prima opera di Michod) e gli improvvisi scatti di violenza che scuotono i luoghi deserti e (apparentemente) pacifici che racconta: ma se nel film di Hillcoat era un paladino della legge a dare il via alla caccia, qui invece è proprio la mancanza della stessa a essere l'elemento scatenante nonché la chiave di lettura per capire meglio il misterioso personaggio al centro della storia.

La strana coppia

Se certamente il nostro vagabondo non è un eroe, è anche vero che è l'unico che sembra portare con sé quantomeno il ricordo e il peso delle azioni compiute. Quando incontra Rey, giovane e un po' tardo di comprendonio, ritrova dei valori che forse non vedeva da tempo - ingenuità, lealtà, forse perfino un pizzico di bontà - e incomincia a vederlo con occhi diversi. Questa atipica coppia di antieroi funziona anche grazie a due interpreti, con Pierce che ha qui forse uno dei migliori ruoli della sua carriera, recita con il fisico e con gli sguardi e illumina con la sua presenza ogni singola scena del film. Non è un attore che scopriamo certamente adesso, ma è anche un attore che da sempre fa "poco rumore" e vedendo performance del genere viene spontaneo chiedersi come mai.

The Rover: il profilo di Guy Pearce

Per Robert Pattinson invece è un discorso esattamente opposto, perché è evidente che fino a questo momento ha raccolto molto più di quanto ha seminato, un po' per il prolungato effetto Twilight e un po' perché sembra particolarmente benvoluto da autori di grande spessore quali Cronenberg, Herzog, Gray; se finora quindi veniva abbastanza istintivo storcere il naso quando veniva nominato, da oggi in poi dovremo prestagli molta più attenzione, perché in questo film riesce finalmente a mostrare di che pasta è fatto e lo fa con un ruolo difficile, un ruolo in cui bastava davvero poco per risultare poco credibile se non addirittura grottesco e rischiare di rovinare così l'intero film.

Conclusione

La seconda opera diretta dal talentuoso Michod è un film affascinante e riuscito per molti aspetti, ma certamente catturerà l'attenzione del pubblico soprattutto grazie alla presenza di Pattinson: il giovane attore ci regala qui la prima grande prova della sua carriera, ma ciò non toglie che è uno straordinario Guy Pearce a dominare il film dalla prima all'ultima inquadratura, con una presenza scenica straordinaria e degli sguardi che valgono più di qualsiasi dialogo.

Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
Cannes 2014
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