The Lost Dinosaurs

2012, Avventura

Recensione The Lost Dinosaurs (2012)

Tra i ripescaggi della stagione calda, arriva in sala questo esordio nel lungometraggio di Sid Bennet: la tecnica del found footage viene usata per raccontare un ipotetico risveglio dei rettili preistorici, documentato da una squadra di esploratori.

Giurassici brividi estivi

Estate, tempo di ripescaggi. Poco prima della pausa che tradizionalmente caratterizza la stagione, con la chiusura di parte delle sale, inizia puntuale il recupero di quei prodotti, spesso di genere e non recentissimi, che non hanno trovato spazio nel corso dell'annata cinematografica. Questo The Lost Dinosaurs (ancora un titolo inglese - The Dinosaurs Project - sostituito da un altro titolo nella stessa lingua: il senso di queste scelte ci rimarrà per sempre oscuro) invero è abbastanza recente, essendo solo datato 2012: il film di Sid Bennett, tuttavia, rientra a pieno titolo nel novero dei tipici prodotti estivi, film in grado di richiamare un pubblico in cerca di emozioni facili e immediate, comunque non troppo forti (sangue e morti restano rigorosamente fuori campo), capaci di offrire un accettabile diversivo in attesa della più blasonate uscite settembrine. Bennet (documentarista televisivo, già frequentatore del genere con la sua serie Prehistoric Park) utilizza qui la collaudata tecnica del found footage, per mostrare un ipotetico "ritorno" dei giganteschi rettili attraverso gli occhi (e le videocamere) di un gruppo di ricercatori.

Video-recensione The Lost Dinosaurs


The Lost Dinosaurs: una scena di gruppo tratta dal film d'avventura di Sid Bennett
Il film ipotizza infatti il ritrovamento di una serie di filmati, 100 ore di registrazione rinvenute in uno zaino alla deriva in un fiume congolese; nella registrazione, la disavventura di una squadra di esploratori della Cryptozoological Society, inviata giorni prima per raccogliere prove su una serie di avvistamenti di una gigantesca creatura. La squadra, guidata dal ricercatore di fama mondiale Jonathan Marchant (a cui si aggiunge, clandestinamente, il figlio Luke) si trova subito catapultata in una realtà di cui non sospettava l'esistenza: il loro elicottero viene fatto schiantare al suolo da un branco di pterodattili, provocando la morte di un membro della squadra; gli uomini si trovano così a passare la notte nei pressi di un villaggio tribale, i cui abitanti sono stati a loro volta massacrati. Mentre il gruppo scopre che le creature hanno fatto irruzione nella foresta attraverso un misterioso passaggio, le tensioni iniziano a palesarsi anche al suo interno; il comportamento di qualcuno sembra tutt'altro che limpido, mentre Jonathan è sempre più preoccupato per la presenza di Luke, a sua volta in pericolo di vita. L'isolamento del gruppo, e la sua impossibilità di comunicare con l'esterno, trasformeranno la spedizione in un'odissea, in cui gli esploratori avranno l'unico obiettivo di sopravvivere.

The Lost Dinosaurs: una scena dell'avventuroso film diretto da Sid Bennett
L'intrattenimento offerto da The Lost Dinosaurs è sì immediato, ma in definitiva anche ben poco accattivante. Se è vero che il film non ha, evidentemente, l'ambizione di porsi sullo stesso piano dei vari The Blair Witch Project e Cloverfield (diverse le premesse e il target) è anche vero che il prodotto mostra dei limiti in sé, che prescindono da qualsiasi paragone con le (tante) pellicole analoghe. La regia, che da una parte fa scelte che rappresentano un tradimento delle stesse premesse dell'operazione (quale esploratore, che volesse documentare un pericoloso viaggio, si soffermerebbe a riprendere la luna?), dall'altra diventa a tratti così confusa che si fa fatica a capire cosa stia accadendo: che si voglia simulare l'amatorialità di riprese "sul campo" va bene, ma che si prescinda dal problema della fruizione (e della fruibilità) è molto meno accettabile. Manca, al film di Bennet, il più elementare senso della tensione, con un puro affidamento sulla natura "grezza" delle immagini (come si è appena detto, tra l'altro, non sempre rispettata) che da sola non basta per fare un film. Questi dinosauri moderni, sulla cui natura il plot ci dice giusto il minimo indispensabile, sono ben lungi dallo spaventare, ma anche dal provocare vere emozioni: la loro presenza (frutto di effetti speciali comunque discreti) spesso non fa che annoiare.

The Dinosaur Project: una scena del film
Il fascino delle location viene sciupato da una "messa in scena" (virgolette d'obbligo, viste le caratteristiche del film) ripetitiva e stucchevole; ma anche lo script, che accenna persino (come sembra ormai di moda) un discorso ecologico, si rivela esile e viziato da incongruenze. Mentre vediamo, puntualmente, personaggi in teoria distanti centinaia di metri, in un territorio impervio, ritrovarsi e riabbracciarsi miracolosamente, la sceneggiatura ci propina anche un problematico rapporto padre-figlio, sviluppato su un registro talmente risaputo da non riuscire a provocare la minima empatia. Solo nel pre-finale troviamo un piccolo sussulto, derivato dal momento catartico in cui il "cattivo" viene punito: ma sembra un po' poco per giustificare la visione di un intero film, per il resto decisamente piatto, pur di soli 80 minuti. Al netto dei limiti narrativi e della regia approssimativa, da questo The Lost Dinosaurs mancano, di fatto, proprio le emozioni: per un'opera pensata come prodotto di intrattenimento, e distribuita proprio in quest'ottica, non è certamente un risultato memorabile.

Recensione The Lost Dinosaurs (2012)
Marco Minniti
Redattore
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