Recensione Lucifer (2014)

Presentato a Roma in anteprima mondiale il nuovo film del giovane regista olandese Gust Van den Berghe, girato in tondoscopia rilegge in maniera personalissima la cosmogonia dantesca, raccontando il passaggio di Lucifero sulla terra nella sua caduta dall'Inferno al Paradiso.

Recensione Lucifer (2014)
Lucifer

2014 – Drammatico
0.0

Durante la sua discesa dal Paradiso all'Inferno, Lucifero transita sulla terra e nel suo vagabondare attraversa il paradiso terrestre qui raffigurato come un villaggio di contadini nel Messico rurale. L'angelo caduto si imbatte nell'anziana Lupita e in sua nipote Maria che lo conducono nella loro casa dove vive anche Emanuel, fratello di Lupita che si finge paralitico così da non dover camminare e lavorare. Lucifero approfitta dell'opportunità per spacciarsi per un miracoloso guaritore, portando scompiglio e speranza nella bisognosa comunità: con i suoi inganni seduce Maria, dissemina dubbi tra la comunità e induce Lupita a perdere la propria fede.

Angelo caduto

Tratto dalla piéce teatrale omonima dell'autore olandese Joost Van den Vondel, Lucifer è a conclusione ideale della trilogia di Gust Van den Berghe composta da Little Baby Jesus of Flandr e Blue Bird, con la quale il regista indaga e riflette sui risvolti della coscienza umana. Il suo Lucifero, di sembianze fratesche e francescane di pasoliniana memoria, non è più un angelo ma non è ancora un diavolo, e rappresenta l'unico essere capace di recare in se la conoscenza sia del bene che del male ed è quindi l'unico in grado di illuminare la sottile linea di demarcazione che li divide. Tutti guardano in aria credendo di vedere una scala che non si vede mai: "Dio è sceso tra noi!", tutti vogliono credere che lui sia un angelo, le gente vuole credere a quello che vuole e non a quello che vede. Lucifero si rende responsabile coi suoi miracoli fasulli e le sue vane promesse, confondendo ciò che è bene e male, in fondo della nascita del peccato originale, del libero arbitro e dell'emergere della coscienza umana.

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Presented in Tondoscope

Lucifer: Norma Pablo in una scena del film

Diviso in tre atti (Paradiso, Peccato e Miracolo), l'opera inizia con dei toni ironici e dissacranti che diventano man mano sempre più cupi e drammatici, ed ha numerose implicazioni filosofiche nella sua rilettura della cosmogonia dantesca, che hanno evidentemente a che fare con le scelte stilistiche estreme dell'autore. Sia per la decisione di ambientare il suo paradiso terrestre in Messico, in un villaggio rurale di contadini che sono anche gli attori improvvisati del film che restituiscono materiale di indagine autentico nella loro semplicità, e soprattutto di girare in tondoscope, un formato circolare supportato da lenti speciali, che incastona le immagini in un unico perfettissimo cerchio al centro dello schermo. Questo apparentemente per un'idea del regista per cui il suo immaginario paradiso terrestre è chiuso e circolare e il Paradiso si trova esattamente nel suo centro. Il cerchio sarebbe in teoria secondo il regista anche funzionale all'approccio filosofico che connette il micro con il macro cosmo, in cui guardando il mondo dal Paradiso lo vediamo nella sua forma planetaria di riferimento e nello stesso tempo lo guardiamo come attraverso un lente ridotto alla molecola di un tessuto.

Tra filosofia ed estetica pittorica

Lucifer: una scena tratta dal film

Al di là delle implicazioni filosofiche, la tondoscopia conferisce all'opera una sua fascinazione quasi ipnotica, oltre che un tratto innovativo e sperimentale, rendendola tanto speciale quanto alla lunga ostica nella fruizione. Ne esalta comunque la spiccata componente pittorica, con i tondi che si susseguono assimilabili ad una galleria di quadri della migliore tradizione fiamminga impeccabili nella costruzione e cura del particolare. Accostabile per lunghi tratti ad un lavoro di videoarte che non sfigurerebbe in un padiglione della Biennale di Venezia, il film è tanto grottesco e poetico quanto sibillino e indecifrabile nel suo mescolare ironia e filosofia. L'entrata del Paradiso è metaforicamente attraverso i resti della vecchia chiesa in rovina, sui quali ne viene costruita una nuova dove troneggia una grande insegna al neon: segno che i fedeli hanno sempre bisogno di chi gli indichi la via per non perdere la fede? Allegoria, speranza, ci si possono vedere tante cose nel cerchio di Van den Berghe, oppure nessuna di queste: funzionale all'approccio filosofico o velleitaria e pretenziosa scelta stilistica, sicuramente fa parlare di se e non lascia del tutto indifferenti.

Conclusione

Lucifer: Gabino Rodríguez in una scena del film

Originale rilettura della cosmogonia dantesca, un approccio filosofico di difficile fruizione su temi come fede e speranza raccontati attraverso la scelta estrema della tondoscopia che, funzionale o meno alla storia, benché stancante conferisce al film un'estetica pittorica non indifferente.

Alessandro Antinori
Redattore
2.5 2.5
Roma 2014
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