Hungarian Rhapsody: Queen Live In Budapest

1987, Documentario

Recensione Hungarian Rhapsody: Queen Live In Budapest (1987)

E' un grande merito quello di Microcinema Distribuzione che porta in oltre 200 sale questa testimonianza della grandezza dei Queen, in un'unica data, il 20 novembre, a quattro giorni dall'anniversario della scomparsa di Freddie Mercury, stroncato dall'Aids il 24 novembre del 1991.

Crazy Little Thing Called Queen

Vedere il film concerto diretto da Jànos Zsombolyai, Hungarian Rhapsody: Queen Live in Budapest, è come fare un salto indietro nel tempo, verso un passato che non è proprio lontanissimo, ma che certo appare distante. Era il luglio del 1986, c'era ancora la Cortina di Ferro e i Queen furono tra i primi gruppi occidentali a varcare quel confine, non solo geografico, per portare un po' di vero e sano rock; i vestiti erano piuttosto imbarazzanti, come le acconciature del resto, eppure tutto appariva estremamente semplice e a misura d'uomo. John Deacon ad un certo punto suona il basso in calzoncini corti e scarpe da tennis, smettendo una tuta da ginnastica. Insomma, poche scenografie tonitruanti o effetti speciali da tregenda, tanta, tantissima musica e, soprattutto, la presenza di un artista, Freddie Mercury, capace come pochi altri di incantare più di ottantamila persone solo con la potenza della sua voce, con la falcata regale, i sorrisi regalati nei momenti meno attesi. Lui, che suonava il piano con i bicchieri di birra sopra, faceva spettacolo anche durante un banalissimo soundcheck fatto nello stadio deserto, piazzato in mezzo al palco con le braccia ciondolanti. E' un grande merito, quindi, quello di Microcinema Distribuzione che porta in oltre 200 sale questa testimonianza della grandezza dei Queen, solo il 20 novembre, a quattro giorni dall'anniversario della scomparsa di Freddie, stroncato dall'Aids il 24 novembre del 1991.

Video-recensione Hungarian Rhapsody: Queen Live In Budapest


Hungarian Rhapsody: Queen Live in Budapest, un'immagine tratta dal film evento sullo storico concerto dei Queen
Nel 1986 il Magic Tour aveva già infranto svariati record: 26 date, un milione di spettatori e almeno due momenti topici, il concerto al "Nepstadion" di Budapest, appunto, e la data finale a Knebworth, ultima esibizione di Freddie Mercury con i Queen. Nella scaletta dell'esibizione ungherese figurano dei classici assoluti come Bohemian Rhapsody, pubblicata trentasette anni fa, pezzi forti come We Will Rock You, ballate struggenti come Love of My Life suonata in una versione acustica da brividi, con Brian May ad accompagnare la voce di Mercury. Rimasterizzato in alta definizione, il concerto uscì su VHS nel 1987 con alcuni difetti nell'audio che sono stati corretti. Tra gli extra di questa versione rinnovata ci sono quattro video dedicati in maniera specifica ad ogni singolo componente della band; Freddie Mercury fa acquisti in un negozio d'arte con l'amica Mary Austen, Roger Taylor si diverte a correre sui go-kart, Brian May viaggia in mongolfiera e John Deacon passeggia tra i bar della capitale magiara fingendo di girare una Candid Camera. Non è un'opera sensazionale, anzi, forse più di altre patisce un non perfetto lavoro sulla qualità generale del suono, che non risulta avvolgente e pieno, ma il suo valore è da un'altra parte ed è sicuramente nella possibilità di assistere nuovamente ad un evento unico nel suo genere e riascoltare le canzoni di una delle rock band più amate di sempre.

Hungarian Rhapsody: Queen Live in Budapest, Brian May sul palco di Budapest
Vale la pena quindi, anche se non si è dei veri cultori di Mercury e soci, andare al cinema e vedere questo spettacolo peculiare. Così come merita una riflessione il crescente interesse attorno ai film di ispirazione musicale che da qualche tempo a questa parte stanno caratterizzando la programmazione di molti circuiti cinematografici, anche solo per un'unica data: film-concerto (U2 3D, Led Zeppelin: Celebration Day), concept movie (Magical Mistery Tour) o 'semplici' documentari (Pearl Jam Twenty, Marley, George Harrison: Living in the material World, Bad 25). Si potrebbe pensare ad una semplice esigenza di sfruttare un prodotto che più di altri permette di guadagnare tanto (quale fan perderebbe mai qualcosa che sia legato al musicista del cuore?); eppure pensiamo che ci sia qualcosa che vada oltre questo aspetto puramente commerciale ed è la volontà di riappropriarsi di uno spazio speciale, in cui a contare sia, laddove possibile, la musica vera. Antidoto alla banalità di certe creazioni fatte ad uso e consumo del mercato, questi lavori (più o meno riusciti, va detto) rappresentano una rottura dalla consueta fruizione casalinga. E quando ad essere protagoniste sono stelle indiscusse del firmamento musicale poco altro c'è da aggiungere. Ha ragione Brian May a dire che la musica dei Queen è sempre stata capace di unire le persone come solo una partita di calcio sa fare. "Solo che con noi sono tutti dalla stessa parte".

Recensione Hungarian Rhapsody: Queen Live In...
Francesca Fiorentino
Redattore
3.0 3.0
Privacy Policy