Frank

2014, Drammatico

Recensione Frank (2014)

Il film di Lenny Abrahamson, già un piccolo cult, racconta l'incontro tra un giovane impiegato e un oscuro gruppo rock, capitanato da un geniale frontman col volto coperto da una maschera. Un esempio di cinema indipendente in equilibrio tra diversi registri, limpido quanto stratificato nei suoi temi.

Frank

2014 – Drammatico
3.7 3.7

Jon è un giovane impiegato di una cittadina costiera inglese, che sogna di diventare un musicista. Il ragazzo suona le tastiere per hobby, e crea delle micro-composizioni istantanee praticamente su ogni scena a cui assiste: bambini che giocano, giovani donne che rincasano, frammenti di vita quotidiana che nella sua mente diventano versi. Un giorno, Jon è testimone del tentato suicidio di un uomo: si tratta del tastierista dei Soronprfbs, oscura band locale di cui il giovane aveva sentito poco prima un'intervista radiofonica. Quasi per caso, il ragazzo si trova a parlare con Don, membro della band, che apprende del suo hobby per la musica: alla disperata ricerca di un sostituto per il concerto previsto per quella sera, il gruppo decide di assumere Jon come tastierista.

La serata è un disastro, ma l'esibizione di Jon ha colpito il leader della band: questi è un bizzarro e geniale cantante di nome Frank, che ha il volto perennemente coperto da una grossa maschera di cartapesta. Col vecchio tastierista ormai ricoverato in una clinica psichiatrica, il gruppo coinvolge Jon nella realizzazione del nuovo album: il giovane, insieme ai suoi nuovi compagni, parte così per un lungo soggiorno in Irlanda, in uno chalet tra i boschi, dove il disco dovrà prendere forma. Qui, Jon verrà a contatto con un modo di vivere nuovo, che lo conquisterà totalmente; ma anche con un universo di fragilità e nevrosi, che accomuna praticamente tutti i suoi nuovi amici.

Sotto la maschera, e ancora più in fondo

Frank: Maggie Gyllenhaal, Domhnall Gleeson, Scoot McNairy e François Civil

Il nuovo film di Leonard Abrahamson, presentato con successo nel corso dell'ultimo Sundance Film Festival, ha ottenuto in pochi mesi l'aura di cult. Frank, in effetti, è un esempio di cinema indipendente che si giova del passaparola, del battage spontaneo della rete, della curiosità derivante dal suo tema: un tema mutuato, in parte, dall'esperienza autobiografica del co-sceneggiatore Jon Ronson, che fu tastierista nel gruppo del cantante/performer Chris Sievey; quest'ultimo, nell'interpretare il suo personaggio di Frank Sidebottom, si esibiva con una maschera simile a quella indossata da Michael Fassbender nel film. L'indecifrabile, per certi versi irresistibile personaggio, è stato tuttavia ispirato, in parte, anche da storici musicisti americani come Daniel Johnston e Captain Beefheart; una sorta di compendio, quindi, di fragilità, nevrosi e genialità che hanno accomunato alcuni dei più importanti artisti del rock indipendente, ma che il film rappresenta rifuggendo da qualsiasi stereotipo; lasciando sempre sullo schermo, anzi, quello scarto, quel "di più" che sfugge alla comprensione dello spettatore, ma che rappresenta per questo la principale fonte di fascino del personaggio. Il mistero di Frank è qualcosa di più di un volto coperto da una maschera: è la connessione, da sempre inafferrabile, di una mente tormentata con l'arte, l'espressione del sempiterno enigma che lega instabilità e creatività. Un mistero che la sceneggiatura si guarda bene dallo sciogliere, specie quando il volto di Fassbender appare infine sullo schermo: il solco tra quei lineamenti tormentati e il nostro sguardo di spettatori sembra, semmai, approfondirsi.

