Recensione A Blast (2014)

Presente e passato, pubblico e privato si mescolano in un lavoro urlato e ipercinetico, ma attualissimo, in cui si denuncia la situazione greca generata dalla crisi.

Recensione A Blast (2014)
A Blast

2014 – Drammatico
3.0 3.0

Il cinema greco contemporaneo assiste impotente al deflagrare della crisi che ne invade le pieghe. Il malessere si manifesta nelle esistenze sconvolte dei suoi personaggi, nelle famiglie disastrate, nella violenza verbale e fisica. Non fa eccezione A Blast di Syllas Tzoumerkas, esplosiva pellicola che innesta la sua denuncia in una confezione action thriller. Il film si apre in medias res e subito ci troviamo faccia a faccia con Maria, la protagonista femminile, intenta a far terra bruciata dietro di sé in una sfrenata corsa contro il tempo.

Maria fugge dal suo passato a bordo del suo 4x4 sfrecciando sull'autostrada a tutta velocità. I motivi per cui la donna stia abbandonando la propria casa, la famiglia, il lavoro e i tre figli non li conosciamo. Ci verranno svelati a poco a poco nel corso della narrazione in un complicato puzzle di flashback in cui i piani temporali si intersecano. In questo gioco di specchi tra presente e passato lo spettatore viene chiamato in causa con un ruolo attivo ed è costretto a colmare i numerosi vuoti per tentare di comprendere le ragioni di Maria.

La famiglia in fiamme

Aggeliki Papoulia in una scena di A Blast

I contrasti contenuti in A Blast si consumano prevalentemente all'interno del nucleo familiare, Syllas Tzoumerkas sceglie di raccontare lo spettro del default focalizzandosi su un microcosmo che rappresenta un'intera società. Un microcosmo violento e coercitivo in cui genitori e figli, vecchia e nuova generazione, maschile e femminile, si contrappongono. Maria è una giovane donna bella e brillante. A interpretarla è l'ipercinetica Aggeliki Papoulia, qui chiamata a un ruolo impegnativo dal punto di vista fisico e piscologico. Maria vive le proprie emozioni intensamente, con tutta se stessa, si relaziona con gli altri attraverso il contatto fisico, sessuale, spesso violento. La sua esuberanza, che si somma alle nevrosi della sorella, meno brillante, ma altrettanto caotica, si contrappone all'atteggiamento composto e ai silenzi dei genitori, in particolare della madre, omertosa custode dei segreti della famiglia che governa dalla sua sedia a rotelle. Le colpe dei padri ricadono sui figli e così Maria, dopo essere stata accettata nella prestigiosa Scuola Legale di Atene, si ritrova a dover rinunciare agli studi per gestire l'emporio di proprietà della madre e per mettere su famiglia insieme al bel marinaio (Vassilis Doganis) di cui è invaghita. Tutto ciò che Maria ha costruito vacilla nel momento in cui la donna scopre che la madre ha contratto enormi debiti col fisco e ora rischia di perdere casa e lavoro.

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Il dramma di un paese

A Blast: Aggeliki Papoulia in una bollente scena del film

In A Blast proprio la casa diviene metafora della non avvenuta crescita, del mancato affrancamento dal passato. Sia Maria che la sorella non abbandonano la casa paterna e dopo il matrimonio entrambe portano i mariti a vivere all'interno della grande villa in cui si consuma il dramma. In questo rifugio/prigione sono le donne a prendere le decisioni. Al fianco di Maria troviamo un padre debole, ignaro delle azioni scellerate della moglie e tendente all'inazione, e un marito assente, perennemente in mare. Quanto al marito della sorella, questa figura assume progressivamente connotazioni sempre più fosche e la sua deriva ideologica destroide evoca il boom di movimenti xenofobi e nazionalisti confluiti in Alba Dorata come conseguenza della crisi economica.

La politica aleggia nei meandri di A Blast, evocata dalla tv e dai telegiornali, ma il regista evita riferimenti troppo espliciti per concentrarsi sul dramma di Maria. Default di una donna come metafora del default di una nazione. Per amplificare l'effetto dirompente di A Blast, Syllas Tzoumerkas usa uno stile a tinte forti, un montaggio violento e frenetico, colori accessi e una recitazione urlata. La scelta di mescolare i piani temporali talvolta complica inutilmente la comprensione di un'opera che ha, però, il pregio di farsi largo a poco a poco nel cuore e nella mente dello spettatore. La carne al fuoco è tanta e alcuni temi - le pulsioni sessuali di Maria, la violenza sui bambini evocata, ma mai esplicitata - vengono lasciati sotto traccia, affidati all'interpretazione dello spettatore. Qualche dubbio, alla fine, resta, ma la potenza di A Blast è qualcosa che rimarrà impresso nella mente a lungo dopo la visione del film.

Conclusioni

A Blast è una pellicola di denuncia dallo stile visivo violento e adrenalinico che affronta il tema del default della Grecia in chiave metaforica attraverso una vicenda personale. Presente e passato, pubblico e privato si mescolano in un lavoro urlato e ipercinetico, ma attualissimo.

Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
Locarno 2014
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