Michael Kohlhaas

2013, Drammatico

Recensione Michael Kohlhaas (2013)

Tratto da una delle opere più note del drammaturgo e scrittore tedesco Heinrich von Kleist, il film di Arnaud des Pallières affronta il suo glorioso soggetto senza risorse e senza ispirazione.

Ribelle d'onore

Il mercante di cavalli Michael Kohlhaas, protagonista di una novella di Heinrich von Kleist, è una delle figure più titaniche e sottilmente eversive della narrativa tedesca; angariato da uno Junker (nella versione letteraria, perché qui l'intera vicenda è trasportata in Francia), avversato nei suoi tentativi di ottenere giustizia, Kohlhaas muove guerra all'intero sistema della società tedesca del sedicesimo secolo, giungendo a un passo dal metterlo in ginocchio.

Mads Mikkelsen e Mélusine Mayance in una scena di Michael Kohlhaas
La sua straordinaria epopea (ispirata alle gesta di un personaggio realmente esistito), ha affascinato il regista francese Arnaud des Pallières al punto di indurlo a realizzare una versione cinematografica ad ogni costo: nel title role, un attore dotato di singolare carisma la cui carriera sta vivendo un momento particolarmente felice. Ma se Mads Mikkelsen è senza dubbio una scelta azzeccata, non basta a rendere riuscito un film che non può contare né sulle risorse necessarie a né idee visive e di messa in scena che possano fare ammenda per un budget inadeguato a un dramma storico e ad un soggetto da cui ci si aspetta una certa imponenza.

Mads Mikkelsen in una scena tratta dal film Michael Kohlhaas
Rispetto alla fonte, des Pallières si libera delle sottotrame e aggiunge qualche elemento mirato ad ottenere una maggiore simpatia del pubblico nei confronti del suo eroe, come la figlioletta, il personaggio che ha più spazio nel film dopo Kohlhaas. Nonostante la buona prova di Mélusine Mayance al fianco di Mikkelsen, la sventura che si abbatte su padre e figlia lascia sorprendentemente indifferenti, perché lo script manca di sostanza e la regia è talmente anonima e scialba da abbandonare gli interpreti a sé stessi.

Non sorpende dunque che il film funzioni solo nei momenti in cui Mikkelsen fa tutto da solo, come nel finale, portandoci inevitabilmente a pensare a un'occasione sprecata di regalare al cinema un personaggio con l'energia, la formidabile solitudine, e l'irriducibile senso dell'onore e della giustizia del Michal Kohlhaas kleistiano.

Recensione Michael Kohlhaas (2013)
Alessia Starace
Redattore
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