Recensione Perez. (2014)

Un avvocato d'ufficio, che non ha mai rischiato nulla nella vita, deve invece giocarsi il tutto e per tutto per proteggere l'amata figlia Tea dalla relazione con un criminale. Per la sua opera seconda, Edoardo De Angelis ci offre una storia a tinte fosche, con personaggi ambigui e in crisi morale.

Recensione Perez. (2014)
Perez.

2014 – Drammatico
2.8 2.8

Dimenticate la Napoli dei bassi e di Posillipo, del cielo azzurro con il sole e il mare. In Perez., opera seconda di Edoardo De Angelis (Mozzarella Stories), presentata Fuori Concorso alla 71.ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, gli ambienti in cui si muovono i personaggi sono asettici, algidi, un palcoscenico spettrale, notturno, in cui va in scena la tragedia di un uomo "ridicolo".

Demetrio Perez è un avvocato d'ufficio. Non ha il fascino dei principi del Foro, le sue arringhe non sono fluviali, si limita ad annuire e a passare le carte, difendendo i casi senza speranza, uomini che nascondono un coltello a serramanico per tagliare una pastiera, cinesi che collezionano mannaie antiche, perfino un prete usuraio. Lasciato dalla moglie, ammalato di disperazione, riesce a non considerare del tutto perduta la sua vita solo grazie alla presenza della figlia Tea.

L'incontro con un noto criminale del luogo, capo del clan Buglione, che lo ha scelto come difensore, dopo aver deciso di diventare un collaboratore di giustizia, fa deflagrare il suo mondo grigio. Buglione, infatti, vuole coinvolgerlo nella ricettazione di una partita di diamanti, nascosti nella pancia di un toro, e per farlo lo ricatta parlandogli della relazione tra Tea e il pericoloso Corvino, esponente di un clan rivale. Per Perez arriva il tempo delle scelte nette, deve mettere da parte l'ignavia per proteggere il suo tesoro più prezioso.

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Napoli in nero

Perez.: Simona Tabasco con Luca Zingaretti e Marco D'Amore in una scena del film

Lo ammettiamo senza alcuna difficoltà, dopo aver visto Gomorra - La Serie e aver apprezzato il modo innovativo di raccontare i meccanismi di un certo mondo criminale, attraverso personaggi giganteschi nella loro inquietante malvagità, un film come Perez ci sembrava un pericoloso tentativo di portare sul grande schermo quelle atmosfere malsane, con le loro logiche sovvertite, ripetendo qualcosa che non doveva essere imitato, sospetto avvalorato anche dalla presenza come antagonista di Marco D'Amore, il Ciro della serie firmata da Stefano Sollima. Il lavoro di Edoardo De Angelis, invece, pur con qualche affanno, è una buona rielaborazione dell'argomento, condotta con mano sicura e uno stile pulito ed efficace che sfrutta al massimo la ricchezza del mezzo cinematografico. Il regista evita le trappole del didascalismo attraverso un montaggio quanto mai efficace e dimostra bravura anche nell'uso della pericolosa voce fuori campo, che non racconta quanto vediamo sullo schermo, ma dall'alto della sua onniscienza dà voce ai pensieri del protagonista, sancisce la rottura del suo equilibrio, umano e morale, e arricchisce la storia focalizzandosi sui sentimenti e non sulle semplici azioni.

Viaggio al termine della notte

Perez.: Luca Zingaretti e Simona Tabasco in una scena del film

Il film è interessante, quindi, soprattutto come rilettura del noir, che qui viene declinato con piena adesione ai suoi stilemi, con tanto di colonna sonora malinconica, ma con qualche tocco in più legato ad uno stile che non si abbandona mai ad una piatta riproposizione degli schemi del genere. Il protagonista viene costantemente pedinato con la macchina da presa, che si sofferma sul suo volto deluso e ferito, reso in maniera misurata da Luca Zingaretti. Questo antieroe incarna l'ambiguità di un personaggio che tra giustizia e criminalità sceglie di stare in uno spazio intermedio, se possibile ancor più dilaniante. Perez è un groviglio di contraddizioni, buio e luce, rabbia e rassegnazione, che riesce a trovare un senso alla propria esistenza solo nel rapporto con la figlia Tea, "tecnicamente e spiritualmente è la mia vita", dice di lei.

In una storia del genere forse a mancare è il grande antagonista e di conseguenza la grande tensione che scaturisce dall'opposizione di due personaggi antitetici; il conflitto è tutto concentrato nell'animo del personaggio principale, che si rapporta con l'amico distrutto dalla depressione, il bravo Gianpaolo Fabrizio e con due villain, Massimiliano Gallo e il già citato Marco D'Amore, che non sfigurano nei rispettivi ruoli.

Conclusione

Interessante rielaborazione del noir, con personaggi mai del tutto limpidi, un plot in cui il colpo di scena non è mai quello che ti aspetti, Perez. è un buon film, un'opera che pur con qualche affanno riesce a raccontare bene la crisi morale di un uomo in bilico tra rabbia e rassegnazione.

Francesca Fiorentino
Redattore
3.0 3.0
Venezia 2014
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