Recensione Amour Fou (2014)

L'amore romantico, anche e soprattutto nei film in costume, è stato proposto tantissime volte al cinema. La regista austriaca prova un approccio diverso e coglie nel segno facendo divertire e riflettere al tempo stesso.

La storia è forse nota ai più: Heinrech von Kleist, giovane drammaturgo e poeta prussiano, uno dei massimi esponenti del romanticismo tedesco, alla giovane età di 34 anni, ma stanco di vivere già da molto tempo, si sparò un colpo alla testa e si uccise. Subito prima di commettere il suicidio, sparò un colpo al cuore alla sua amica e amante, Henrietta Vogel, sposata e madre di una bambina. Un gesto da perfetto artista romantico e tormentato? Massima espressione di un amore e di una passione che può sopravvivere a tutto, anche alla morte?

La regista Jessica Hausner evidentemente non deve pensarla così, e dopo aver raccontato con acume, ironia e più che un pizzico di cinismo le miracolose contraddizioni del suo Lourdes, decide di fare altrettanto con questa sua nuova opera in concorso al 67. festival di Cannes, Amour fou, perché dell'amore folle richiamato dal titolo, quello che arde l'anima, in questo film non vi è alcuna traccia. L'amore, così come la morte e la vita, sono invece placidamente e indifferentemente discussi intorno ad un salotto così come le idee rivoluzionarie e pretestuose che sembrano arrivare dalla Francia; le madri non sembrano preoccuparsi della salute o del futuro dei propri figli e questi, a loro volta, accolgono le notizie di malattia o di guarigione dei propri genitori con scarso entusiasmo ed un educato ma pacato interesse.

Spiriti affini

Amour fou: Birte Schnoeink in una scena
Amour fou: Birte Schnoeink in una scena

Eppure amore e morte sono le uniche cose che realmente sembrano interessare i suoi protagonisti, con il poeta che è alla ricerca di qualcuno che ricambi il suo amore e le sue sofferenze, qualcuno che possa mettere da parte il proprio egoismo e decidere di suicidarsi con lui per dimostrargli che sebbene non abbia alcuna ragione per rimanere in vita, almeno la sua morte possa essere significativa. La sua prima scelta come compagnia di morte è la bella cugina Marie, ma quando capisce di non essere ricambiato vira le sue attenzioni su Henriette, una donna che sembra avere la giusta predisposizione verso le sue opere e le sue aspirazioni.

Ma anche Henrietta, da donna sposata, fedele ed asservita al marito, legata alla vita da legami solidi quale la propria figlia, deve rifiutare l'amore e la "proposta di morte" di Heinrech, che dal canto suo proprio non capisce come possa essersi sbagliato sul conto della giovane donna. Qualcosa cambia però nel momento in cui ad Henrietta viene diagnosticato un male incurabile: il suo "amore" per Heinreich può a questo punto finalmente sbocciare, ma adesso è lui ad avere dubbi: vuoi morire perché è il pensiero della morte a farti soffrire oppure quello della vita che ti è insopportabile? Kleist è un romantico e molto esigente, pretende un gesto di amore vero, sentito, di certo non può accontentarsi di una semplice morte di comodo.

Gli ostacoli della morte

Amour fou: Stephan Grossmann in una scena del film
Amour fou: Stephan Grossmann in una scena del film

La Hausner si diverte a prendere in giro i propri protagonisti con questi rovesciamenti continui, ma lo fa scrivendo dialoghi serissimi e perfettamente in linea con la storia che racconta, ma che, privati di qualsiasi emozione, raccontati in maniera asciutta e distaccata quasi come fossero dei quadri viventi (le inquadrature del film sono tutte statiche e la colonna sonora è completamente assente se non per il piano e il canto degli stessi protagonisti) fanno emergere in modo evidente l'assurdità e il ridicolo di queste situazioni trasformando così il film nella più atipica e inaspettata della "commedie romantiche".

Conclusione

Amour Fou non è certo un film da grande pubblico, come d'altronde non lo era il precedente film della regista, ma se Lourdes era riuscito comunque a ritagliarsi una certa visibilità anche nelle nostre sale, ci risulta più difficile immaginare che possa succedere anche con questa nuova opera. Ed è un peccato perché la Hausner dimostra di non aver perso nulla il suo smalto, anzi, se possibile, ha affilato ancora di più i suoi artigli.

Movieplayer.it

3.5/5