Recensione Il Sud è niente (2013)

Per il suo esordio nel lungometraggio, Fabio Mollo racconta un Sud che è luogo dell'anima prima che territorio fisico, governato da un silenzio spietato e doloroso, a volte capace di uccidere.

Recensione Il Sud è niente (2013)

Il suono del silenzio

Sud Italia, in un paese sullo stretto di Messina. Grazia, 17 anni, vive con suo padre Cristiano, proprietario di una locale pescheria; la ragazza non ha mai superato il trauma della scomparsa di Pietro, fratello emigrato anni prima in Germania, e morto in circostanze che le sono sempre state tenute nascoste. Da allora, Grazia è cresciuta assumendo sembianze sempre più mascoline, con un carattere ombroso e taciturno. Un giorno, mentre la giovane sta facendo il bagno in mare, crede di scorgere nell'acqua la figura del fratello: da lì, si convince che suo padre non le abbia detto la verità sulla sua scomparsa. Successivamente, la ragazza è convinta di vedere di nuovo suo fratello presso il luna park locale, mentre parla con Carmelo, figlio di un giostraio: Grazia fa così amicizia con il giovane, e decide di mettersi insieme a lui alla ricerca di suo fratello. Nel frattempo, l'attività di Cristiano viene minacciata in modo sempre più aggressivo da una famiglia di malavitosi locali.

Video-recensione Il Sud è niente


Il Sud è niente: Vinicio Marchioni in una scena è Cristiano
Col suo primo lungometraggio di fiction, Fabio Mollo (già documentarista e partecipe del film collettivo Napoli 24) decide di raccontare il "suo" Sud. Un Sud che, per usare le stesse parole del regista, è più luogo emozionale che fisico, territorio caratterizzato da un "non detto" che si espande sino a fagocitare ogni aspetto della vita. E' il silenzio, il vero protagonista de Il Sud è niente, un silenzio che si esprime tanto in piccolo, nelle reiterate, mute interazioni tra Grazia e Cristiano, quanto in grande, nell'omertà che, da regola eterna e immutabile, continua a governare la realtà sociale di quei territori. Un silenzio, letteralmente, letale, che significa conformismo e rassegnazione, impossibilità di stabilire un contatto, di comprendere e comprendersi. L'unica ribellione possibile sembra essere la violenza, anch'essa muta, operata dalla protagonista sul proprio corpo: una sua forzata trasformazione che supplisce a ciò che quella stessa, spietata realtà ha voluto portar via. Oppure, l'immersione in un grembo acquatico dal carattere, anch'esso, fortemente simbolico: luogo di nascita e morte, fonte potenziale di rigenerazione, limbo neutro carico di possibilità. In quell'acqua che separa due territori, ma anche (simbolicamente) due mondi che non comunicano, la protagonista proverà a ritrovare, o forse trovare per la prima volta, se stessa.

Il Sud è niente: Miriam Karlkvist in una scena subacquea del film
La cifra stilistica utilizzata dal regista, per questo interessante esordio, è quella di un asciutto realismo, contrappuntato tuttavia da elementi onirici. La presenza di Pietro è elemento costantemente presente, fantasmatica figura che, forse anch'essa impossibilitata ad esprimersi a voce, sembra comunque indicare a tutti i protagonisti una possibile via d'uscita. Resta qualche dubbio, in una messa in scena comunque rigorosa, sulla scelta del regista di trattare le apparizioni, gli elementi più propriamente fantastici, con lo stesso registro usato per la vicenda principale: l'eccessiva asciuttezza del tono rischia, in parte, di scarnificare oltremodo la narrazione, facendo precipitare anch'essa in un deleterio silenzio. Mollo sceglie di sottrarre forse troppo, sacrificando quell'elemento emozionale che voleva essere cuore pulsante della vicenda. Eppure, non si possono non citare singole, notevoli sequenze, che restano a lungo impresse nella memoria dopo la visione: la danza notturna di Miriam Karlkvist e Andrea Bellisario (entrambi esordienti, di cui la prima veste - in modo perfetto - i panni della giovane protagonista); e il montaggio finale, con l'apparizione di Pietro a fare da deus ex machina più apparente che sostanziale, in una nota di speranza che è in realtà tutta interna alla mente, e all'atteggiamento, dei protagonisti. Frammenti di ottimo cinema, in una struttura a tratti ingessata, ma certo pulsante di contenuti e suggestioni.

Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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