Recensione Lo sciacallo - Nightcrawler (2014)

Esordio registico coi fiocchi per lo sceneggiatore Dan Gilroy, autore di una storia nerissima sulla deriva etica del giornalismo e dell'umanità.

Recensione Lo sciacallo - Nightcrawler (2014)
Lo Sciacallo - Nightcrawler

2014 – Drammatico
3.9 3.9

Louis Bloom non ha un lavoro, non ha sogni o aspirazioni, cerca qualcosa che dia senso alla sua vita, ma non sa esattamente cosa. Vive di espedienti e piccoli furti, ai margini di una città che lo respinge senza mezzi termini. Una sera qualcosa attira l'attenzione dell'uomo. Si tratta di un incidente stradale molto grave che ha portato sulla scena anche alcune troupe televisive. Operatori abituati a quel genere di spettacoli riprendono le operazioni di soccorso e rivendono le immagini alle televisioni locali.

Lou capisce che quello può essere un business molto remunerativo. Compra una piccola telecamera ed una radio della polizia, per poter tenere sotto controllo tutti gli interventi delle forze dell'ordine e inizia a studiarne e i codici. Ben presto, sfruttando la sua atavica mancanza di scrupoli, diventa una celebrità nell'ambiente, fornendo quasi quotidianamente ad un'emittente cittadina i suoi filmati espliciti.

Non si ferma davanti ad un corpo straziato, non esita ad entrare nelle case dove c'è stata una sparatoria, se necessario sposta anche un cadavere per inquadrarlo meglio. E' un mostro. Un mostro che trova l'appoggio totale di Nina, direttrice della TV con cui collabora, una donna spietata e gelida. E quando in una villa della zona ricca di Los Angeles si consuma un triplice omicidio, Lou supera se stesso e mette a segno il colpo della vita, ostacolando però le indagini dei poliziotti.

Cronaca nerissima

Lo Sciacallo - Nightcrawler: Jake Gyllenhaal nei panni del reporter freelance senza scrupoli in una scena del film

Pagine su pagine di appunti presi durante la proiezione possono significare solo due cose, che il film è talmente noioso da volersi impegnare in altro o, al contrario, che è così appassionante da sentire il bisogno di fermare più cose possibili, con la certezza di ritornarci successivamente, a mente fredda, per analizzarle in ogni sfumatura. Nel caso di Lo Sciacallo - Nightcrawler, opera prima di Dan Gilroy, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Mondo Genere, ci troviamo fortunatamente nel secondo caso. Non stiamo parlando di una pellicola priva di imperfezioni, certo, ma tenendo conto che si tratta dell'esordio registico di uno sceneggiatore, non possiamo non apprezzarne le numerose qualità: in primis la ricchezza delle tematiche affrontate, dal discorso sulla perdita dei valori etici a quello sulla spettacolarizzazione dell'informazione, in secondo luogo la padronanza dimostrata da parte del regista nell'uso della macchina da presa, e nel mostrare una Los Angeles notturna e priva di bellezza, la capacità di modulare il tono della narrazione, attingendo a piene mani ad un umorismo nero e grottesco, assolutamente fondamentale per alleggerire una storia disturbante, cattiva fino al midollo. Infine, la presenza di un attore carismatico come Jake Gyllenhaal che qui fornisce una prova davvero maiuscola.

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E' la stampa, bellezza...

Quanti film hanno affrontato le storture e le peculiarità positive del giornalismo e della comunicazione in generale, la deriva "umana" di una nobile professione o la bellezza di un lavoro tra i più difficili? Fin dai tempi di Quarto potere, solo per citare il più noto, il cinema si è spesso interessato al mondo dell'informazione, considerandolo come una sorta di microcosmo a sé, capace di riprodurre, e in certi casi amplificare, dinamiche politico-sociali di svariato genere. I reporter, a differenza degli uomini di cinema, non fanno arte, anzi sono scrupolosamente vincolati al racconto della verità oggettiva dei fatti, ed è forse per questa alterità così spiccata che rappresentano un polo d'attrazione così forte per la Settima Arte. Il giornalista è stato visto come il cane da guardia del potere (Tutti gli uomini del presidente), il cronista romantico sempre dalla parte giusta (Cronisti d'assalto), o l'adorabile canaglia che davanti all'amore di una vita rinuncia allo scoop (Accadde una notte, Vacanze romane).

