Recensione Maicol Jecson

L'esordio di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino è una gradevole commedia di formazione, che occhieggia ai modelli d'oltreoceano per descrivere il rapporto, improbabile quanto profondo, tra due ragazzini e un anziano.

Recensione Maicol Jecson

Siamo nel 2009, all'inizio dell'estate. L'adolescente Andrea sta per raggiungere l'obiettivo da tempo agognato: i genitori sono fuori per le vacanze, il fratellino Tommaso partirà per un campeggio estivo, e lui avrà la casa tutta per sé per poter stare con Eva, la ragazza dei suoi sogni. Tutto sembra perfetto, se non fosse che Tommaso, un bambino strano quanto si può esserlo solo a 9 anni, innamorato di Michael Jackson, non ha nessuna intenzione di partire senza suo fratello. Esasperato, e vedendo l'incontro con Eva messo in serio pericolo, Andrea le prova tutte per liberarsi del fratello: dalla richiesta di babysitting fatta ai suoi amici a quella rivolta a Sara, sua migliore amica e confidente. Nessuno, tuttavia, sembra disposto a occuparsi di Tommaso, consentendogli così di restare con Eva.

Quando, infine, Andrea tenta di affidare il fratello a Dario, che tiene suo nonno in una casa di riposo, un'idea gli balugina in testa: liberarsi di Tommaso lasciandolo nella stessa casa di riposo. Le cose non vanno come il ragazzo spera: poco dopo il suo "abbandono", il fratellino si ripresenta in casa, accompagnato da un anziano affetto da demenza senile, convinto di essere il loro nonno. L'anziano si sistema nell'abitazione e si comporta proprio da nonno, con la bonaria invadenza di cui Andrea, nella circostanza, farebbe volentieri a meno. Il sogno di restare con Eva sembra allontanarsi definitivamente... ma tanti saranno gli eventi che coinvolgeranno i tre mal assortiti personaggi, nel corso di tre rocambolesche giornate.

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Spaghetti Indie

Maicol Jecson: il piccolo Tommaso Neri nei panni di Tommaso in una scena del film

I modelli di Maicol Jecson, esordio alla regia di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino, sono abbastanza evidenti: è la commedia indipendente americana ad essere occhieggiata da questo piccolo prodotto nostrano, in particolare quella on the road, costellata di personaggi surreali, di un prodotto come Little Miss Sunshine. L'impostazione "giovanilista" della trama, figlia di un'estetica e di un linguaggio debitori del videoclip (con tanto di colonna sonora pop-punk a fare da contorno) vengono controbilanciati da un tono grottesco, sopra le righe, che rovescia le situazioni-tipo della commedia adolescenziale nostrana volgendole al grottesco. È narrativamente efficace, e divertente, il modo in cui il film fa una virata dall'iniziale ambientazione cittadina, e da una serie di gag tutte incentrate sui maldestri tentativi del protagonista, l'esordiente Vittorio Gianotti, di liberarsi del fratellino, un bravo e simpatico Tommaso Neri (già visto ne La solitudine dei numeri primi). Nella sua seconda parte, il film si trasforma un po' inaspettatamente in un road movie di formazione, tutto incentrato sulla costruzione di un legame tanto improbabile, quanto forte, tra due ragazzini e il misterioso anziano; proprio quest'ultimo, col volto di Remo Girone, si rivela il personaggio più riuscito, divertente e di spessore dell'intero film. Le situazioni rocambolesche sono contrappuntate da motivi ricorrenti (un'anziana jogger a "inseguire" ovunque il trio protagonista) e da personaggi accessori spesso irresistibili (il folle ufologo incontrato nel viaggio dei tre). A far da sfondo a tutto, la figura di Michael Jackson e poi la sua morte, momento che segnerà un inevitabile trauma e il primo, vero momento di crescita per il piccolo Tommaso.

Remo Girone e Tommaso Neri in una scena di Maicol Jecson

Film e protagonisti che crescono

Chi scrive, deve ammetterlo, ha faticato un po' ad "entrare" in Maicol Jecson. Il film soffre, specie nella prima parte, di un'impostazione eccessivamente televisiva, troppo debitrice ai modelli del pubblico di MTV, con una fotografia e un montaggio poco accattivanti, e un uso invadente della voce over. Le concezioni a un'estetica modaiola, oltre a qualche stereotipo di troppo (la signora impicciona dell'appartamento di fronte, ad esempio) fanno in modo che il film inizialmente stenti un po' ad ingranare, penalizzato dagli ammiccamenti al suo pubblico di riferimento (per esplicita ammissione dei registi, una certa fascia giovanile tra i 13 e i 30 anni). Tuttavia, nel momento in cui si trasforma in road movie, e mette in primo piano il rapporto instauratosi tra i tre protagonisti, il film di Calabrese e Audino migliora, e non poco. Il processo di crescita, e di accettazione reciproca, dei due fratelli, è narrato con freschezza e credibilità, mentre il personaggio di Girone acquista spessore nel corso della narrazione, riservando non poche sorprese. A un rallentamento nel ritmo comico, nella seconda parte del film, fa da contraltare un'acquisizione di profondità e credibilità, mentre il mondo dei due piccoli protagonisti e quello dell'anziano rivelano sorprendenti punti di contatto. Lo sguardo dei due registi tocca con grazia, e sensibilità, le problematiche di tre differenti età (l'infanzia, l'adolescenza e la vecchiaia) raccontandone le peculiarità e i modi in cui ognuna può trarre linfa vitale, e sostegno, dalle altre. Viene in mente anche, per la dolcezza virata al grottesco del rapporto tra i tre, un analogo road movie di formazione, basato sul rapporto tra due personaggi apparentemente lontanissimi, come L'estate di Kikujiro di Takeshi Kitano. Un modello lontano, geograficamente ed esteticamente, ma affine nello spirito del racconto.

Conclusioni

Maicol Jecson: una scena tratta dal film

Che il cinema indipendente italiano sappia sfornare anche commedie, e di qualità, è un concetto che ogni tanto è bene ribadire. Film come quello di Calabrese e Audino sono esempi di un approccio al genere diverso da quello del mainstream, che tuttavia può essere fruito, e goduto, anche dal pubblico abituato a quest'ultimo. Un risultato piccolo (nelle dimensioni produttive) ma significativo.

Marco Minniti
Redattore
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