L'amore bugiardo - Gone Girl

2014, Thriller

Recensione L'amore bugiardo - Gone Girl (2014)

Fincher sceglie di giocare con la luce naturale per sviluppare un percorso forse esteticamente meno scioccante ma capace di costruire una inquietudine perenne alimentata da una incertezza che non sembra certo destinata a trovare risposte.

L'amore bugiardo - Gone Girl

2014 – Thriller
4.0 4.0

Nick ed Amy sono la coppia perfetta. Lui è dotato di un fascino caldo e familiare con un sorriso da ragazzo della porta accanto pronto ad illuminarlo all'improvviso. Lei è bionda e longilinea caratterizzata da una bellezza dal gusto british solo a tratti un po' fredda e artefatta. Entrambi fanno orgogliosamente parte di una classe culturale alta che, dal riservato angolo del loro appartamento di Brooklyn con vista su Manhattan, assapora il gusto sottile di essere parte ben integrata di una realtà eccitante come quella newyorkese. E non potrebbe essere diversamente visto che Nick, pur arrivando da una condizione familiare più umile, ha conquistato l'ambito posto al sole grazie alle sue doti da giornalista, mentre Amy è l'ispirazione in carne ed ossa di Amazing Amy, un successo editoriale per bambini creato con scopi educativi dai suoi genitori trasformatosi, decennio dopo decennio, in un altre ego ingombrante.

A sconvolgere l'andamento di questa coppia così equilibrata, impegnata a vivere, fare l'amore e rispettare le personali caratteristiche arriva l'imprevisto, un twist drammatico capace di sovvertire tutto l'ordine costituito. La crisi economica si abbatte sugli Stati Uniti come un tornado e non ha alcuna intenzione di risparmiare la luminosa New York. E' così che Nick, defraudato del proprio successo e di una professione che lo qualificava profondamente, decide di trapiantare una moglie decisamente cosmopolita nella sua piccola cittadina natale in Missouri. Qui la quotidianità non è emozionante e vorticosa, ma scorre lenta e sempre uguale a se stessa seguendo il pacifico corso del fiume che costeggia la casa della coppia. Ed in tanto silenzio, riempito solamente dalla perenne e soffocante attenzione dei concittadini, la bellezza di Nick ed Amy comincia a mostrare i primi gravi segni di cedimento. Fino a culminare con la scomparsa di lei il giorno del loro quinto anniversario. Sarà una casualità o frutto di un progetto sofisticato? Qualunque sia la risposta, il marito è sempre il primo sospettato.

Il dubbio

L'amore bugiardo - Gone Girl: Ben Affleck con Rosamund Pike in una scena del film

Possiamo essere sicuri di conoscere veramente la persona con cui condividiamo la nostra esistenza? Non è consueto trovarsi di fronte ad un'opera, letteraria e cinematografica, in grado di sollevare un interrogativo quasi esistenziale e di sostenerlo con sicurezza per l'intera durata della narrazione. Nel caso di L'amore bugiardo - Gone Girl tutto nasce dalle parole di Gillian Flynn, autrice dell'omonimo romanzo best seller, capace di affrontare una vorticosa e profonda analisi della coppia, senza risparmiare colpi bassi per entrambi le parti, attraverso la struttura narrativa del thriller. A lei, poi, si è unito un regista come David Fincher che, riconoscendole un gusto simile nel racconto dell'assurdo psicologico e nell'utilizzo del colpo di scena, ha dato luce ed ombra alle parole e corpo all'umana imperfezione dei personaggi. Il risultato è la costruzione di un tarlo, la formulazione di una teoria in cui il dubbio ha una posizione di primo piano senza il quale nulla di ciò che vediamo avrebbe senso di esistere. Lontano dalla visione cinematografica estrema e creativa degli anni giovali che lo ha portato ad ideare dei cult del mistero psicologico come Seven e Fight club, Fincher non rinuncia certo al suo gusto per il thriller e ad una certa interpretazione nichilista della realtà arricchita da atmosfere dark, ma sceglie di esprimersi attraverso uno stile a prima vista più minimalista, già sperimentato in Millennium - Uomini che odiano le donne.

