Lo schiaccianoci in 3D

2010, Musicale

Recensione Lo schiaccianoci in 3D (2010)

L'opera del regista russo andrebbe apprezzata se non altro per la volontà di recuperare una favola nota per il balletto musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij, una storia che al di là dell'atmosfera fiabesca nasconde dei messaggi molto profondi, uno su tutti e cioè la salvaguardia della fantasia dei più piccoli.

Sogno o son desta

Vienna, anni '20. Mary è una bimba di nove anni che trascorre la sua vita annoiandosi nella bella casa dei genitori. E' la vigilia di Natale e la piccola vorrebbe non essere sola in quella notte così speciale, ma il desiderio è destinato a rimanere tale, perché mamma e papà sono interessati ad altro; devono partecipare ad una festa molto importante dove la donna, cantante di successo, si esibirà. A fare da balia a lei e al fratellino Max ci pensa zio Albert, uno scienziato dalla fantasia folle che porta in dono a Mary uno splendido pupazzo di legno che è anche uno schiaccianoci. Quel giocattolo così particolare desta subito l'attenzione della bambina che si sente attratta dall'oggetto. Quando Mary si addormenta lo schiaccianoci prende vita e accompagnerà la ragazzina in un viaggio fantastico alla scoperta di un mondo pieno di fate e balocchi come lo scimpanzè Gielgud, il tamburino Stecco e Tinker il clown; un posto, un tempo felice, ora nelle mani del Re dei Topi, un sovrano senza cuore che si fa guidare da una madre dispotica e che brucia i giocattoli per condannare il popolo all'oscurità. Quando lo Schiaccianoci, legittimo monarca di quel regno, viene preso in ostaggio dal malvagio tiranno, Mary farà di tutto per salvarlo e per portarlo nuovamente ad essere un bambino come tutti.

Video-recensione Lo schiaccianoci in 3D


Elle Fanning, piccola protagonsta del film The Nutcracker in 3D
Aperto dalle immortali note del valzer della fata confetto, il film del redivivo Andrei Konchalovsky, Lo schiaccianoci in 3D arriva in Italia con un anno di ritardo rispetto all'uscita americana, in pieno accordo con una stagione cinematografica che inizia a tingersi dei colori accesi del Natale. Spazio quindi a storie a lieto fine, racconti in cui tutto sembra possibile, anche che i giocattoli prendano vita in un sogno bellissimo. L'opera del regista russo andrebbe apprezzata se non altro per la volontà di recuperare una favola nota per il balletto musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij e coreografato da Marius Petipa nel 1892, ma scritta nel 1816 da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann; una storia che al di là dell'atmosfera fiabesca nasconde dei messaggi molto profondi, uno su tutti e cioè la salvaguardia della fantasia dei più piccoli. Al contrario, la nuova fatica del cineasta russo delude le aspettative della vigilia per la mancanza di originalità e di sincera passione verso la storia che vuole raccontare.

Un'immagine del film The Nutcracker in 3D
Piuttosto ordinario dal punto di vista della messa in scena, il film di Konchalovsky non riesce a restituire sul grande schermo lo stupore e la profondità della favola di Hoffmann, mettendo in risalto solo le performance piuttosto svogliate degli interpreti. La piccola Mary, interpretata da una Elle Fanning comunque efficace, vaga sperduta per questo universo in cui la presenza perturbante dovrebbe essere quella di un John Turturro vestito come Andy Warhol, a capo di un esercito di ratti simili alle SS naziste; paragone ulteriormente avvalorato da altre immagini forti, come quella del fumo nero che si leva dalla fabbrica in cui vengono bruciati i giocattoli. L'autore russo spreca questo potenziale dilungandosi in una narrazione poco avvincente, frammentata da siparietti musicali poco incisivi. Non è stata una buona idea affidare, pur ad un mostro sacro come Tim Rice, il compito di scrivere i testi per le immortali musiche di Čajkovskij, trasformate per l'occasione in canzoncine orecchiabili, graziose ma troppo isolate per poter dare senso all'operazione. Con un occhio a Toy Story 3 - La grande fuga (la scena dei giocattoli al macero) e l'altro a Pinocchio (il burattino che torna bambino, interpretato da Charlie Rowe), l'opera di Konchalovski risulta un ibrido a metà strada tra il film vecchio stile, di cui però non ha il fascino, e la mega produzione ipertecnologica, con tanto di abusato 3D.

Recensione Lo schiaccianoci in 3D (2010)
Francesca Fiorentino
Redattore
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