Vivere una favola... precaria

Frank: Michael Fassbender impegnato in una perfomance canora. Sullo sfondo Scoot McNairy

Va dato atto di un notevole coraggio, in questo senso, a un interprete affermato come Fassbender, nella scelta di recitare la quasi totalità del film col volto coperto. La sua prova si rivela straordinaria proprio per come la semplice mimica corporea, la studiata attenzione a ogni singolo movimento, esitazioni e piccoli tic compresi, riesce a rendere il complesso universo del personaggio, la sua vitalità sempre sospesa tra la vertigine creativa e il baratro. Una costruzione che l'attore valorizza nelle ultime sequenze, con un disvelamento (fisico) che, lungi dal chiarificare, destabilizza e ammalia ulteriormente. L'universo di Frank, precario e favoloso, si riflette peraltro in quello di tutti i suoi compagni: vita comunitaria e scontri furibondi, simbiosi con la natura e crisi maniaco-depressive, estasi e voglia di morte; tutto questo circonda, durante il suo soggiorno tra i boschi, il protagonista interpretato da Domhnall Gleeson, chiamandolo a se, ammaliandolo e tuttavia non consentendogli fino in fondo di farne parte. L'ingenuità di Jon, nel voler forzare i confini di un mondo che non è il suo, senza averne compreso le logiche, si rivelerà alla fine in tutto il suo potenziale distruttivo: la band di Frank, tanto impronunciabile nel nome quanto inafferrabile nella natura, non sarà mai un fenomeno da social network, a prescindere dal numero di visualizzazioni che può avere un suo video. L'incauta azione del protagonista, nel cercare di portarne l'opera in una dimensione più mainstream, farà crollare quell'equilibrio, precario quanto magico, che aveva consentito proprio a lui di vivere un'esperienza irripetibile: la presa d'atto del fallimento sarà, inevitabilmente, totale.

Maggie Gyllenhaal, Michael Fassbender e Domhnall Gleeson nella prima immagine di Frank

Successi virali

Nonostante la portata dei suoi temi, e l'amarezza chiaramente leggibile nel racconto, Frank parte come una commedia; e resta tale, nei toni, per gran parte della sua durata. La rappresentazione del microcosmo della band, e del contatto del protagonista con essa, è surreale e sopra le righe: si resta conquistati dalla leggerezza stralunata di questa vicenda, dal calore che avvolge i suoi protagonisti, dal senso di libertà e fervore creativo, totalizzante quanto contagioso, che emana da tutta la parte ambientata in Irlanda. Una leggerezza spezzata dalla tragedia, che arriva a riportare la narrazione nei binari del realismo; e infine infrantasi, letteralmente, contro le logiche "virali" di una popolarità effimera quanto mortale.

Frank: Michael Fassbender sperimenta la sua musica nel bosco

Nel film di Abrahamson, in controluce, è leggibile un impietoso ritratto della generazione-Twitter, delle logiche del successo attraverso la rete, dell'inevitabile aura di falsità di cui vengono caricati (magari loro malgrado) i fenomeni che ne fanno parte. In un significativo dialogo, il protagonista si trova a difendere l'autenticità delle scene di vita della band, da lui inopinatamente riprese e messe in rete: il pubblico finisce per conoscere il gruppo di Frank per tutto, tranne che per una musica che non ha mai l'occasione di ascoltare. La sceneggiatura gestisce con grande equilibrio i diversi registri della vicenda, riuscendo nel difficile compito di restituire quella natura bipolare, quella compenetrazione tra entusiasmo e sentore di caduta imminente, che nutre il personaggio di Fassbender e i suoi comprimari (tra questi, è da segnalare un'obliqua, e sempre ottima, Maggie Gyllenhaal). Fino a un epilogo amaro, ma a suo modo non meno toccante.

Conclusioni

Esempio di cinema indipendente schietto, limpido nello svolgimento quanto stratificato nei temi e nel modo di affrontarli, Frank gode (già) di una piccola quanto giustificata popolarità. Da consigliare a tutti, non solo e non necessariamente ai musicofili di ieri e di oggi.

Recensione Frank (2014)
Marco Minniti
Redattore
4.0 4.0
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