Recensione I milionari (2014)

Il regista Alessandro Piva porta in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma il dramma criminale basato sul libro di Luigi Cannavale e Giacomo Censini: la storia dell'ascesa e della caduta di Marcello Cavani, giovane affiliato alla Camorra nella Napoli fra gli anni Settanta e Novanta.

Recensione I milionari (2014)
Milionari

2014 – Drammatico
2.0 2.0

Nell'anno in cui la TV italiana ha assistito ad uno dei fenomeni più discussi e apprezzati dei tempi recenti, Gomorra - La Serie, anche il cinema è tornato ad occuparsi della descrizione "dall'interno" della criminalità organizzata nell'area della Campania e dell'incrocio fra i suoi oscuri meccanismi e le dinamiche familiari: prima con Anime nere di Francesco Munzi, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, e subito dopo con I milionari di Alessandro Piva, proiettato nella sezione "Cinema d'oggi" al Festival Internazionale del Film di Roma.

Tratto dal romanzo I milionari, firmato a quattro mani da Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Censini e basato sulle vicende delle famiglie criminali di Secondigliano, il film di Piva si colloca entro quel filone relativamente 'giovane' in cui rientrano anche la serie di Romanzo criminale ed altri prodotti analoghi: la narrazione, cruda e rigorosa, dei compromessi e delle efferatezze di chi ha scelto un'esistenza in perenne conflitto con la legge, ponendo sullo sfondo la realtà italiana dagli anni Settanta ai giorni nostri.

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Educazione criminale

Francesco Scianna e Gianfranco Gallo in una foto promozionale de I Milionari

Ed è all'incirca quest'arco di tempo a costituire la cornice de I milionari, frutto di un lavoro di adattamento del testo di partenza che ha visto coinvolti, accanto al regista nato a Salerno, altri quattro sceneggiatori (Massimo Gaudioso, Stefano Sardo, Giacomo Gensini e Giuseppe Gagliardi). La pellicola si apre infatti con il matrimonio, celebrato sul finire degli anni Settanta, fra Marcello Cavani e Rosaria, due ragazzi napoletani poco più che ventenni e di modesta estrazione sociale, per ripercorrere poi le fasi salienti della loro vita, legata a doppio filo all'espansione della Camorra, alle faide fra i clan rivali e all'ascesa e alla caduta dei vari boss locali. Marcello, soprannominato per il proprio aspetto Alen Delòn, e che da adulto ha il volto dell'attore Francesco Scianna, diventa in poco tempo il braccio destro di don Carmine (Gianfranco Gallo), l'uomo che gestisce il traffico della droga - il nuovo, indispensabile 'mercato' del crimine - in tutta Napoli; nel frattempo sua moglie Rosaria (Valentina Lodovini) si dedica a crescere i loro figli, godendosi gli agi derivanti dalle attività illecite del marito, ma fingendo di ignorare tutto ciò che accade dal momento in cui Marcello oltrepassa la soglia della propria casa (rimarcando così quell'opportunistica tendenza all'omertà eletta a modus vivendi nell'intento di mettere a tacere la coscienza).

Un gangster-movie sulle orme di Scorsese

Francesco Scianna insieme a Valentina Lodovini in una foto promozionale de I Milionari

Da tale prospettiva, I milionari dà l'impressione di voler ricalcare, mutatis mutandis, l'intramontabile modello di Quei bravi ragazzi, il capolavoro di Martin Scorsese del 1990 (lo stesso Piva ha dichiarato di aver preso a riferimento il genere del gangster-movie americano). Il problema è che la pellicola non si dimostra in grado di sostenere quell'afflato 'epico', da sanguinosa cronistoria, che sembrerebbe essere fra gli obiettivi degli autori: in primo luogo, per l'evidente difficoltà nel condensare oltre vent'anni di eventi in meno di due ore di durata, con la conseguenza di un racconto inzeppato di ellissi, di passaggi frettolosi e di svolte repentine, che non danno modo di instaurare un reale coinvolgimento da parte dello spettatore. In troppi casi la sceneggiatura si affida infatti alla voce narrante di Marcello, con lo sgradevole effetto di un senso di "letterarietà" che il film però non riesce a tradurre in un linguaggio cinematografico davvero incisivo, accontentandosi di seguire strade già battute e di rifarsi ad archetipi ai quali, tuttavia, la messa in scena di Piva non fornisce il necessario vigore.

Conclusioni

Francesco Scianna con Valentina Lodovini in una scena de I Milionari

Pur caratterizzato da una solida fattura, con un valido comparto tecnico ed un cast più che adeguato, il "romanzo criminale" di Alessandro Piva si inceppa in più occasioni sulle difficoltà di trasporre una materia - storica e letteraria - estremamente densa e complessa in una pellicola di appena due ore, senza raggiungere i livelli di profondità e di pathos che un'impresa simile avrebbe richiesto; pur riconoscendone le notevoli ambizioni, I milionari finisce così per risultare un film fiacco e di scarso mordente.

Stefano Lo Verme
Redattore
2.5 2.5
Roma 2014
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