Rosamund Pike in una scena de L'amore bugiardo - Gone Girl
L'amore bugiardo - Gone Girl: una scena tratta dal film

Per questo motivo, da sempre interessato alla gestione dei rapporti umani e alle sinergie create con l'esterno, affida gran parte della responsabilità alle personalità controverse dei protagonisti e ad una ambientazione, come quella della piccola provincia americana, che sembra ispirare in modo naturale il consumarsi di delitti. Così, sostenuto dal lavoro della Flynn e da una sceneggiatura in cui il dialogo interiore è stato messo a servizio della sintesi cinematografica senza perdere efficacia drammatica ne umoristica, il regista sceglie di giocare con la luce naturale della zona e i luoghi meno battuti della mente umana per costruire un percorso, forse esteticamente meno scioccante, ma capace di costruire una inquietudine perenne alimentata da una incertezza che non sembra certo destinata a trovare risposte nel sorriso vagamente sardonico di Nick, e neanche nella fredda intelligenza di Amy. Anzi in loro si alimenta e attraverso questi imbroglia, disorienta per poi lasciare lo spettatore libero di trovare una risposta personale, ma sempre ben lontana dall'essere rassicurante.

Golden boys and cool girls

L'amore bugiardo - Gone Girl: foto ricordo per Ben Affleck e Rosamund Pike

È evidente che non esiste la coppia perfetta per il semplice fatto che in natura non esistono esseri umani al di sopra di critiche o biasimi. Però può, in alcuni casi, verificarsi il casting perfetto. Ossia quel magico momento in cui gli attori scelti sembrano essere l'immagine vivente di personaggi in attesa di prender vita. E se il film in questione basa gran parte della sua forza proprio sui caratteri, l'elemento diventa essenziale, se non vitale. Nel caso di Gone Girl si è verificata questa rara congiunzione astrale perché, dopo soli pochi minuti di visione, si ha la certezza che non potevano esserci altri interpreti al di fuori di Ben Affleck e Rosamund Pike. Sicuramente più apprezzato come regista che come attore, Affleck è stato sempre considerato un uomo dalla quieta bellezza che non lo ha mai catalogato tra i sex symbol più arditi. Questo elemento, e la sua conoscenza degli effetti collaterali derivati da sovraesposizione mediatica, lo ha reso il candidato migliore per dare volto a Nick, un uomo eternamente divorato dalla sua necessità di essere a tutti i costi, anche contro la propria natura, "il bravo ragazzo". In questo modo Affleck costruisce il ritratto di un personaggio che gravita costantemente tra la condizione di vittima e quella di carnefice, dando per scontata una certa mancanza di intelligenza e consapevolezza.

L'amore bugiardo - Gone Girl: Ben Affleck nella prima immagine del film

Ma non bisogna mai fermarsi alla prima impressione, tanto meno in un thriller diretto da Fincher. Perché dietro gli abiti anonimi ed una apparente freddezza, Nick nasconde una mente brillante pronta a sostenere la sofisticata caccia al tesoro imposta dal desiderio di punizione di una moglie che, delusa dalla spasmodica ricerca dell'ideale, ha deciso di metter in palio la sua stessa vita. Ed in questo dialogo serrato tra coniugi, in cui l'esterno non può che partecipare come semplice spettatore o pedina di un gioco dalle regole sconosciute, l'altra voce fondamentale è rappresentata proprio da Amy, donna dotata di una mente allo stesso tempo razionale ed emotiva. Per lei la Pike mette in gioco la sua bellezza un po' fissa e glaciale, degna delle bionde più famose di Hitchcock capaci, almeno sulla carta, di qualsiasi doppio gioco. L'attrice inglese rispetta pienamente le aspettative senza alcun limite, soprattutto nel momento in cui la sua Amy compie la trasformazione da cool girl a bitch. In questo modo, nonostante le rimostranze di gruppi di neo femministe oltraggiate da questo personaggio poco rappresentativo per il genere, la Pike rivendica il diritto delle donne ad avere una natura dark e a mostrarla in tutta la sua splendida cupezza.

L'amore bugiardo - Gone Girl: Ben Affleck insieme a Rosamund Pike in una scena

Sarà per questo che, nonostante gli evidenti eccessi caratteriali del personaggio ed una chiara punta di schizofrenia dovuta dalla necessità di confrontarsi con un'immagine artefatta di se, ad Amy viene riconosciuto il potere di creare la scintilla di quel sospetto destinato ad accompagnare lo spettatore per lungo tempo. Ed è con tocco deciso di humor nero che Fincher crea una perfetta coppia in crime il cui scopo è di mostrare la sottile linea che separa il reale dall'artefatto, il desiderato dal possibile. Perché, andando oltre ogni possibile giudizio morale ed etico, il regista mette in scena una teoria scioccante dove la realtà stessa nasce dalla mistificazione e da un costante e spesso consapevole gioco di ruoli.

Conclusione

Con Gone Girl, intimo senza essere invasivo e inquietante senza cadere nel compiacimento, David Fincher costruisce ancora una volta un thriller in cui la mente umana è un labirinto misterioso in cui perdersi.

Recensione L'amore bugiardo - Gone Girl (2014)
Tiziana Morganti
Redattore
4.0 4.0
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