Recensione La madre (2014)

Dopo il libero adattamento di Mario Monicelli del 1954, il romanzo breve di Grazia Deledda viene portato al cinema da Angelo Maresca; l'amore scandaloso tra un prete e una donna e le trame della di lui madre per separarli, rivivono in un'opera prima visivamente accattivante, ma vuota.

Recensione La madre (2014)

Don Paolo è un prete amato e rispettato dai parrocchiani; condivide la sua abitazione con la madre, Maddalena, una signora ormai sfiorita, che soffre per una vita avara di soddisfazioni. L'unica eccezione è quel figlio bellissimo e santo che lei ha voluto donare a Dio in segno di buona volontà e con la speranza di veder riscattata la sua esistenza. Paolo, però, è un uomo, non un santo e l'amore che prova per Agnese, un'avvenente donna solitaria, è una passione che non conosce limiti ed è un sentimento così travolgente da spingerlo a interrogarsi sulla fede e sull'appartenenza alla Chiesa.

E' tuttavia Maddalena ad entrare in crisi per quell'affaire scandaloso; terrorizzata dal poter perdere la serenità conquistata e di vedere suo figlio perdersi tra le braccia del demonio, la donna è vittima di un crescente senso di inquietudine che la porta ad avere delle allucinazioni in cui si confronta con il diabolico Don Quirico, un ex sacerdote che anni prima abbandonò la Chiesa per seguire i piaceri della carne. Completamente scissa dalla realtà, Maddalena tenta in tutti i modi di far tornare Paolo sui suoi passi, ma l'uomo sembra aver ormai compiuto la sua scelta.

Grazia Deledda, lo sguardo di una donna

Carmen Maura e Stefano Dionisi a tavola in una scena de La madre

E' encomiabile la scelta di Angelo Maresca di voler adattare per il cinema il romanzo breve di una delle nostre più grandi scrittrici, Grazia Deledda. Pubblicato a puntate sul quotidiano Il tempo nel 1919 e successivamente dall'editore Treves, La madre è una sorta di distillato della poetica deleddiana. La descrizione di una Sardegna rurale, primitiva, si accompagna ai tormenti di uno scarno gruppo di personaggi devastati nel profondo dalle passioni che li agitano. L'amore scandaloso tra un uomo e una donna, divisi da una barriera sociale invalicabile, dà occasione alla madre di irrompere negli aspetti più intimi della vita del figlio, dove nessuna mamma dovrebbe mai arrivare. Maresca si confronta liberamente con queste tematiche, appoggiandosi ad uno stile molto ricercato e formalmente ineccepibile, ma prendendosi delle libertà narrative che in certi momenti snaturano il senso profondo del racconto della Deledda. In primo piano, a nostro parere, dovrebbe esservi il desiderio di un uomo di vivere pienamente la sua identità maschile, nel rapporto totalizzante e appassionato con una donna. Un tema, questo, che diventa ordinario nella trasposizione di Maresca che, collocando la vicenda ai giorni nostri, sottrae alla storia la sua forza originale, trasformandola in una soap opera elegantemente confezionata.

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Il prete bello

Un intenso primo piano di Stefano Dionisi nel drammatico La madre

Se è vero che il romanzo breve di Grazia Deledda su questo si concentrava, sulla lotta tra bene e male per la conquista del cuore puro di Paolo e sul senso di colpa che si prova a doversi barcamenare tra desiderio, passione, amore e fede in Dio, un'ambientazione contemporanea avrebbe potuto offrirci una (doverosa) chiave di lettura diversa, meno focalizzata sull'aspetto "religioso" della storia e più legata, ad esempio, a quello patologico. Maresca invece semplifica il materiale di partenza e si limita a mostrare, senza alcuna copertura, tutto ciò che nel racconto della Deledda veniva straordinariamente tratteggiato. Gli amplessi tra Agnese e Paolo sono così ostentati senza mediazioni, quasi si volesse cercare a tutti i costi un'immagine scandalosa, che in realtà di osceno ha solo la manifesta volontà di sconcertare; la tensione erotica che scorreva sotterranea e potente nelle pagine della scrittrice sarda, qui esplode e viene esibita come se fosse l'unico reale motivo di interesse del regista.

Carmen Maura abbraccia Stefano Dionisi in una scena de La madre

La sensualità, la carnalità del rapporto tra Paolo (Stefano Dionisi) e Agnese (Laura Baldi) sono elemento sostanziali della storia, al pari del progressivo deperimento di Maddalena, una donna vilipesa nel profondo e incapace di provare affetto verso il prossimo che Carmen Maura sa interpretare con la giusta partecipazione, ma il tentativo del regista ci appare quanto mai malizioso. Maresca, tuttavia, possiede grandi qualità nella messa in scena e le possiamo apprezzare nel modo di rappresentare gli spazi del racconto, girato tra gli stranianti paesaggi dell'EUR. Il rigore e la bellezza metafisica delle ambientazioni, ci ricordano le atmosfere di un quadro di De Chirico; spazi ampi, "moderni" e raggelanti, quelli della Chiesa, che diventano il teatro del folle svelamento di una donna e di una passione destinata a sconvolgere le vite dei protagonisti.

Conclusione

Pur offrendo spunti di riflessione buoni, in particolare sul ruolo rovinoso che una madre "pazza" possa avere sulla vita di un figlio, arrivandolo a privare di una sessualità forte e vitale, il film di Angelo Maresca non riesce a catturare la nostra attenzione, scivolando lentamente nel racconto lezioso di una vicenda priva di agganci con la nostra realtà.

Francesca Fiorentino
Redattore
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