Pacific Rim

2013, Azione

Recensione Pacific Rim (2013)

Giocando con la memoria cinefila e televisiva, Del Toro realizza un blockbuster apocalittico imponente, spettacolare, ma intrinsecamente ludico e giocoso nell'approccio.

Titani d'acciaio

Che Guillermo Del Toro sia un cineasta eclettico è fuor di dubbio. Sono tanti, infatti, i generi toccati dal regista di Hellboy nella sua in fondo non larghissima produzione; ancor più quelli accarezzati e non (ancora) affrontati nei suoi tanti progetti in itinere, alcuni dei quali (come l'adattamento del lovecraftiano Le montagne della follia) rischiano di non vedere mai la luce. Questo Pacific Rim, apocalittico giocattolone sci-fi, che strizza l'occhio agli anime robotici e ai kaiju eiga giapponesi, è solo un'ulteriore prova dell'approccio ludico, e onnivoro, con cui il regista affronta il suo lavoro. Il film appare in effetti, innanzitutto, come un omaggio, realizzato con l'estetica dei moderni blockbuster, a una memoria cinefila e televisiva che appartiene alla generazione cresciuta negli anni '70 e '80: l'estetica dei robottoni di Go Nagai e Yoshiyuki Tomino viene fatta rivivere attraverso il "filtro" che vi applicò, decenni dopo, Hideaki Anno col suo Neon Genesis Evangelion; ma, soprattutto, viene mescolata al giocoso nichilismo dei kaiju eiga nipponici, che da Godzilla in poi ben rappresentarono le paure di un Giappone che non si sarebbe mai ripreso, del tutto, dall'incubo nucleare. Del Toro mette in scena questo omaggio con un imponente dispiego di mezzi, ma senza mai dimenticare il carattere popolare, e intrinsecamente ludico, connaturato a un'operazione del genere.

Video-recensione Pacific Rim


Pacific Rim: la città dopo l'attacco dei Kaiju
Il film racconta di un'invasione aliena in piena regola, condotta stavolta, però, da esseri provenienti dalle profondità dell'oceano. Proprio nel Pacifico, infatti, si apre un varco dimensionale attraverso il quale si riversano, sulla Terra, orde di giganteschi kaiju; un esercito di feroci mostri, vagamente somiglianti ai dinosauri, intenzionati ad annientare ogni forma di vita presente sul pianeta. Le nazioni terrestri abbandonano ogni rivalità e fanno fronte al nemico con i Jaegers, robot antropomorfi pilotati da coppie di uomini, collegati tra loro attraverso reti neurali; dopo qualche successo iniziale, tuttavia, i Jaegers si rivelano impotenti di fronte agli invasori, diventati sempre più resistenti e distruttivi. Gli eserciti umani, ormai barricati dietro improvvisate fortificazioni che sempre più a fatica tengono lontane le creature, elaborano un piano per richiudere il varco che permette ai kaiju di accedere al nostro mondo, e porre così fine all'invasione. Per far ciò, l'umanità si affida a due piloti apparentemente non molto ben assortiti: un ex militare poco incline alla disciplina, che ha visto morire un suo compagno in uno scontro con un kaiju, e una ragazza che ha perso i suoi genitori da bambina, durante la distruzione della sua città. I due dovranno pilotare un modello di Jaeger obsoleto ma potente, che si rivela immune alle armi nemiche proprio grazie alla sua tecnologia datata.

Pacific Rim: i robot si preparano per il contrattacco agli alieni in una scena del film
Come si diceva, la messa in scena di Pacific Rim è grande, imponente, senza risparmio di mezzi. Del Toro, regista a cui non manca l'estro visivo, riesce a coniugare bene le due anime del film: quella da blockbuster hollywoodiano, che chiede un ritmo sovraccarico e un impianto visivo vicino all'ipertrofia, e quella più ingenua e vintage, che mette in scena mostri che qualche decennio fa (ma non solo) venivano normalmente realizzati tramite modellini di gomma. Il design dei kaiju, ma anche quegli intermezzi meta-filmici in cui viene mostrata la spettacolarizzazione (e mercificazione) della lotta contro i mostri, rappresentano un omaggio gustoso, e ironico, a una tradizione che il regista dimostra di conoscere e saper padroneggiare. Lo script, tuttavia (originariamente opera di Travis Beacham, poi rielaborato da Del Toro) sembra voler puntare più in alto, inserendo nella trama una forte componente psicologica: per pilotare i Jaegers, infatti, è richiesta ai piloti una simbiosi mentale, e una padronanza delle emozioni e dei ricordi che, laddove assente, può provocare gravi conseguenze. Proprio questo aspetto, se portato fino in fondo, poteva rappresentare forse l'elemento più interessante del film: di fatto, però, il tema della connessione neurale, e dei suoi effetti, appare più un pretesto che altro, una scorciatoia per conferire alla storia una "profondità" solo teorica, non supportata com'è da una convincente definizione dei personaggi. La stessa possibilità, per i protagonisti, di entrare in connessione con gli alieni, avrebbe potuto dare adito a sviluppi interessanti (anche nella stessa definizione degli invasori) che però lo script sceglie di non prendere in considerazione.

Idris Elba e Rinko Kikuchi a confronto in una scena di Pacific Rim
Non manca comunque l'intrattenimento, nelle vivacissime due ore di durata di questo Pacific Rim: il regista sembra divertirsi a mettere in scena fantasiose sequenze di devastazione, senza (quasi) mai provocare la noia per saturazione, così usuale in tanti blockbuster catastrofici dell'ultimo decennio; sfruttando inoltre, al meglio, l'incalzante commento sonoro di un Ramin Djawadi particolarmente in vena. Ciò che manca, tuttavia, è proprio l'empatia per i personaggi, quell'attenzione alle psicologie che (considerate anche le potenzialità del soggetto) avrebbe potuto elevare il film al di sopra del livello di un medio, seppur ben diretto, prodotto hollywoodiano. La stessa, ironica presenza di un Ron Perlman che impersona un simpatico trafficante (poco più di un cameo) poteva essere probabilmente sfruttata di più e meglio; mentre i due protagonisti Charlie Hunnam e Rinko Kikuchi fanno il possibile per caratterizzare due personaggi inesorabilmente monodimensionali. Per sperare in una sceneggiatura meno esile, e in una maggiore attenzione alle psicologie, non resta che aspettare il già annunciato sequel: nella speranza che in esso risulti più presente la mano del regista, rispetto a quella del confermato Travis Beacham. Nel frattempo, i "ragazzi" di tutte le età possono godersi due ore di apocalittici "scontri tra titani", rimedio cinematografico facile (ma efficace) all'immancabile calura estiva e all'imminente chiusura delle sale.

- Con l'uscita di Pacific Rim nelle sale prosegue una nostra nuova iniziativa attraverso la quale diamo spazio alle recensioni dei nostri lettori. Una novità sulla quale trovate dettagli più specifici a questo link. -

Recensione Pacific Rim (2013)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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