Melbourne

2014, Drammatico

Recensione Melbourne (2014)

Film di apertura della Settimana della Critica di Venezia 71, e già acquistato per l'Italia da Microcinema che lo porterà presto in sala, l'opera prima di Nima Javadi è un "thriller dell'anima" che colpisce a fondo ed un esempio perfetto di quello che il nuovo straordinario cinema iraniano è diventato in questi ultimi anni.

Melbourne

2014 – Drammatico
3.8 3.8

Amir e Sarah sono una giovane coppia borghese di Teheran, pronta a trasferirsi dall'altra parte del mondo per motivi di studio e lavoro. Li incontriamo poche ore prima del volo per la città australiana che dà il titolo al film, ovviamente impegnati in preparativi last minute come ultimare le valigie, attendere il rigattiere per ritirare i mobili o ricevere l'ex padrone di casa per l'ispezione finale dell'appartamento che stanno per lasciare.

Nonostante lo stress tipico dei traslochi, la giornata sembra trascorrere in allegria e filare liscio: si scherza, si salutano amici e parenti, e nell'aria c'è l'atmosfera elettrizzante di chi è consapevole di trovarsi di fronte ad un passo importante, uno di quelli che cambia la vita per sempre. Ancora non sanno che questo giorno li segnerà sì profondamente ma ben prima del viaggio, a causa di un tragico incidente che capita loro quasi per caso, in seguito ad un gesto di cortesia, apparentemente innocuo, fatto ad un vicino.

Un esordio da togliere il fiato

Melbourne: Peyman Moaadi e Negar Javaherian nel dramma di Nima Javidi

Scrivere di più della trama di questo Melbourne sarebbe una scorrettezza verso i lettori e potenziali spettatori, ed un'ingiustizia nei confronti dell'ottimo (doppio) lavoro di sceneggiatura/regia dell'esordiente Nima Javidi, filmaker iraniano classe 1980 che finora aveva lavorato soltanto a spot e corti. Il suo primo lungometraggio è un vero e proprio "thriller dell'anima", così come lo era stato il capolavoro Una separazione, premio Oscar per il Miglior Film Straniero nel 2012, con cui tra l'altro condivide un interprete, l'ottimo Peyman Moaadi. Il confronto è di quelli da far tremare le gambe, ma è evidente che Javidi, come d'altronde tutto i giovani registi della new wave iraniana, deve moltissimo a Asghar Farhadi e al suo cinema etico e universale, ma non per questo si limita ad imitarlo; anzi, pur partendo da presupposti non troppo differenti, prende nuove strade e intraprende così un suo personale viaggio all'interno dell'animo e della natura umana.

Melbourne: Peyman Moaadi in una scena del film di Nima Javidi

Il risultato è da lasciare senza fiato, e proprio nel senso letterale del termine, perché nel vedere i protagonisti trascinati sempre di più in un vortice angoscioso di bugie e situazioni senza via di uscita, non possiamo fare a meno di soffrire insieme a loro, ed osservarli, in assoluto e religioso silenzio e carichi di tensione, mentre prendono decisioni impossibili e spesso sbagliate, svelando aspetti del loro animo che probabilmente nemmeno loro pensavano di conoscere.

Un inferno difficile da dimenticare

Melbourne: un'immagine di Negar Javaherian nel film di Nima Javidi

Uno degli aspetti più riusciti di Una separazione erano i continui rovesciamenti dei punti di vista che chiedevano costantemente allo spettatore di ergersi a giudice dopo aver ascoltate le varie sfumature di "verità". Nel film di Javidi lo spettatore diventa invece quasi un complice, perché proprio come i protagonisti è inizialmente sì alla ricerca di verità e di un senso di giustizia, ma quando poi scopre quello che realmente è successo non può fare altro che continuare a soffrire fino alla fine. Per vedersi poi negati qualsiasi speranza, di catarsi e di risoluzione.

L'appartamento in cui è ambientato l'intero film è quindi un inferno quasi kafkiano, al tempo stesso carcere e luogo del delitto, un microuniverso attraverso cui passano molteplici personaggi ma che alla fine lascia i due protagonisti tragicamente soli, pronti ad abbandonarsi a quel destino che aspettavano gioiosi, la Melbourne del titolo, adesso non più speranza di un futuro migliore, ma semplicemente una via di fuga da un presente insostenibile. E così come i personaggi non potranno probabilmente mai fuggire dal ricordo di quanto successo e dalle scelte fatte, siamo pronti a scommettere che anche questo film difficilmente riuscirà ad abbandonare lo spettatore più sensibile, anche a molti anni di distanza dalla visione.

Melbourne: Negar Javaherian in una scena del film di Nima Javidi

Conclusione

Quando un regista esordiente realizza un'opera così matura si capisce subito di avere davanti un vero artista. Se si pensa poi che l'artista in questione è iraniano, con tutte le difficoltà realizzative che comporta, viene davvero da urlare al miracolo, perché questo Melbourne è davvero un film speciale, non tanto per l'ottimo lavoro da parte degli attori o in fase di scrittura dello stesso Nima Javidi, ma per la capacità di coinvolgimento davvero molto superiore alla media. Se avete amato Una separazione e gli altri film di Fahradi come Il passato o About Elly,difficilmente rimarrete delusi da questo Melbourne. Se poi non vi siete ancora mai accostati al nuovo cinema iraniano questa è la scusa perfetta per farlo, state certi che ne varrà la pena.

Recensione Melbourne (2014)
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
Venezia 2014
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