Recensione Sheep's Clothing (2013)

In concorso al festival di Roma, per la prima volta padre e figlio, Paulo e Pedro Morelli, dirigono insieme: il risultato è una sorta di Grande freddo alla brasiliana, amicizia, lealtà e tradimento.Tutto ben girato, ben fotografato, tutto forse talmente perfetto da risultare alla fine quasi finto e poco naturale.

Recensione Sheep's Clothing (2013)

Come si cambia

Come cambiano e si trasformano i sogni e i desideri quando si diventa adulti? Questo il tema principale di questo Sheep's Clothing (Entre nos), sorta de Il grande freddo alla brasiliana, secondo il regista e sceneggiatore Paulo Morelli, fondatore della 02 Filmes (insieme al collega e amico Fernando Meirelles), che dirige questo film che parla di amicizia, lealtà e tradimento, per la prima volta insieme al figlio Pedro, anche lui scrittore e regista televisivo. Si parla di sogni infranti e di amicizie tradite, di come il trascorrere del tempo possa cambiare profondamente le persone, della perdita progressiva di etica e valori sacrificati al successo e alla propria individualità. Inevitabile non trovare dei riferimenti appunto al classico di Lawrence Kasdan, o anche al più recente Piccole bugie tra amici di Guillaume Canet, che del primo era una riedizione in salsa francese: d'altronde quando si parla di sogni infranti dal passare del tempo, confronti e bilanci di un gruppo di amici sul come si è cambiati, su come si è cresciuti, su quello che si è riusciti o non riusciti a realizzare, il fantasma di un lutto che aleggia sul presente, la mente non può non correre al film di Kasdan, dalla cui messa in scena evidentemente non si può non prescindere in una storia che tratta questo tipo di temi.

Sheep's Clothing: Caio Blat in una scena
Isolati in una bellissima casa di campagna, un gruppo di amici trascorrono quella che sembra essere un vacanza fumando, bevendo, divertendosi e giocando all'amore: hanno sogni, ideali, sono giovani e di belle speranze, parlano del loro futuro, dei loro progetti e delle loro ambizioni. Hanno tutta la vita davanti e il domani non è mai sembrato così dolce. Decidono di scrivere delle lettere indirizzate a loro stessi e poi di sotterrarle, ripromettendosi di tornare dopo dieci anni tutti insieme lì nello stesso posto per rileggerle. Lo stesso giorno però, un evento tragico cambierà forse per sempre le loro vite e il rapporto che li lega. Dieci anni dopo, nel 2002, puntuali si ritrovano come promesso: tutti si sono persi un po' di vista, si scoprono inevitabilmente cambiati, ma il nuovo incontro farà riemergere antiche passioni, nuove frustrazioni e un segreto mai svelato, con l'ombra del tragico incidente avvenuto in passato che continua ad aleggiare anche sul presente.

Sheep's Clothing: Caio Blat e Carolina Dieckmann in una scena
Morelli si incolla addosso ai suoi protagonisti con la cinepresa sempre in movimento, gli gira intorno, li osserva, ne esplora i corpi che bruciano di passione per la vita: nella prima parte del film è abile, grazie anche ad un gruppo di attori che incarnano con la loro fisicità la leggerezza e il fuoco dei vent'anni, ad esprimere il desiderio e le great expectations di una generazione che ha tutta la vita davanti e non vede l'ora di iniziare a viverla. Film verboso, girato con perizia e non privo di una certa malizia per accattivarsi lo spettatore: dialoghi ammiccanti tipo "la vita non è andata come volevamo" o " perché ci innamoriamo sempre di chi ci fa più male?" fino a "saremo noi a cambiare il mondo o il mondo avrà cambiato noi?", riferimenti letterari piuttosto forzati (vedi scarafaggio kafkiano de La Metamorfosi in primis), riflessioni spicciole sul Brasile di ieri e sul Brasile di oggi, il tutto nell'ottica un po' fastidiosa di voler dare un sapore più intellettuale ad una storia semplice che progressivamente perde di naturalezza. Si viaggia sull'onda della nostalgia, non manca neanche la cancion de saudade in memoria del tempo che fu. Il tutto è piacevole ma un po' troppo perfetto insomma, e in alcuni momenti quasi finto, compresi gli attori; a tratti si respira quasi un'aria un po' da videoclip patinato, complice la fotografia dell'ambiente mozzafiato dove la storia si svolge. Inserire i suoi personaggi della nuova middle class brasiliana del dopo crisi in un contesto di natura lussureggiante e bellissima, invece che in un'avenida qualunque di Moema a São Paulo, serve nelle intenzioni dei registi a rimarcare come la presenza dell'uomo sia infinitamente più piccola e misera rispetto alla natura infinita. Oltre a dare al film un look infinitamente più attraente ed originale diremmo noi, per un film accattivante ma che non convince del tutto.

Alessandro Antinori
Redattore
3.0 3.0
Privacy Policy