Recensione Le Week-end (2013)

Arrivato in sala con qualche mese di ritardo, il film di Roger Michell è una gradevole commedia romantica, giocata su toni lievi e malinconici, impreziosita dai notevoli protagonisti Jim Broadbent e Lindsay Duncan e dall'ottimo comprimario Jeff Goldblum.

Recensione Le Week-end (2013)

Nick e Meg sono una coppia di sessantenni di Birmingham, lui professore universitario, lei insegnante di liceo. I due, per festeggiare i loro trent'anni di matrimonio, decidono di concedersi un week-end a Parigi, città dove trascorsero, appena sposati, la loro luna di miele: arrivati nella capitale francese, vengono accolti nell'alberghetto di Montmartre che era stato scelto da Nick, ma se ne allontanano in fretta e furia a causa delle proteste della donna, che rimprovera vivacemente il marito per la sistemazione scelta. Riescono così a trovar posto, dopo le insistenze di Meg, in una suite di un lussuoso hotel del centro, che era stata anche sede del soggiorno in città di Tony Blair; da qui, iniziano le peregrinazioni della coppia per le vie di una città sempre viva e fascinosa, tra corse in taxi per le vie del centro, conti non pagati in ristoranti di lusso, rievocazioni del passato, schermaglie e riappacificazioni, sfuriate da coppia in pensione e gesti d'affetto da ventenni.

Nei due giorni passati nella capitale francese, emergerà la crisi profonda del loro matrimonio, il vuoto lasciato nelle loro vite dal figlio che si è appena allontanato, l'apatia di una convivenza che si trascina ormai priva di stimoli, i rispettivi, impossibili desideri di fuga e di un nuovo inizio. In particolare, l'incontro con Morgan, vecchio amico americano di Nick, e una vivace festa nella sua casa parigina, saranno l'occasione di un ripensamento profondo del proprio rapporto da parte dei due coniugi, e della verifica della possibilità o meno di portare avanti il matrimonio.

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Week-end in Paris

Le Week-end: Jim Broadbent insieme a Lindsay Duncan in una scena del film

Con qualche mese di ritardo, e nel periodo a ridosso della stagione estiva, arriva nelle nostre sale questo Le Week-End, gradevole commedia di Roger Michell (di lui si ricordi il fortunato Notting Hill) che sfrutta l'ammaliante sfondo parigino per mettere in scena, in modo quasi discreto e sussurrato, la storia di una crisi di coppia. Storia che si avvale di due protagonisti d'eccezione, come Jim Broadbent e Lindsay Duncan, nonché di un comprimario di lusso quale Jeff Goldblum; e di cui si notano subito i toni sottilmente malinconici, punteggiati dall'efficace commento jazz di Jeremy Sams che accompagna le passeggiate diurne e notturne, i confronti, gli scontri e le ansie montanti dei due coniugi. Michell, già uso ai toni della commedia romantica meno esplicita, affida molto del film ai suoi due protagonisti, seguendoli da vicino e facendone, per buona parte del film, centro esclusivo della narrazione; lasciando le vie cittadine, i vicoli, le piazze e i bistrot parigini, sullo sfondo, a fare da contorno all'emersione di tutto ciò che un week-end in una città straniera, vissuto faccia a faccia, può portare alla luce. La recitazione e l'interazione tra i due attori, giocata su un'alternanza di toni grotteschi, dolci, lievi o sopra le righe, si rivela cinematograficamente molto efficace, adattandosi al registro poco incline all'urlo e al didascalismo che Michell ha voluto dare al film. Nella costruzione del personaggio interpretato da Broadbent sembra di vedere, a tratti, echi di un Woody Allen meno nevrotico, più incline alla rassegnazione: caratterizzato dagli stessi sprazzi di divertito cinismo, che celano tuttavia (con difficoltà) il mal di vivere e il disperato desiderio del personaggio di aggrapparsi a un rapporto che sembra scivolargli tra le mani.

Il fascino realistico della borghesia

Le Week-end: Jim Broadbent e Lindsay Duncan in una scena del film

Con una regia che sceglie di farsi da parte, senza cedere alle tentazioni del film-cartolina, buona parte della riuscita di Le week-end è affidata alla sceneggiatura di Hanif Kureishi (alla sua quarta collaborazione col regista): il suo modo di delineare i caratteri è all'insegna di un'accentuazione grottesca appena accennata, di sottolineature che vengono portate avanti quel tanto che basta per meglio evidenziare i temi intorno ai quali ruota la storia, senza farle perdere di credibilità. I motivi della commedia romantica, declinati in un'età che (anche se nessuno dei due protagonisti vuole ammetterlo) si avvia a lambire la vecchiaia, si sommano a quelli del rimpianto del passato, dei dimenticati fervori giovanili e della disillusione dell'età adulta. Il riuscito personaggio interpretato da Goldblum, in questo senso, e la parte del film ambientata durante la festa da lui organizzata, mostrano il carattere decadente di certa borghesia intellettuale parigina, ma anche la disperata ingenuità di chi, intrappolato in una vita che non è la propria, sceglie di aggrapparsi a un'immagine idealizzata (che sia quella di una relazione, o il ricordo poco rispondente alla realtà di un amico) per darsi la forza di andare avanti. Temi non certo nuovi, questi, ma trattati dallo script con un equilibrio e una misura notevoli, che insieme alle ottime prove attoriali (lo stesso Golblum tratteggia in modo egregio il suo yankee, parigino d'adozione) bastano per fare di Le week-end una commedia superiore alla media dei prodotti del genere. Ed è da apprezzare, in questo senso, anche la scelta di un finale improntato esso stesso al realismo, che non chiude né tantomeno consola, limitandosi a suggerire possibilità senza offrire vie d'uscita. Un non-finale che avvicina in fondo il film alla vita, in cui non si dà mai un vero ending, che sia happy o no.

Conclusione

Le Week-end: Jeff Goldblum in una scena del film

In un genere che sforna prodotti-fotocopia a ripetizione, vale la pena fermarsi a dare un occhio a un film come quello di Michell: ciò, malgrado l'infelice scelta del periodo distributivo, visto che il divertimento velato di malinconia che offre è decisamente "autunnale".

Marco Minniti
Redattore
3.5 3.5
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