Recensione Metallica Through the Never 3D (2013)

I Metallica ripresi live in 3D su un palco ipertecnologico dove sono presenti tutti gli elementi dell'immaginario della band. Sullo sfondo delle canzoni durante il concerto, l'odissea surreale di un ragazzo nelle strade della città devastata dalla violenza. Non un semplice film-concerto, ma una vera e propria opera filmica tra realtà, finzione, concerto e videoclip.

Full Metal Concert

Difficile recensire nel senso più stretto del termine questo Metallica Through the never 3D, opera cinematografica in 3D senza precedenti, che rientra nel filone dei film-concerto distribuiti al cinema in uscite evento uniche (ultimi esempi i Queen o il nostro Ligabue), ma allo stesso tempo se ne discosta, visto che non si tratta semplicemente delle riprese live di una tappa di un tour qualunque, ma ambisce ad essere una vera e propria opera cinematografica, tra realtà e finzione, tra concerto e videoclip, un finto live che sembra vero, dove niente è reale tranne la potenza devastante del suono dei Four Horsemen. James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammet e Robert Trujillo, 110 milioni di album venduti in tutto il mondo, dopo trent'anni di successi probabilmente ancora la miglior band heavy metal in circolazione: i Metallica dunque, che interpretano i Metallica, in un concerto creato apposta per le riprese del film e non viceversa, "non è come quando portavamo dentro 10 macchine da presa per riprendere le ultime tappe del tour e farne un video" dice Lars Ulrich: su un palco ipertecnologico lungo 61 metri e largo 18 realizzato apposta per il film, dove succede di tutto e dove sono presenti realmente uno dopo l'altro tutti gli elementi dell'immaginario della band, fuoco, bare, croci, persino la damaged Doris di And Justice for all ("Ha tutto", dice James Hetfield, "è il coltellino svizzero dei palchi"), fino a 24 macchine da presa contemporaneamente riprendono in 3D la band che esegue tutte le sue canzoni più celebri.


Durante il concerto nell'arena di Vancouver, abbiamo un giovane roadie di nome Trip (Dane DeHaan), che viene spedito a compiere una missione urgente per conto delle band, recuperare una valigia in un camion rimasto fermo per strada senza benzina. A questo punto l'immaginario ricalcato sull'iconografia originale della band si trasferisce dal palco al mondo esterno, dove Trip si muove attraverso uno scenario surreale e apocalittico di caos e distruzione. Mentre la band scatena l'arena, le parole delle canzoni li collegano a quello che succede nelle strade. Quello che succede nell'arena condiziona ciò che accade fuori, che a sua volta condiziona la performance. L'elemento surreale di fiction si svela sin da subito, con James che arriva ghignando a bordo di un auto che sputa fiamme dagli scarichi, le pareti che tremano durante il sound check del basso di Trujillo, la chitarra di Kirk che sanguina, e diventa sempre più evidente man mano che la scaletta dei brani prosegue, e gli elementi da videoclip cominciano sempre più ad intersecarsi con quelli della parte concerto.

A inventare la metropoli da incubo e la storia che vi si svolge nel film, e soprattutto a mostrare la band in modo così inedito sul palco, è stato scelto il visionario regista di origine ungherese Nimrod Antal (Vacancy, Predators).
Sicuramente evidente e lodevole da parte dei Metallica e dei loro produttori storici della Q Prime, l'intento di proporre qualcosa di nuovo, con un incursione inedita in un ambito diverso dal format live o documentario, già precedentemente esplorati: nell'ottica della grandeur dei Metallica, non semplicemente un band heavy metal come tante, di rinnovarsi ed andare di continuo oltre i limiti del genere musicale, l'obiettivo era sicuramente creare uno spettacolo più maestoso, psichedelico e potente di qualsiasi altra cosa mai vista e mai fatta prima da loro e da nessuno. Bisogna ammettere che dal punto di vista musicale e sensoriale l'esperimento è innegabilmente riuscito: il film è un'esperienza cinematografica potente, viscerale e piena di energia. Una vera e propria full immersion che permette di godere appieno delle sonorità e della potenza del gruppo, spinta al massimo della migliore tecnologia in circolazione, specialmente per chi potrà approfittare della visione in IMAX: l'elemento 3D in ogni caso serve a dare un senso di profondità incredibile e un grande realismo a questa esperienza, con lo spettatore che ha la sensazione di trovarsi sul palco con la band.
Tra l'altro, i Metallica sono da anni oramai soprattutto una live band, a discapito di una trascurabile produzione in studio più recente; le loro esibizioni dal vivo sono sempre garanzia di un formidabile spettacolo rock che non può rinunciare ad una solidissima e imprescindibile track list: anche in questo Through the never andiamo sul sicuro con una collaudatissima performance che, dopo l'immancabile apertura "morriconiana" di The Ecstasy of Gold, prevede brani da Ride the Lightning, Master of Puppets e naturalmente dal Black Album. Parallelamente al concerto, c'è l'avventura di Trip nell'incubo notturno della città assediata, che è piena di riferimenti e di collegamenti tra i testi delle canzoni e le specifiche scene, che i fan si divertiranno a scoprire: al di la di là di questo e di qualche bella intuizione a livello visivo, la parte del racconto però è francamente un po' deludente e troppo frammentata e lascia la sensazione che l'universo di riferimento della band poteva essere sviluppato in maniera più estesa e meno criptica. Rimane comunque nel complesso un'esperienza emozionale fantastica dal punto di vista visivo e sonoro, rivolta evidentemente soprattutto ai fan del gruppo e del metallo pesante. Dal punto di vista del concerto, il finto live ha il pregio di consentire inquadrature e dettagli fantastici, degli strumenti, delle performance e delle espressioni dei protagonisti, che compensano a tratti la sensazione di messa in scena e la mancanza di empatia e coinvolgimento di un vero concerto dal vivo. Dice Hetfield: "Normalmente fai un tour, perfezioni lo show durante il percorso, e alla fine fai le riprese. Noi invece ci siamo detti: perché non farlo al contrario? Avremmo avuto a disposizione un ambiente controllato all'interno del quale girare nella maniera migliore possibile. Non credo sia mai stato fatto prima". Vero... and nothing else matters.

Movieplayer.it

3.0/5