Professione assassino

2011, Azione

Recensione Professione assassino (2011)

Sequenze di rocamboleschi inseguimenti, omicidi calcolati al millesimo di secondo e meccanismi di morte oliati come ingranaggi svizzeri vanno a confezionare una storia di umana brutalità in un film che non si preoccupa di spiegare la violenza o di analizzarla in profondità, ma si limita ad una pura e semplice spettacolarizzazione destinata agli amanti dell'action.

Meccanismi di morte

Arthur Bishop (Jason Statham) è un assassino di professione, inafferrabile e gelido calcolatore le cui imprese non rischiano mai di essere sovvertite da un cedimento morale o sentimentale. Le regole e i principi del freddo messaggero di morte vengono meno quando riceve l'incarico di uccidere un vecchio amico, il suo mentore Harry McKenna (un grande Donald Sutherland), colpevole di "sapere" decisamente troppo. Un assassinio programmato nei minimi dettagli, che Arthur porterà a termine come tanti altri ma che, in maniera inaspettata, andrà a sfiorare le corde più profonde del suo animo. Divorato dal senso di colpa e dai rimorsi, Arthur decide di prendere sotto la sua ala protettiva il figlio sbandato dell'amico appena ucciso, Steve McKenna (Ben Foster) che, scevro da ogni sospetto, chiede ad Arthur di essere addestrato in modo da veicolare tutta la sua sete di vendetta per la barbara uccisione del padre.
Non era semplice riuscire a dar vita ad una nuova versione di un classico degli anni '70 come Professione Assassino e trasformarlo in un prodotto destinato ad un pubblico di spettatori moderni, ma David Winkler e Bill Chartoff, figli del leggendario team di produttori del film originale Irwin Winkler e Robert Chartoff hanno impiegato tanta fatica e oltre quindici anni per lo sviluppo di questo rifacimento con risultati più che soddisfacenti.

Video-recensione Professione assassino - The Mechanic


Ben Foster in una scena di The Mechanic
Il remake dell'omonimo film del 1972 interpretato dal volto imperturbabile e spigoloso di Charles Bronson prosegue infatti per la strada del perfezionamento tecnico e narrativo di un genere che sta tornando molto di moda e che oggi è completamente rivoluzionato rispetto a quell'epoca. Professione Assassino - The Mechanic è un film di puro divertissement, concepito all'insegna di u rinnovamento, di una velocità e di un'inventiva che conferissero nuova linfa ad un cult che sta per arrivare alla veneranda soglia degli 'anta'.
Jason Statham è monocorde e 'meccanico' anche a livello di recitazione come il collega Charles Bronson, ma volutamente meno controllato a livello emozionale nei momenti di maggiore pathos. C'è da dire che Ben Foster, nella seconda parte del film, scalza letteralmente il collega dalla scena prendendo in mano le redini della storia e mostrando una personalità e un'abilità interpretativa davvero straordinarie.

Jason Statham e Ben Foster, protagonisti di The Mechanic
Molti i cambiamenti nelle ambientazioni, nella costruzione dei personaggi e nella sceneggiatura di Richard Wenk che vanno ad impreziosire e ad arricchire sia lo script originale un po' brullo di Lewis J. Carlino che il look del film del 1972 che, considerata l'epoca, era già di molto sopra la media. Un film incalzante di puro intrattenimento, lungi da qualsiasi analisi psicologica dei personaggi, tutti un po' troppo patinati, con il piede spinto al massimo sul pedale dell'acceleratore. Sequenze di rocamboleschi inseguimenti, omicidi calcolati al millesimo di secondo e meccanismi di morte oliati come ingranaggi svizzeri vanno a confezionare una storia di umana brutalità in un film che non si preoccupa di spiegare la violenza o di analizzarla in profondità, ma si limita ad una pura e semplice spettacolarizzazione destinata agli amanti dell'action.
Ottima la regia di Simon West che non lascia un momento di respiro e non fa rimpiangere l'elegantissimo e prezioso lavoro dietro la macchina da presa del regista de Il giustiziere della notte Michael Winner, imperdibile il cammeo di Donald Sutherland che a settantasei anni suonati sembra non aver ancora perso la grinta e il suo inconfondibile piglio attoriale.
Vogliamo concludere la nostra recensione con una rilevazione piuttosto curiosa: possibile che in un'ora e mezza di inseguimenti, omicidi, bombe, agguati e sparatorie non si intraveda mai nemmeno l'ombra di un poliziotto?

Recensione Professione assassino (2011)
Luciana Morelli
Redattore
3.0 3.0
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