Recensione Dracula Untold (2014)

Il film dell'esordiente Gary Shore prova a raccontare le origini del mito di Dracula, reimmaginando la vita del suo ispiratore storico e descrivendo la sua trasformazione in vampiro, frutto di un patto stipulato a difesa della sua famiglia.

Transilvania, 1462: il principe Vlad III di Valacchia, dopo anni di conflitti e massacri, regna da sovrano giusto sul suo popolo, stanco delle violenze a cui la guerra lo ha costretto. Ciò che Vlad vuole, ora, è solo costruire un futuro di pace per sé, per la sua famiglia e il suo popolo, facendo dimenticare la sua sinistra fama, insieme a quel soprannome (l'Impalatore) che le imprese del passato gli hanno fatto guadagnare. Tuttavia, quando il sultano turco Mehmed decide di arruolare a forza mille soldati della Valacchia, e di prendere con se, in "ostaggio", suo figlio Ingeras, Vlad non può restare a guardare: opporsi all'arroganza del sultano, e proteggere suo figlio, è un dovere per il principe, ma la guerra non sembra una strada percorribile.

Così, Vlad decide di recarsi alla cima del Dente Rotto, dove in precedenza aveva già avuto un drammatico incontro col demone che la abita: qui, quest'ultimo accetta di fornirgli poteri sovrannaturali, in cambio della trasformazione del principe in un suo discepolo. Dopo aver bevuto il sangue del demone, Vlad acquisisce così la forza di mille eserciti, ma anche un'insaziabile brama di sangue umano; questa lo condannerà a diventare l'immortale creatura della notte, il "non spirato" Dracula.

Dracula Begins

Luke Evans è il Conte Vlad in una scena di Dracula Untold
Luke Evans è il Conte Vlad in una scena di Dracula Untold

Inserito nell'onda lunga dei reboot hollywoodiani, ma anche ultima incarnazione di un'icona che il cinema ha sfruttato in lungo e in largo, per tutta la sua storia, questo Dracula Untold vuole essere avvio di un'operazione singolare: la riesumazione, da parte della Universal, di tutti i suoi mostri classici (il prossimo titolo sembra sarà un nuovo La mummia, ad opera di Alex Kurtzman) per arrivare infine a un episodio-crossover, un film collettivo che, sul modello degli Avengers, faccia incontrare (o scontrare) tutti i suoi personaggi. Operazione certo inusuale, per il genere horror (distante dai crossover del passato, dalla concezione molto più "popolare"), rischiosa ma non da stigmatizzare in sé; per ora, comunque, l'oggetto che abbiamo di fronte, e che possiamo valutare, è semplicemente questo film, in sé compiuto ed autoconclusivo, malgrado l'esplicito annuncio di un sequel nel finale.

Sin dalla locandina, è evidente l'intento di trasformare la figura del vampiro di Bram Stoker (e del suo ispiratore storico) in un'icona super-eroistica: ed è altrettanto evidente l'ispirazione "nolaniana" dell'operazione, col particolare riferimento alla saga inaugurata da Batman Begins: non solo per i pipistrelli in cui il corpo di Vlad si dissolve, ma anche per la scelta di raccontare dettagliatamente il background, e la tormentata nascita, di quella che diventerà un'icona dark.

Fantasy vampirico

Dracula Untold: Charles Dance negli spaventosi panni del Maestro Vampiro in una scena del film
Dracula Untold: Charles Dance negli spaventosi panni del Maestro Vampiro in una scena del film

Fin dalle prime sequenze, d'altronde, si coglie chiaramente che la matrice di Dracula Untold è di tipo fantasy-avventuroso, più che horror. A partire dal fumettistico prologo, che mostra in flashback le imprese dell'Impalatore, fino al primo incontro con la creatura sovrannaturale interpretata da Charles Dance (efficace e inquietante malgrado il makeup di cui il suo volto è coperto) tra le catene montuose della Transilvania, il film vorrebbe assumere un tono da racconto epico, costruito su un personaggio dal forte carisma. Impresa, quest'ultima, per cui Luke Evans sarebbe anche adeguato: il suo volto è intenso, particolarmente adatto al ruolo di una figura combattuta e tormentata, mentre la presenza fisica lo rende adeguato anche nelle sequenze d'azione. Bisogna però dire che, al di là delle buone prove di Evans e Dance (e di una Sarah Gadon incomprensibilmente sottoutilizzata), e delle sontuose location ricostruite in esterni nord irlandesi, il film dell'esordiente Gary Shore delude su quasi tutta la linea. Si può sorvolare, ed è anche giusto farlo, sull'estrema libertà storica che il film si concede, nel trasformare in sovrano giusto e vittima degli eventi un personaggio passato alla storia come crudele genocida; ciò che è molto meno accettabile, però, è che la sceneggiatura non conferisca il minimo spessore drammatico alla sua figura, men che meno al rapporto (che dovrebbe determinarne le scelte) con la sua famiglia. I dialoghi non elevano mai Vlad alla figura tragica che lo script voleva dipingere, peccando di semplicismo e sfiorando a tratti il ridicolo involontario.

