Recensione Slow Food Story (2013)

Nell'era della bulimia teleculinaria, in cui si concepisce la gastronomia come un duello tra cuochi all'ultima ricetta, 'Slow Food Story' ci ricorda che il mondo è pieno di persone che hanno uno sguardo proiettato verso la salute del pianeta e che tentano di promuovere la cultura del cibo sano e sostenibile.

Cose buone dal mondo

"Questo Paese sarà fortunato quando nei confronti delle tematiche della cucina, della gastronomia e dell'agricoltura esisterà lo stesso rispetto che c'è oggi per l'alta moda". Con questo parallelo Carlo Petrini ci dice di sé, della causa per cui si batte da più di venticinque anni e di quella rivoluzione gastronomica cui ha dedicato quasi tutta la vita. Il cibo a km 0, la biodiversità, il rispetto della terra contro l'impoverimento del suolo e l'uso di concimi chimici, il ritorno al biologico e alle buone pratiche agricole, l'assurda privatizzazione delle sementi, la bonifica e lo sfruttamento di terre ad altissimo potenziale, il programma Fame Zero che nei paesi del terzo mondo ha portato milioni di persone da una situazione di povertà ad una condizione di relativo benessere; ecco Slow Food è tutto questo ma anche molto altro.


E' il 1986 quando Petrini, nel direttivo nazionale dell'ARCI, decide di aprire un ramo dell'associazione nazionale dedicato interamente alla gastronomia. E' così che nel piccolo paesino di Bra nasce Arcigola, l'associazione che grazie al passaparola e al boom di tesseramenti nel 1989 a Parigi assumerà il simbolo della chiocciolina e diventerà quello che oggi è Slow Food: un movimento no-profit internazionale con più di centomila iscritti che pratica una produzione di cibo su piccola scala, eco-sostenibile e di qualità e lo fa in tutto il mondo per promuovere l'interesse legato all'alimentazione per soddisfare il sacrosanto diritto al piacere dell'essere umano. Il 'mangiare' come portatore di cultura, tradizioni, storia e identità territoriale. Un progetto ambizioso e visionario, quello di Petrini, che assume diverse forme nel corso degli anni ed arriva a rivoluzionare il modo di concepire il rapporto con il cibo e con le materie prime. Lo dimostra la nascita di Madre Terra, un grande forum internazionale che nel 2004 vede l'arrivo a Torino di più di cinquemila contadini, allevatori e piccoli produttori provenienti da più di 130 paesi del mondo. L'evento riscuote un grande successo e dopo l'inaugurazione della rinnovata agenzia di Pollenzo con all'interno la Banca del vino e la prima Università di Scienze Gastronomiche, Petrini viene nominato 'eroe europeo' dal Time e inserito dal The Guardian tra le cinquanta persone in grado di salvare il pianeta.

Ma quella di Slow Food è anche una storia di famiglia e insieme la storia di un paesino delle langhe piemontesi in cui tutti si conoscono, oltre naturalmente ad essere la storia dell'uomo che ha fatto di una geniale intuizione una ragione di vita iniziando la sua rivoluzione in piazza con la sinistra tanti anni fa, con l'esperienza di Radio Bra Onde Rosse, per poi proseguirla a tavola e nelle piazze piemontesi con i raduni paesani di Canté i'euv e con la cucina proletaria degli anni '80 e ritornare oggi a parlare di politica e a fare politica attraverso il cibo. E' da qui che parte il racconto di Stefano Sardo, lo sceneggiatore improvvisatosi regista che firma questo piccolo documentario ricco di suggestioni, ricordi, vecchie foto e filmati di repertorio e che ha avuto la fortuna di nascere e crescere a Bra e dentro al movimento di Slow Food essendo il figlio di Piero Sardo, co-fondatore dell'associazione e sodale di Petrini.
Questo è un film che racconta il percorso del Carlìn nazionale e del suo sogno partendo dalle osterie fino al salone del gusto, dalle feste in piazza fino ai convegni internazionali, dalle minestre della nonna fino ai piatti dei grandi chef. Un documento goliardico, utopico e romantico che commuove ed entusiasma senza scivolare mai nel didascalismo e nella 'cinevendita'. Non compaiono infatti né marchi, né sponsorizzazioni né etichette di alcun tipo ma c'è, udite udite, anche posto per qualche critica. Nell'era della bulimia teleculinaria, in cui si concepisce la gastronomia come un duello tra cuochi all'ultima ricetta, Slow Food Story ci ricorda che c'è tanto lavoro dietro al singolo cetriolo o al singolo peperone prodotto dalla terra, ma ci ricorda soprattutto che il mondo è pieno di persone che hanno uno sguardo proiettato verso la salute del pianeta, che tentano di promuovere la cultura del cibo sano e sostenibile, persone che non hanno mai smesso di parlare di latte crudo, di birra e vino artigianali, di zuppa di latte e di cibo locale, di amicizia e di aiuto reciproco. Perché, come ci ha ricordato Petrini "il giorno in cui il cibo perderà la sua storia e il suo valore non ci sarà più speranza per nulla".

Movieplayer.it

3.0/5