Recensione Mr. Peabody & Sherman (2014)

Ben vengano escamotage narrativi dal gusto infantile come macchine del tempo, un cane parlante e riferimenti a film storici per far comprendere che il cambiamento del nucleo famigliare non solo è necessario, ma è già avvenuto in modo naturale sotto i nostri occhi.

Recensione Mr. Peabody & Sherman (2014)

Viaggio nella famiglia del futuro

Chiunque abbia avuto la fortuna di condividere la sua quotidianità con un quadrupede sa perfettamente come ognuno di loro, cane o gatto che sia, sia dotato di una personalità chiara, unica e innegabile. Alla luce di questo e di una intelligenza spesso più vivace di quanto non possiamo immaginare, sembra inopportuno e desueto il rapporto in cui l'uomo pensa ancora di primeggiare sul suo animale domestico solo perché portatore "sano" di ragionevolezza. Dunque, nulla di strano se, almeno nella finzione cinematografica, la DreamWorks ha deciso di andare a vedere con l'animazione in 3D Mr. Peabody & Sherman di Rob Minkoff cosa accadrebbe rovesciando le parti e dando ad un cane l'opportunità di adottare un bambino. Certo è che non stiamo parlando di un quattro zampe qualsiasi. Mr. Peabody è a sua volta un ex cucciolo abbandonato che, a causa dei suoi occhiali da intellettuale e della giovanile passione per Platone, non è riuscito a trovare una famiglia disposto ad adottarlo e a disquisire con lui di concetti filosofici. Molto meglio un suo collega di sventura senza troppe pretese intellettuali e con una chiara attitudine alla cieca obbedienza. Peabody, però, non è certo tipo da accettare una sconfitta. Così, invece di rimpiangere ciò che non gli è stato donato decide di rimboccarsi il pelo e di conquistare una vita eccezionale. Puntando tutto sulla sua mente brillante conquista titoli universitari, nobel, credibilità, una scibile culturale praticamente infinito e un attico da cui domina Manhattan. E per finire, riesce perfino a diventare padre adottivo di un cucciolo d'uomo dal bizzarro ciuffo rosso. Quando si dice una famiglia fuori dagli schemi.

Video-recensione Mr. Peabody & Sherman


Tra padre e figlio
Mr. Peabody e Sherman: i nostri eroi a spasso nel tempo in un'immagine del film
Storicamente le animazioni, soprattutto della Disney, hanno puntato su tematiche tradizionali in cui al centro veniva si metteva collocato il legame famigliare. Da Il Re Leone in poi, firmato dallo stesso Minkoff, però, ad essere posto sotto la lente d'ingrandimento è più specificatamente il rapporto tra padre e figlio, nonché la necessità di affrancarsi dalla figura genitoriale per trovare una propria collocazione sociale. Nel caso specifico di questo film il discorso viene portato agli estremi visto che, nonostante una chiara non appartenenza di razza, tra i due protagonisti si è creata un'unione quasi esclusiva proprio in nome della sua eccezionalità. In questo senso Mr. Peabody, con il suo farfallino rosso e i modi da gentleman british, ha costruito con Sherman un mondo esclusivo e privato dove l'affetto è veicolato attraverso la condivisione del sapere e l'esperienza di avventure incredibili. E quando tutto sembra destinato ad una ripetizione perenne di uno schema in cui, per una volta, è il cane padre a svelare il suo mondo al figlio umano, l'esterno interviene a mettere disordine nell'armonia. Il risultato non è devastante sullo schermo come spesso non lo è nella vita reale. Quello che si ottiene, semplicemente, è la scoperta di altro, la possibilità di mettersi alla prova fuori dai dettami paterni e la comprensione che l'amore vuol dire anche e soprattutto perdita del controllo del cucciolo. Di qualsiasi razza esso sia.

Quando la famiglia non è tradizionale

Mr. Peabody e Sherman: i due protagonisti della storia in una scena del film animato
Ormai è chiaro, soprattutto con l'avvento di una maggiore maturità dal punto di vista narrativo, che dietro il linguaggio leggero e disimpegnato dell'animazione si possono celare riflessioni profonde sui cambiamenti della società. Così, mentre con Frozen - Il regno di ghiaccio la Disney ha concluso un discorso sull'evoluzione della femminilità, la DreamWorks in questo caso osserva e riporta l'immagine di un nucleo famigliare sottoposto a dei cambiamenti evidenti. Perché attraverso la favola di un animale geniale capace di adottare e crescere un bambino c'è la volontà di aprire una discussione sulle molte forme che può assumere il concetto stesso di appartenenza famigliare. Osservando il rapporto tra Mr. Peabody e Sherman, nonché l'ottusa e ingiustificata opposizione da parte di alcune istituzioni, è quasi naturale far riferimento a problematiche ancora poco risolte come l'adozione da parte di genitori single e gay. E ben vengano escamotage narrativi dal gusto infantile come macchine del tempo, un cane parlante e riferimenti a film storici per far comprendere che il cambiamento non solo è necessario, ma è già avvenuto in modo naturale sotto i nostri occhi.

Tiziana Morganti
Redattore
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