Recensione Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)

Tre uomini diversi ed un destino comune, segnato dalla crisi economica e dall'avventata sete di guadagno del più ricco della congrega. Fortunatamente l'amicizia è più preziosa dei soldi.

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Il ricco, il povero e il maggiordomo

2014 – Commedia
2.8 2.8

Brutta bestia la crisi economica. Un giorno sei ricchissimo, hai una moglie bella con la puzza sotto il naso, una casa con piscina, svariate Maserati e un fido maggiordomo, quello successivo sei praticamente in mutande, rifiutato da quelle persone che solo fino a poche ore prima erano disposte a donarti un rene. Il povero Giacomo Maria Poretti passa attraverso queste fasi con incredibile nonchalance e dopo aver bruciato i risparmi di una vita in un avventato investimento in Burgundi, diventa povero, portando con sé l'amabile Giovanni, distinto servitore innamorato del bushido e della bella Dolores e l'apolide maculato Aldo, nullafacente cronico che dopo essere stato investito da Giovanni, pensa bene di ricattare i due facendosi risarcire. Ovviamente nell'immediata vigilia del tracollo finanziario di Poretti.

Dubbia moralità, ma cuore buono, Aldo offre agli sventurati un tetto e pochi pasti caldi, in attesa di rifarsi con gli interessi per il rovescio di fortuna. Grazie alle cure di Calcedonia, temibile matriarca di ferro, i tre formano incredibilmente una famiglia e insieme provano ad architettare un piano per recuperare il denaro perso e tornare alla situazione di prima. Elemento chiave della strategia, le capacità camaleontiche di Aldo, chiamato a diventare per l'occasione un noto petroliere azero, uomo ricco e seduttivo che dovrebbe affascinare la banchiera Assia. Il condizionale è d'obbligo, visto che il povero Aldo è ancora tramortito da un perduto amore.

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La crisi c'è (e si vede)

Il ricco, il povero e il maggiordomo: i registi e protagonisti del film Aldo, Giovanni e Giacomo in una scena

Dal 1997, anno del loro debutto al cinema con il cult Tre uomini e una gamba, Aldo Baglio, Giovanni e Giacomo, meglio noti come Aldo, Giovanni e Giacomo, si sono contraddistinti per la vena surreale della loro comicità, quella capacità originalissima di raccontare i dubbi e le paure di una generazione inconcludente e indefinibile in maniera deliziosamente folle, pur senza allontanarsi troppo dalla realtà. Col passare del tempo la loro maturazione artistica ha preso forme via via sempre diverse, approdando a storie meno vulcaniche rispetto agli esordi, e forse meno trascinanti. E la tendenza è confermata (purtroppo) anche dal loro nuovo film, Il ricco, il povero e il maggiordomo, firmato assieme a Morgan Bertacca, che assieme a Massimo Venier, Marcello Cesena e Paolo Genovese arricchisce il novero dei co-registi del trio. Da qualche anno a questa parte, insomma, sembra che i tre fatichino a trovare il passo dei tempi migliori, rifugiandosi in pellicole sicuramente ben confezionate, ma lontane anni luce da quella travolgente comicità che li ha resi famosi. Giustamente desiderosi di mettersi alla prova con qualcosa di diverso, Baglio, Storti e Poretti non sono stati però capaci di tradurre questa voglia di novità in lavori che fossero davvero freschi e in grado di rimanere nella memoria. A mancare forse sono quelle storie che ne mettano in risalto le doti da mattatori e anche quando, come in questo caso, i tre provano ad avvicinarsi ad una realtà spaventosa, quella della crisi e della nascita dei nuovi poveri, qualcosa li blocca e li cristallizza in una immobilità narrativa che si traduce in assenza di comicità.

Una poltrona per tre

La parabola del ricco che finisce sul lastrico e che le prova tutte per tornare al benessere di un tempo è uno degli spunti narrativi più fruttuosi al cinema e basterebbe citare il capolavoro di John Landis, Una poltrona per due; nel caso di Il ricco, il povero e il maggiordomo non c'è critica al sistema capitalistico, ma solo qualche piccola stoccata, mal assestata. Magia svanita? Evitiamo di essere troppo drastici perché a loro tre si vuole bene, eppure il loro ultimo film non riesce proprio a catturare la nostra attenzione e complice una narrazione troppo confusionaria e poco centrata sui personaggi, resta inerte. Imprigionati in uno schema molto "classico", crisi - risoluzione della crisi - ritrovo degli affetti, Aldo Giovanni e Giacomo non sanno far esplodere le loro indubbie capacità comiche che risultano in qualche modo frenate.

Conclusioni

Il ricco, il povero e il maggiordomo: Aldo, Giovanni e Giacomo in una scena del film

Anche se il fulgore comico di Aldo Giovanni e Giacomo si è affievolito negli anni, il trio è sempre in grado di strapparci qualche risata e in fondo è sempre bello provare la sensazione di rivedere dei vecchi amici; così come è rimarchevole il fatto di aver dato ampio spazio ad una delle interpreti più brave e preparate in Italia, quella Giuliana Lojodice che è precisa anche nelle vesti di un personaggio distante anni luce dalla sua classe. La storia di Il ricco, il povero e il maggiordomo, però, è purtroppo molto esile e il pretesto narrativo, ovvero il tracollo di un uomo d'affari che si porta appresso le vite di due suoi dipendenti, da solo non basta a sostenere un intero film. Non se le gag proposte si presentano come un qualcosa di già visto. La regia "invisibile" dell'esordiente Morgan Bertacca, inoltre, non si segnala per arditezza stilistica, frenando l'incisività di una commedia che avrebbe potuto (dovuto) essere più briosa.

Francesca Fiorentino
Redattore
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