Rambo conquista Venezia

Venezia accoglie a braccia aperte Sylvester Stallone che sbarca alla Mostra per ricevere il Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmaker Award.

Sylvester Stallone approda al Lido per la prima volta in assoluto per ritirare il Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmaker Award, premio di recente creazione "dedicato a una personalità che ha lasciato un segno nel cinema contemporaneo". La muscolosa icona di tanto cinema a stelle e strisce si presenta all'incontro con la stampa con una sgargiante cravatta turchese e si rende disponibile a esaudire le curiosità degli emozionati giornalisti. In fin dei conti non è da tutti i giorni trovarsi di fronte a Rocky Balboa in carne, ossa e muscoli. In occasione della consegna del premio, Stallone presenterà a Venezia in prima mondiale alcune scene dell'atteso The Expendables, mentre in serata verrà proiettato il director's cut di John Rambo, quarto e ultimo capitolo (per il momento) dedicato al celebre reduce del Vietnam.

Mr. Stallone, tempo fa lei stava per girare un film su Tito in Croazia. Che ne è stato?

E' un progetto che risale a molti anni fa e non se n'è fatto più nulla, però tra un anno e mezzo dovremmo girare un altro film in Croazia di cui al momento non posso ancora fornire dettagli.

Come mai ha scelto di presentare qui a Venezia il director's cut del suo quarto Rambo?

L'ultimo Rambo è un film più sofisticato e psicologico. Non volevo ripetermi e fare sempre le stesse cose perciò mi sono basato su un romanzo per scavare nel confronto tra un personaggio più evoluto e uno più primitivo. Oggi siamo molto evoluti a livello tecnico, ma quello che interessava a me era fare un film incentrato su un essere umano e volevo realizzare un'opera credibile. La versione del film che presento qui è più lunga di dodici minuti rispetto a quella uscita in sala e io la trovo migliore.

Sylvester Stallone in una scena di Rambo
Lei ora è una star famosa, ma come sono stati i suoi esordi?

Molto duri. Ho sempre avuto voglia di sfondare, ma solo quando ho creato il mio alter ego con Rocky ho iniziato ad avere più chances lavorative. E' stata una casualità, non pensavo sarebbe mai successo. Alle giovani generazioni posso solo dire di essere originali e onesti e di non arrendersi.

Da dove proviene il titolo The Expendables?

Il titolo del film viene da una battuta di Rambo 2 - La vendetta in cui la donna che amo e che muore mi dice "Tu sei uno spendibile". Questo è un film che viene dal cuore perché parla di mercenari che però sono soprattutto uomini con le loro paure e debolezze.

Com'è stata la sua esperienza sul set brasiliano del film?

E' stato bellissimo. Abbiamo girato nella giungla e le persone ci hanno aiutato moltissimo. Nel film ci sono anche molti attori del luogo, la stessa protagonista femminile è brasiliana. Sul Brasile ho solo da dire cose positive.

Come è stato il suo rapporto con Mickey Rourke sul set?

In The Expendables ho avuto un bel rapporto con Mickey Rourke, lo trovo un attore formidabile e per questo ho deciso di coinvolgerlo in questo film molto maschile.

Che tipo di impatto ha avuto secondo lei Rambo sulla generazione dei giovanissimi?

Penso che i giovani abbiano bisogno di figure maschili come questa. I bambini vogliono far finta di essere eroi e questo ha fatto fortuna dei vari fumetti superomistici. Nel mio personaggio vi è anche un po' della simbologia cristologica, Rambo soffre per i mali del mondo.

Sylvester Stallone in una scena di The Expendables
Cosa pensa dei personaggi seriali come Indiana Jones, visto che il quinto capitolo con Harrison Ford è attualmente in lavorazione?

Queste sono cose che funzionano soprattutto nei romanzi. Al cinema è più rischioso, ma io lo faccio volentieri perché senza Rocky e Rambo non sarei qui. Però occorre offrire al pubblico qualcosa di nuovo, altrimenti diventa noioso. Io se potessi farei altri venti Rocky.

Lei, oltre a essere un'icona dell'action, è anche un attore. Ma questo ruolo ingombrante le ha creato difficoltà come regista impedendole di realizzare alcuni film?

Si, io vengo identificato con i miei personaggi e non vengo preso sul serio come regista, scrittore o pittore. Io per fortuna alla mia età sto cominciando a realizzare altri progetti, ma quello che spero è scrivere e dirigere film in cui non compaio nel cast. A tal proposito sto portando avanti il progetto dedicato a Edgar Allan Poe, ruolo che ovviamente non interpreterò io visto che Poe è morto a trentanove anni.

L'America di oggi ha ancora bisogno di Rocky e Rambo? Lei considera Obama uno di loro?

Quando io ero piccolo guardavo alla tv i personaggi mitici. C'è sempre bisogno di eroi morali, perciò credo che io e Obama potremmo girare un buddy movie, un film eccellente su due amici che salvano il mondo.

Cosa si prova a ricevere un premio alla carriera?

Spero che non sia un premio alla carriera altrimenti mi alzo e me ne vado. (ride, n.d.r.) Io amo fare il regista, è un privilegio, anzi non dovremmo nemmeno essere pagati per fare questo mestiere tanto è bello. Se devo essere sincero io mi considero più uno scrittore e un regista che un attore.

Lei ha visto The Wrestler che ha vinto a Venezia lo scorso anno? Cosa ne pensa? Rivede un po' della sua vita nel film?

Sì, in parte sì. Ogni film che parla di come superare le avversità parla di noi perché la vita è una lotta. A volte si vince e a volte si perde. Ogni giorno è un dramma. Senza dubbio vi è un'analogia nel tipo di lotta che si è vista in The Wrester e in Rocky. Nel mio film io ho scelto di far trionfare l'amore, anche se questo arriva troppo tardi.

Negli anni '70 il cinema americano è stato rivoluzionato da alcuni autori come DePalma, Scorsese e anche il suo Rocky ha contribuito al crollo dello studio system. Cosa prevede che accadrà nel futuro?

Secondo me ricapiterà. Ora ci troviamo nella stessa situazione degli anni '50 - '60 in cui si realizzavano film costosissimi. Poi il cinema indie ha spazzato via il vecchio sistema obsoleto. Con questa crisi credo che la bolla stia per scoppiare di nuovo. Oggi, con la crisi, abbiamo bisogno di nuove storie e credo che verranno fuori cineasti giovani e indipendenti che rinnoveranno il sistema.

Pensando al suo Fuga per la vittoria, lei ama il calcio anche nella vita reale?

Quando ho girato il film ho imparato a capire cosa sia realmente il calcio. Giocando con Pelè mi sono rotto un dito, ma mi sono divertito moltissimo. Il film aveva un grande cast e mentre giravamo le scene nel campo di calcio il pubblico tifava contro perché non riuscivo neanche a vedere il pallone. A calcio sono pessimo. All'inizio non credevo che il film sarebbe diventato così importante, ma ora sono molto felice di avervi partecipato.

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