Recensione Kahlil Gibran’s The Prophet (2014)

Con The Prophet, Roger Alles decide per un approccio decisamente adulto all'animazione, lasciando che la resa visiva venga definita da chiari riferimenti pittorici.

Recensione Kahlil Gibran’s The Prophet (2014)
The Prophet

2014 – Animazione
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Nessuno può imprigionare un uomo, né le mura di una casa, né il suo stesso corpo. Ognuno di noi è uno spirito libero come il vento, ma attenti a rivelare questo segreto. Non sono in molti a conoscerlo. Questa è la prima lezione che la piccola Almitra apprende da Mustafa, prigioniero politico agli arresti domiciliari nell'immaginaria isola di Orphalese. L'uomo, considerato un pericoloso criminale per le sue idee di amore universale e libertà sembra essere l'unico in grado di entrare in contatto con la ragazzina ed il silenzio che l'accompagna dalla morte del padre. Nel giorno del loro primo incontro, però, i due vengono immediatamente divisi visto che Mustafa viene liberato e scortato al porto per tornare nella sua città natale.

Ma dietro questo trasferimento si nasconde la volontà da parte del governo tirannico di scardinare definitivamente il legame tra il profeta e il popolo. La mente ristretta e offuscata degli uomini di potere, però, non è capace di vedere una realtà tanto impalpabile quanto concreta. Ossia che esistono alcuni legami le cui radici sono destinate a perdurare oltre la presenza fisica e la vita stessa. Ed in questa visione generale Almitra non solo ritrova la parola, ma si trasforma nella custode della memoria di Mustafa donando al suo pensiero ali destinate a volare per sempre.

Il viaggio del profeta

Kahlil Gibran's The Prophet: un'immagine tratta dal film d'animazione

Ci sono dei progetti la cui realizzazione impone di percorrere una lunga strada, l'attesa dei tempi giusti e l'incontro di persone in grado di condividere una visione. Per questo motivo il produttore Steve Hanson ha impiegato ben dieci anni prima di vedere sul grande schermo la sua trasposizione dello storico best seller The Prophet. Scritta dal libanese Kahlil Gibran, questa raccolta di poesie e riflessioni esistenziali rappresenta un vero miracolo dell'editoria, visto che dal 1923 non è mai uscito fuori catalogo ed è stato tradotto in 40 lingue. Questo, e la forza delle parole contenute, hanno spinto anche Salma Hayek ad entrare nel progetto con la volontà di rendere omaggio alle sue origini libanesi. Ma come tradurre per il cinema un'opera letteraria divisa in capitoli e senza un unico filo narrativo? E, soprattutto, quale forma dare all'insieme? Come risposta al primo interrogativo, si è pensato di costruire ex novo una storia principale cui affidare il compito di collegare ogni parte individuale. Mentre per la resa estetica e lo stile si è deciso di optare per l'animazione, genere deputato a rimandare e rendere concreta l'idea stessa di poetica attraverso l'occhio e la sensibilità esperta diRoger Allers. Eppure, nonostante grandi successi come Il re leone, La bella e la bestia e Aladdin, questa volta lo storico regista non riesce nella magia di creare un corpo unico dotato di un respiro universale in grado di affascinare un pubblico famigliare.

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Così, mentre l'incontro tra la piccola Almitra e il profeta mostra i segni di un'evidente prevedibilità, soprattutto nella tematica messianica, allo stesso tempo i singoli capitoli si ergono in tutta la loro individualità mostrando chiaramente i tratti degli otto animatori internazionali che hanno interpretato le diverse poesie. In questo modo la bellezza estetica e la qualità artistica di ogni singolo quadro gioca ad offuscare l'insieme in una gara di interpretazione visiva su argomenti universali come il lavoro, la libertà, la maternità e l'amore.

Dipingere la poesia

Kahlil Gibran's The Prophet: una scena del film animato

Nonostante il regista Alles si possa considerare una delle personalità più esperte nel racconto animato per ragazzi, e non solo, con Kahlil Gibran's The Prophet decide un approccio decisamente adulto, lasciando che chiari riferimenti pittorici definiscano la resa visiva. In questo modo, attraverso la voce profonda di Liam Neeson, non solo le poesie di Gibran acquistano una melodia vocale, ma vengono tratteggiate attraverso delle vere e proprie pennellate di colore e forma che, dai tratti di un disegno infantile passano per i campi di grano di Van Gogh, ai danzatori di tango di Vettriano fino all'estasi d'amore in oro zecchino di Klimt. Questo, ovviamente, arricchisce il valore artistico dell'opera ma allo stesso tempo la snatura, rendendola una creatura esclusiva, riservata ad un pubblico interessato, oltre che in grado di cogliere la ricchezza dei riferimenti. Il che, artisticamente parlando, non è certo un limite, ma lo diventa se messo in relazione ad una distribuzione cinematografica che sembra poco incline alle sperimentazioni.

Conclusione

Pur apprezzando la visione artistica e il respiro adulto che Allers ha voluto regalare a questa animazione, il film non riesce a definirsi come un'opera completa e uniforme, completamente divorata dalla bellezza e dall'individualità dei singoli capitoli che, direttamente dalle pagine di Gibran, prendono vita sul grande schermo.

Tiziana Morganti
Redattore
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