Recensione Kumiko, the Treasure Hunter (2014)

Dal Sundance a Berlino il viaggio del personaggio interpretato da Rinko Kikuchi dal Giappone a Fargo sulle tracce di una valigetta piena di soldi e guidata da un'ossessione per i David and Nathan Zellner.

Recensione Kumiko, the Treasure Hunter (2014)

The Road to Minnesota

Dal Sundance a Berlino, una tratta percorsa non di rado dai film inseriti nel cartellone del festival tedesco. Per Kumiko, The Treasure Hunter è un viaggio compiuto con la raccomandazione del suo produttore Alexander Payne, ed è senza dubbio più agevole di quello che deve affrontare la sua protagonista Rinko Kikuchi, la Kumiko del titolo, dal suo Giappone ad un angolo del Minnesota, condotta dalla sua ossessione per un tesoro nascosto... E per i Coen.

La predatrice della valigetta perduta
Vediamo l'ossessione della ragazza già dalle prime battute, in una sequenza onirica in cui munita di mappa si fa strada sulle rocce per rinvenire una VHS sepolta in una grotta. La videocassetta contiene una copia rovinata di Fargo dei Coen, dalla quale estrapola due informazioni cruciali: l'indicazione che si tratta di una storia vera ed il luogo in cui viene sotterrata una valigetta piena di contante.
Bizzarra, chiusa in sé stessa ed incapace di integrarsi nel frenetico e superficiale mondo in cui vive, con comportamenti al limite del sociopatico, Kumiko si getta anima e corpo in questa avventura: libera l'adorabile comiglietto Bunzo, ruba la carta di credito aziendale, e volta negli States, a Minneapolis, per raggiungere Fargo e la X in cui scavare per rinvenire il tesoro che solo lei sembra aver scovato.
Il viaggio la porta ad entrare in contatto con alcuni bizzarri personaggi che cercheranno di dissuaderla e, per quanto possibile, aiutarla, fino ad un finale ugualmente onirico.

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Questo non è il Nebraska

Una scena del film Kumiko, the Treasure Hunte
La produzione di Payne fa venire in mente un altro recente viaggio on the rosd, quello di Bruce Dern alla ricerca del suo fantomatico milione di dollari. Ma, pur con presupposti simili, tono e passo del film di David e Nathan Zellner sono diversi: Kumiko è sola nella sua missione, chiusa in sé stessa e la costruzione del film segue e rispecchia la sua chiusura verso l'esterno, la sua folle visione del mondo. È brava Rinko Kikuchi a trasmettere questa asocialità, quella capacità di insistere e perseverare contro tutto e tutti, e reggere l'impronta di un film focalizzato su di lei in modo così marcato, senza stonare nemmeno nei riusciti faccia a faccia con alcuni dei personaggi che incontra, su tutti un agente locale che cerca di capirla ed aiutarla.

L'eroina dei due mondi
Un altro punto interessante del film degli Zellner è il saper risultare autentico sia nella metà ambientata nella frenesia di Tokyo, sia in quella così diversa sulle strade del Minnesota, verso una Fargo immersa nel gelo. Due mondi diversi che però non rendono il film slegato, concentrato com'è su una figura centrale che va avanti senza cambiare idea ed atteggiamento a dispetto dell'ambiente che cambia intorno a lei.
È lei, la Kumiko del titolo a fungere da efficace filo conduttore e guidare lo spettatore nella sua improbabile quanto affascinante missione.

Antonio Cuomo
Redattore
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