Le Vendeur

2011, Drammatico

Recensione Le Vendeur (2011)

Il film di Pilote è un'opera compiuta e raffinata, costruita con mestiere attorno ad un personaggio principale che non si riesce a dimenticare, simbolo di una società che tutto consuma in nome del guadagno.

E' finito l'inverno

C'è qualcosa che non va in Marcel Levésque se chiama amici tutti i suoi clienti. Il vezzo è solo una strategia di marketing per fidelizzare il possibile acquirente di una macchina, naturalmente più disposto alla spesa se percepisce di avere a che fare con una persona vicina e non solo con un commesso. L'uomo quindi non dà alcun peso a questa semplice parola. Sta svolgendo al meglio il suo mestiere. E conosce tanti altri trucchi, piccoli e grandi escamotage, ad esempio farsi dire dai meccanici accomodanti il nome di qualcuno bisognoso di cambiare veicolo, per agguantare la preda; oppure registrare le conversazioni con i clienti e riascoltarsi per comprendere quali siano stati i possibili errori che hanno impedito l'affare. E' grazie a questi metodi che Marcel è diventato il venditore numero uno della sua concessionaria, una vera leggenda in giacca e cravatta in quella piccola cittadina del Quebec del Nord, affossata da una crisi economica senza scampo, dopo la chiusura della principale fabbrica di Dolbeau-Mistassini. In una esistenza dominata solo dal bisogno di vendere, anche a chi come Francois Paradis non può permettersi un pick up nuovo perché da mesi è in cassa integrazione, solo due persone contano davvero per lui, la figlia Maryse e il nipote Antoine. Quando un incidente gli strappa quanto di più importante, Marcel riconsidera tutti i valori della sua vita, dapprima gettandosi a capofitto nel lavoro, ignorando volontariamente il dolore, poi riappropriandosi poco alla volta di quella umanità sempre tenuta a bada.

Gilbert Sicotte in una scena de Le vendeur
Il giovane regista canadese Sébastien Pilote compie un piccolo miracolo raccontando con grande senso della messa in scena il progressivo scioglimento di un cuore gelido, solo di tanto in tanto attraversato dal vero affetto per gli altri. Le vendeur, pregevole esordio registico, presentato in concorso al Torino Film Festival 2011, è un'opera compiuta e raffinata, costruita con mestiere attorno ad un personaggio principale che non si riesce a dimenticare, un simbolo di una società che tutto consuma in nome del guadagno. Marcel, ottimamente interpretato da Gilbert Sicotte, non è affatto un essere spregevole, ma è una persona che semplicemente pensa al profitto e non riesce ad interpretare i rapporti umani distaccandosi da questa ottica.

Le vendeur, Gilbert Sicotte in una scena del film
Grazie ad uno stile asciutto ma emotivamente trascinante, Pilote riesce a dire molto del suo protagonista, mostrandolo attraverso piccoli gesti apparentemente senza valore; somiglia alle macchine che ha in esposizione, perfette ma immobili e coperte di neve. Affettuoso solo con figlia e nipote, dopo la morte dei due l'uomo vive l'angoscia di chi sa di aver perduto tutto, con una vecchiaia che trasforma la solitudine in isolamento. Una sensazione desolante ulteriormente amplificata dai paesaggi innevati e gelidi del Canada, resi con notevole pulizia formale dal cineasta nordamericano. Se crisi umana ed economica vanno a braccetto, è nel soprendente rapporto con Francois che Marcel ritrova qualcosa che sembrava aver perduto, quel barlume di verità che sarà il prologo di una primavera che finalmente arriva, come suggerisce il bellissimo finale con i bambini che corrono in bicicletta, giocando con il cartello che scandiva impietosamente i giorni di chiusura della fabbrica. I due non parlano quasi mai, se non durante le trattative per l'acquisto di un nuovo furgone, spesa che per Francois rappresenta prima una sorta di incentivo benaugurante per il futuro e poi uno scoglio impossibile da superare con la sua precaria situazione economica. Sull'onda di un sentimento nuovo Marcel salva l'operaio dal suicidio e quando il poliziotto gli chiede se fosse suo amico risponde sinceramente 'No, gli avevo solo venduto un furgone', ponendo fine a quel triste gioco che aveva sostenuto la sua vita fino a quel momento. L'amicizia poco ha a che fare con la clientela e per Marcel l'inverno è davvero finito.

Recensione Le Vendeur (2011)
Francesca Fiorentino
Redattore
4.0 4.0
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