Recensione Grand Central (2013)

Il film può godere di un'ambientazione atipica e fortemente simbolica che permette alla regista e sceneggiatrice Rebecca Zlotowski di dare nuovo respiro ad un tema abusato come quello dell'amore proibito.

Un amore radioattivo

Gary è un giovane ragazzo alla ricerca di un lavoro e con alle spalle un passato apparentemente burrascoso. Grazie al suo carattere dinamico e spigliato, riesce ad entrare nelle grazie di due responsabili di una squadra di tecnici che lavorano in una centrale nucleare, e conquista così un lavoro, un posto dove dormire e una sorta di "famiglia" di cui sentirsi parte integrante. Quando però perde la testa per la bellissima e provocante Karole, fidanzata di uno dei caposquadra, Gary mette in pericolo non il suo lavoro ma la sua stessa vita e quella dei colleghi.

Presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, Grand Central, seconda opera della regista Rebecca Zlotowski, può godere di un'ambientazione atipica e fortemente simbolica che le permette di dare nuovo respiro ad un tema abusato come quello dell'amore proibito. Tutta la trama si svolge infatti all'interno della centrale stessa, nel campeggio intorno ad essa in cui vivono i dipendenti o comunque in bar o zone adiacenti, quasi come se per i personaggi del film non vi fosse vita alcuna al di fuori della centrale.

Certamente aiutata dal fascino e dalla bravura di due giovani star francesi quali Tahar Rahim e Léa Seydoux (entrambi grandi protagonisti anche di due film in corsa per la Palma d'oro, The Past e La vie d'Adele), la regista e sceneggiatrice è molto brava a costruire una trama che mantiene la tensione alta per tutta la durata del film, sia per quanto riguarda il "pericolo" rappresentato dall'adulterio e dal rischio di essere scoperti, che dal rischio rappresentato da un lavoro in cui anche solo un passo falso può determinare se non la vita stessa anche solo un semplice allontanamento dalla centrale e quindi, per Gary, dalla "famiglia" di cui è appena entrato a far parte, e dall'amore appena sbocciato.
Pur di non correre questo pericolo, pur di poter continuare a stare al fianco di Karole quindi, Gary sceglie di tralasciare la propria sicurezza e quella altrui: come se Gary col tempo diventasse insensibile alle radiazione assorbite in centrale ma sempre più vittima del desiderio tanto da ignorare la lealtà, l'amicizia, il buon senso. Ma la centrale è lì, sempre presente in ogni paesaggio, imponente e intimidatoria, simbolo di energia, di vita, di passione, ma anche di una forza immensa e incontenibile con cui prima o poi sarà necessario fare i conti.

Movieplayer.it

3.0/5