Lo Sciacallo - Nightcrawler: Jake Gyllenhaal con Rene Russo in una scena del film

Per Dan Gilroy il giornalismo di oggi, e quello televisivo in particolare, possiede un lato oscuro talmente pronunciato da inglobare tutto. Piaccia o no, il regista ci mette davanti a questa verità senza mezzi toni. Lo Sciacallo - Nightcrawler pone quindi l'accento sulla cattiveria e la disumanità di un circuito cannibale che si nutre delle sue stesse vittime per sopravvivere, spettacolarizzando tutto, compresa la morte. Gilroy esaspera il discorso prendendo come simbolo un uomo abietto, malato, disposto a tutto pur di aver successo e poter dire al mondo di essere protagonista.

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Jake Gyllenhaal protagonista de Lo Sciacallo - Nightcrawler

Nel mondo rappresentato da Gilroy, dunque, non c'è spazio per l'empatia, per l'umanità, tutto è finalizzato alla conquista del denaro, è il verdone a dare al protagonista la certezza di esistere. Un discorso così amaro (e crudele) raramente è stato mostrato con tale potenza al cinema, dove invece approdano narrazioni più rassicuranti e stereotipate, che pur facendo intravedere il problema non lo rendono mai disturbante per lo spettatore. Qui il disgusto deve esserci e corrisponde ad un'apertura di occhi su un realtà abomiminevole, quella di un giornalismo che non assolve più alla funzione di cronaca, di resoconto di un fatto, ma interviene su di esso in maniera subdola.

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Come avete potuto capire, sono tantissimi i discorsi in ballo, etici, certo, ma anche estetici, visto che la presenza di un protagonista con la telecamera apre una serie di riflessioni sul senso della rappresentazione in tempo reale di un fatto e su come il cinema, che è invece arte lenta e paziente della ri-creazione, si rapporti ad un medium opposto a sé, anche se utilizza occhi e sguardo per la narrazione. Ciò che conta però è come Gilroy sappia veicolare queste sue idee grazie ad un racconto spettacolare pieno e soddisfacente. Se a Lou basta una telecamerina e un microfono direzionale per poter testimoniare un incidente, il regista risponde con un cinema ricco, emozionalmente incisivo ed esteticamente raffinato. La sua macchina da presa si muove in una Los Angeles notturna antitetica alla luminosa città del cinema che tutti abbiamo in mente; è una metropoli anonima che sembra il palcoscenico ideale per le messe in scena di uno dei suoi figli più emblematici. La fotografia di Robert Elswit, grazie all'uso di grandangoli e il ricorso ad una gamma di colori vividi, riesce a catturare questo spirito inquieto, che l'autore traduce con una pulizia e un ritmo che si esaltano nelle sequenze d'azione, in particolare nella caccia finale al criminale.

Conclusione

Lo Sciacallo - Nightcrawler: Jake Gyllenhaal in una scena insieme a Riz Ahmed

Se Lo Sciacallo ha un difetto, è che in certi punti risulta poco credibile, o meglio, certe soluzioni narrative ci lasciano attoniti per la libertà di cui gode il protagonista di fare il bello e cattivo tempo, senza che nessuno lo fermi. Per quanto questo abbia un senso, percepiamo un pizzico di distonia che lascia l'amaro in bocca. Stesso discorso per la figura femminile che divide la scena con Jake Gyllenhaal, un personaggio, interpretato da Rene Russo, solo abbozzato e poco valorizzato, pur avendo un'importanza strategica per tutta l'evoluzione della storia. Questi sarebbero elementi nocivi in ogni pellicola, ma il regista riesce a bilanciarli, quasi ad annullarli, con una scrittura a orologeria, ricca di colpi di scena e con un epilogo sconvolgente, che ovviamente non vi riveliamo. Alla fine le domande che ci poniamo sono molte di più delle soluzioni che vorremmo avere ed è un grande merito di Gilroy, autore di un signor film.

Francesca Fiorentino
Redattore
4.0 4.0
Roma 2014
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