Melò, dove sei?

Al di là dei dubbi che si possono nutrire sulla natura dell'operazione, il concept di Dracula Untold era in sé interessante: se un personaggio come quello del Conte è stato esplorato, reinventato e stravolto in tutti i modi possibili dal cinema (e non solo) non si vede perché dovrebbe dare scandalo immaginarne un'origine come questa, a metà tra ombra e luce. Le premesse per un racconto dalla grande forza melodrammatica c'erano tutte: una pace conquistata a duro prezzo, grazie ad azioni riprovevoli, la decisione di chiudere con un passato di violenze, la protezione a qualsiasi prezzo della famiglia, un "patto" faustiano che incatena l'anima e conduce all'annullamento del sé, allo scopo di difendere le persone amate. Potenzialità in sé notevoli, che però vengono sciupate in una scrittura sciatta, insipida, puntellata di psicologie accennate, di personaggi di carta, di goffe sequenze-clou che mettono a dura prova la sospensione dell'incredulità (in una in particolare, che coinvolge Evans e la Gadon, e dovrebbe rappresentare il culmine del coinvolgimento emotivo, è arduo trattenere i sorrisi). La stessa descrizione dei villain, primo tra tutti il sultano interpretato da Dominic Cooper, è di uno schematismo che sfiora l'infantile; mentre ci si dimentica del tutto delle motivazioni "politiche" che dovrebbero muovere le azioni di tutte le parti in causa. Se è vero che siamo di fronte a un fantasy, è però innegabile che la precisa ambientazione storica avrebbe richiesto una maggiore attenzione in tal senso.

Tedio di massa

Dracula Untold: Luke Evans tra la gente in una scena del film
Dracula Untold: Luke Evans tra la gente in una scena del film

Visivamente, il film di Shore punta da un lato sulla suggestione delle location, e su una sontuosa ricostruzione della dimora del protagonista (il castello descritto da Stoker e tramandato dalla tradizione) e dall'altro su roboanti sequenze d'azione, costellate di effetti digitali che esaltano il carattere fumettistico dell'intera operazione. L'aver sovraccaricato la messa in scena di stimoli visivi non aumenta, tuttavia, il coinvolgimento: al contrario, il tutto diviene presto piatto e ripetitivo, privo com'è di idee di regia degne di nota. Il film si muove tra sequenze di massa stanche e già viste, messe in scena senza la benché minima fantasia, e confusi combattimenti one to one, ripresi spesso in piani ravvicinati che vorrebbero forse rimandare (senza averne minimamente la capacità) ai già citati film di Christopher Nolan. Il tutto finisce presto per annoiare e infastidire, malgrado la durata si attesti sull'ora e mezza: una scelta in controtendenza rispetto ai blockbuster moderni, che comunque non salva il film dal generale feeling di tedio che lo attanaglia. Il già citato finale, che preannuncia un sequel che sembra voler rimescolare - di nuovo - le carte del personaggio e della sua vicenda, provoca un piccolo sussulto di curiosità: ma è un po' tardi per risollevare le sorti di una pellicola, in sé, mal riuscita. Una postilla del genere, per essere davvero attrattiva, andava semplicemente messa in coda a un film diverso.

Conclusioni

Se la natura dell'operazione poteva suscitare, in sé, più di una curiosità, la riuscita di questo Dracula Untold è decisamente modesta. Malgrado gli interpreti facciano il possibile per dare credibilità ai rispettivi personaggi, il film soffre di limiti di scrittura (e di regia) troppo macroscopici. Attendiamo comunque, se ci saranno, gli ulteriori episodi di questo nuovo, poco promettente franchise, auspicando principalmente una maggiore cura nella costruzione narrativa.

Movieplayer.it

1.5/5