Big Wedding

2013, Commedia

Recensione Big Wedding (2013)

Una coppia di sposi emozionati, dei genitori imbranati e un segreto da custodire gelosamente sono gli ingredienti di una commedia poco originale e sfilacciata, in cui i protagonisti arrancano in uno script banale e piatto.

A volte sembra che l'originalità sia una qualità sconosciuta agli autori di Hollywood; ci sono dei temi, come il matrimonio e le catastrofi ad esso legate, che si ripropongono ciclicamente, e quando le idee scarseggiano, ci si rivolge altrove per adattare film di diversa nazionalità. E' il caso della commedia scritta e diretta da Justin Zackham, Big Wedding, remake di una pellicola francese del 2006, Mon frere se Marie. Uscito negli USA lo scorso anno, il lungometraggio di Zackham arriva adesso in Italia con la sua carica zuccherina e humour a basso voltaggio, affidandosi ad un cast di sicuro richiamo (Robert De Niro, Diane Keaton, Robin Williams e Katherine Heigl) per conquistare il pubblico tricolore.

La storia non brilla certo per acume. Due ex coniugi, Don e Ellie, devono fingere di essere ancora una coppia innamorata per il bene del loro figlio adottivo Alejandro che, in vista del prossimo matrimonio con Missy, ha invitato al ricevimento anche la madre biologica, fervente cattolica. Tra colpi di scena e fraintendimenti, le nozze diventano il più classico dei pretesti per nuovi innamoramenti, realizzazioni importanti e bugie smascherate.

Scontro di culture

Big Wedding: Diane Keaton con Robert De Niro in una scena del film

I cosiddetti wedding movie non sono tutti uguali; non basta mettere insieme un gruppo di personaggi scriteriati e lasciarli reagire a quel meccanismo apocalittico che è il matrimonio, poiché l'automatismo funziona a dovere solo in presenza di uno script di ferro. Non è questo il caso, purtroppo, visto che la sceneggiatura oltre a fare acqua da tutte le parti, è fastidiosamente intessuta di luoghi comuni e banalità. Aspetto tra i meno riusciti del film è l'atavica contrapposizione tra WASP e cattolici, o meglio tra americani e latini, divisi non solo da una barriera linguistica, ma da una serie di sostanziali differenze che non fanno altro che rafforzare certi topoi narrativi. La madre biologica di Alejandro, colombiana, è una donna che vive la sua fede senza sfumature, tuttavia ambirebbe a provare un orgasmo di nove ore come quello autoprodotto da Diane Keaton che, da buona figlia della Rivoluzione Sessuale, non conosce limiti e confini quando si tratta di esplorare il proprio corpo. C'è poi il blocco "cattolico" costituito dai genitori della sposa, ineccepibili quando si tratta di apparire al mondo, eppure pronti a scappatelle di ogni tipo e dalla fedina penale non proprio immacolata. Scappatelle che invece non può concedersi Padre Monaghan, il quale affoga i suoi dispiaceri nell'alcol. Tanto, tantissimo alcol. Don, il maschio alfa interpretato da Robert De Niro è un prodotto dei favolosi anni '60 e non si sottrae alla forza delle pillola blu. Quando si gioca sugli stereotipi è facile strappare un sorriso, ma alla lunga il meccanismo finisce per stancare, soprattutto se non si ha sufficiente "cattiveria" per portare compimento il disegno che si è tentato di costruire.

Padri, madri e figli

Big Wedding: Katherine Heigl e Robert De Niro in una scena del film

Zackham riesce nella non invidiabile impresa di sprecare un gruppo di grandi attori, facendoli annaspare in uno script pieno di domande irrisolte, di situazioni ai limiti del paradossale e del buon gusto. Così, in uno dei momenti che avrebbe dovuto essere il punto cruciale della storia, una figlia confessa al proprio padre di odiarlo perché teme di somigliargli troppo, di aver ereditato la parte peggiore del suo corredo genetico (certo, si tradisce per disposizione cromosomica...); ed è ancora una volta sul famigerato DNA che il regista-sceneggiatore prova a sciogliere degli intoppi che proprio non convincono, trasformando il figlio adottivo Alejandro, il britannico Ben Barnes costretto a massiccia esposizione alla lampada UVA per sembrare sudamericano, nella pietra dello scandalo.

Katherine Heigl con Topher Grace nella commedia Big Wedding

Senza alcun motivo, poi, Diane Keaton si intromette nella vita sessuale del figlio vergine (Topher Grace) che a contatto con l'esotica bellezza di Nuria, vera sorella di suo fratello (ci siamo capiti), sente il suo cuore battere e viene bloccato sul più bello. Tutto questo perché Mrs Keaton, contraddicendo completamente la spudoratezza del suo personaggio, prende sotto la sua ala protettrice la ragazza e le spiega che le americane non si concedono facilmente. Considerazione tanto imbarazzante quanto la voracità sessuale della suddetta Nuria che vorrebbe approfittare di quella vacanza per liberare i propri impulsi e che, pochi minuti dopo le presentazioni di rito, si tuffa nuda nel lago, elargendo le proprie grazie a chiare lettere. Questo basta, insomma, per farvi comprendere il tenore di uno spartito senza capo né coda, sottilmente misogino, e sostanzialmente moralista.

E vissero felici e contenti

Non mancano certo i momenti spiritosi, giocati tutti sul malizioso contrasto tra una "prassi" socialmente accettabile, ossia il matrimonio, la costruzione di un nucleo familiare ortodosso, la religione, intesa come solida guida morale della vita dei protagonisti, e le "deviazioni" che rendono accidentato un percorso tranquillo, quindi una sessualità libera e disinibita, la capacità di andare oltre i legami di sangue e di concepire i rapporti umani in maniera non dogmatica; è tuttavia la ricerca della normalità a tutti i costi che mette in crisi tutta la costruzione di Zackham, con un finale quanto mai forzato che prova a riequilibrare ciò che invece per essere divertente fino in fondo avrebbe dovuto rimanere caotico.

Conclusione

In meno di 90 minuti il regista fa sfoggio di un'invidiabile quantità di luoghi comuni, "glassati" da tanti buoni sentimenti e un pizzico di buonumore, una formula, questa, che non potrebbe bastare a dar vita ad un prodotto di qualità, anche se il canovaccio, collaudato e un po' stantio, venisse interpretato da un gruppo di star straordinare. Qui tutte, purtroppo, al minimo sindacale.

Recensione Big Wedding (2013)
Francesca Fiorentino
Redattore
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