Recensione Felix et Meira (2014)

Un uomo e una donna si incontrano per caso in una tavola calda di Montreal e non sanno che le loro vite stanno per cambiare definitivamente, un colpo di fulmine che illumina il buio di due esistenze limitate. In un film prezioso e delicato, firmato dal canadese Maxime Giroux.

Recensione Felix et Meira (2014)
Felix & Meira

2014 – Romantico
4.0 4.0

Felix è un uomo che dalla vita non si aspetta più niente. Solo la morte del padre e l'eredità che gli ha lasciato sembrano scuoterlo dal suo torpore. Meira, invece, è una giovane donna che vive nella comunità chassidica di Montreal con il marito Shulem e la piccola figlia Elisheva. La sua esistenza si consuma nel desiderio di poter vedere altro, di andare fuori dalle mura della sua casa o di provare soddisfazione ascoltando di nascosto un 33 giri. I due si incontrano per caso in una tavola calda.

L'uomo attacca bottone con facilità e anche se dalla ragazza non riceve alcun segnale positivo, non smette di importunarla. Meira è dapprima sconvolta dalla presenza dello sconosciuto che, senza compiere atti clamorosi, entra nel suo cuore. Senza quasi accorgersene decide di rispondere alle buffe sollecitazioni di Felix. Cominciano così a frequentarsi. Quando la donna entra nella casa dell'uomo e per la prima volta lo guarda finalmente negli occhi, contravvenendo al suo codice religioso, Meira sa che da quel momento in poi non potrà più tornare indietro.

Songs of love and hate

Felix & Meira: Hadas Yaron e Luzer Twersky in una scena del film

Un amore travolgente può esplodere senza scene madri, senza urlare o strepitare. E' quello che succede ai due protagonisti di Felix & Meira, opera terza del canadese Maxime Giroux, presentata in concorso al 32.mo Torino Film Festival. L'orfano Felix, immaturo e cresciuto nella consapevolezza, non del tutto vera, di essere disprezzato dal padre, e la bellissima Meira, moglie affranta, soggetta a finti svenimenti "isterici", madre affettuosa, sono una delle coppie meglio assortite viste al cinema negli ultimi tempi. Irrisolti, incompresi, infelici, accettano il rischio di amarsi, non per lasciarsi alle spalle le vecchie vite, ma per provare a crearne una nuova.

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Giroux, ennesimo rappresentante di quella Nouvelle Vague cinematografica québécois, ricca di talenti dalle voci e personalità diversissime fra loro, si muove in punta di piedi in questa storia scritta a quattro mani con Alexandre Laferrière, dimostrando una sensibilità non comune nel rapportarsi a dei personaggi che non agiscono mai secondo un copione predefinito. Aiutato dalla fotografia nitida di Sara Mishara, Giroux dirige questo balletto inaspettato con grazia visiva, riuscendo con i suoi movimenti di macchina calibrati e il taglio inconsueto delle inquadrature a descrivere il subbiglio emotivo dei suoi protagonisti.

Un estraneo tra noi

Martin Dubreuil in una scena del film Felix & Meira

Elemento prezioso del film è la totale assenza di un punto di vista giudicante da parte del regista che avrebbe potuto indugiare nel racconto della contapposizione di due mondi antitetici, quello "moderno" di Felix e quello "religioso" di Meira, parteggiando banalmente per l'uno o per l'altro. Giroux cattura invece la dolcezza dei suoi tre protagonisti, senza metterne tra parentesi l'umanità, scavando nel loro animo per trovare la loro scintilla. Parliamo di tre protagonisti perché Shulem (Luzer Twersky), marito di Meira non è (solo) il coniuge tradito, ma, grazie alla sua gentilezza ritrovata, diventa parte integrante e attiva della storia. Esemplare in tal senso la toccante sequenza del confronto con Felix (Martin Dubreuil), un dialogo tenerissimo in cui il coniuge della donna riesce per la prima volta a manifestare i suoi sentimenti, proprio nel momento in cui la rende "libera". Una pellicola antispettacolare come questa può sembrare poca cosa a chi è abituato ad opere maggiormente definite e nette, eppure con pochi soavissimi tocchi, Felix et Meira riesce a descrivere la struggente bellezza di un sentimento che una donna vuol vivere fino in fondo e con coraggio, pur non sapendo cosa ne sarà di quel rapporto rischioso.

Senza essere gli stessi di prima

Felix & Meira: Hadas Yaron nei panni di Meira in una scena del film

Lo spunto dato dalla relazione tra un uomo non religioso ed una donna appartenente ad una comunità ortodossa non è il cardine del film, se lo fosse stato probabilmente ci saremmo trovati davanti ad un lungometraggio povero di dettagli e piuttosto trito, ma una sfumatura che il regista adotta per colorare una storia incentrata essenzialmente sulla crisi del personaggio femminile, sulla sua incapacità di vivere in un contesto sociale così rigido, per quanto legato alla sua vita. Il volto e il corpo di Hadas Yaron, protagonista di La sposa promessa e vincitrice della Coppa Volpi a Venezia nel 2012, diventano sì il mezzo per misurare i confini strettissimi della comunità chassidica, ma allo stesso tempo ridisegnano il mondo di una figura femminile piena, una donna che ama la musica e che, in cuor suo, spera di poter guardare negli occhi l'uomo che ama. Seduta di spalle, durante una classica riunione familiare, Meira non ha (è) quasi una faccia, ma solo un profilo che riusciamo ad intravedere. E' quando dirige il suo sguardo verso Felix che finalmente possiamo notare la bellezza di quel viso che, nell'altro, trova un'identità più definita. In un film del genere, tutto giocato sui sentimenti, sul loro disvelamento, il finale aperto non può che essere considerato un valore aggiunto, proprio perché Giroux non chiude il sipario in maniera assertiva e definitiva, lasciando a noi spettatori la libertà di immaginare tutto e a Felix e Meira di andare ovunque. Forse di ritornare a casa, senza essere gli stessi di prima.

Conclusione

Film profondo e leggiadro al tempo stesso, orchestrato sui toni sommessi di un amore nascente e sul ritorno alla vita di una donna un tempo "morta", Felix & Meira di Maxime Giroux ci regala emozioni e sussulti, attraverso una storia dal finale apertissimo.

Francesca Fiorentino
Redattore
4.0 4.0
Torino 2014
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