Recensione Tango Libre (2012)

Il nuovo film di Frédéric Fonteyne esplora la valenza della musica, e del ballo, come elemento liberatorio, portandola tra le mura di un carcere e facendone carica detonatrice di un insolito 'quadrilatero' amoroso.

Recensione Tango Libre (2012)

L'amore in ballo

JC, guardia carceraria, vive un'esistenza solitaria al di fuori del suo lavoro, con l'unica compagnia del suo pesce rosso. Sempre riservato anche con i colleghi, l'uomo ha un unico hobby: il tango, praticato una volta a settimana, in una scuola di ballo frequentata da persone di tutti i generi e le età. Proprio qui, JC incontra Alice, donna intorno ai 30 anni, che proprio con lui condivide il suo primo ballo. Ma, con sua grande sorpresa, il giorno dopo JC incontra di nuovo Alice in carcere: la donna, infatti, è venuta a far visita a due diversi detenuti, il marito Fernand e l'amante Dominic. Le regole del carcere vietano ai secondini di socializzare con i familiari dei detenuti, ma nonostante ciò JC si scopre sempre più attratto da Alice; nel frattempo, i due uomini vengono a sapere dell'incontro tra la donna e la guardia, e iniziano a manifestare gelosia. In tutto ciò, si inserisce anche il quindicenne Antonio, figlio di Alice e Fernand, sempre più insofferente alla vita instabile e priva di centro della madre...

Video-recensione Tango Libre


Danze liberatorie
Tango Libre: Sergi López in una scena del film
Con questo Tango Libre, il registra francese Frédéric Fonteyne indaga sulla valenza della musica (e in particolare del ballo) come elemento di liberazione personale, di allontanamento dalle costrizioni della vita quotidiana e di instaurazione di uno spazio "altro", dove poter esprimere la propria essenza più autentica. Una valenza che accomuna tutti i personaggi principali, a iniziare dal protagonista JC, individuo schivo ed enigmatico (fino all'ultimo non veniamo a conoscenza del suo background) e dalla sua controparte femminile Alice (interpretata dalla Anne Paulicevich che è anche, insieme al regista, autrice della sceneggiatura) alla disperata ricerca di un equilibrio (im)possibile tra due compagni, entrambi reclusi, un figlio che mal ne sopporta la vita eccentrica, e ora la pericolosa vicinanza di un uomo che le regole, e il semplice buonsenso, vorrebbero lontano da lei. La carica sensuale, di confronto/scontro, di passione e liberazione degli istinti, propria del tango, fa breccia nelle mura della prigione, e finisce per coinvolgere persino il riottoso Dominic: le sequenze più riuscite del film, in effetti, sono proprio quelle in cui la musica è in primo piano, a cominciare da una contagiosa danza che coinvolge in modo collettivo tutti i detenuti (e lo spettatore).

D'amore e di silenzi

Tango Libre: Jan Hammenecker in una scena
Cineasta abituato ai registri sentimentali, trattati tuttavia in modo personale e non banale (il film chiude un'ideale trilogia iniziata coi precedenti Una relazione privata e La donna di Gilles) Fonteyne massimizza anche qui l'efficacia del "non detto", di un'attrazione sviluppata sottotraccia che tuttavia finisce per avviluppare metaforicamente i due protagonisti, nello stesso modo in cui il ballo li unisce fisicamente. La musica, vero punto di contatto tra i due, supplisce e in qualche modo giustifica, con la sua carica di magnetismo, i loro silenzi. A quest'attrazione muta, ma sempre più inesorabile, sviluppatasi tra Alice e JC (lui, François Damiens, aveva già incontrato l'attrice sul set di JCVD), fanno da contraltare i caratteri opposti ma entrambi "rumorosi" nel loro fare, dei due rivali/amici Fernand e Dominic: irruento il primo e deciso a sfidare sul suo terreno il nuovo rivale, imparando anche lui il tango; più riflessivo, ma dal fare duro e categorico nei confronti di Alice e Antonio, consapevole delle sue responsabilità verso entrambi, il secondo. L'obiettivo del regista "gira" abilmente intorno ai tre personaggi, con soluzioni di montaggio acnhe interessanti, tenendo al centro il personaggio di Alice, e lasciando in secondo piano le circostanze che hanno portato ognuno nella rispettiva situazione: il prologo, in cui viene mostrata l'azione che ha portato i due uomini in carcere, viene presto (quasi) dimenticato.

Save The Last Dance

Tango Libre: Zacharie Chasseriaud in una scena del film
Eppure, non tutto funziona al meglio nella costruzione narrativa di questo Tango Libre; e i nodi finiscono per venire al pettine nell'ultimo quarto d'ora di film, in cui la vicenda si avvia verso una poco credibile conclusione. Il personaggio del giovane Antonio, finora lasciato dallo script in un limbo in cui pareva privo di una reale incidenza sulla storia, balza in primo piano, nel finale, in un modo un po' forzato. L'alternanza tra il registro del dramma e quello della commedia, per buona parte del film gestita più che bene dal regista, finisce per sfumare in un grottesco forse involontario, a conclusione di un climax in cui le carte vengono scoperte fin troppo, e la mancanza di armonia col resto della pellicola si fa sentire. La scarsa credibilità del tutto non aiuta l'empatia; si resta perplessi da quella che pare una conclusione frettolosa, che ci toglie (letteralmente) da sotto gli occhi un gruppo di personaggi che avevamo imparato ad apprezzare. La danza finale, quella che vediamo sui titoli di coda, non mitiga la sensazione di aver assistito a un'opera irrisolta, i cui buoni spunti vengono in parte vanificati da una mancata quadratura (narrativa) del cerchio.

Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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