Radiance e la delicatezza di Naomi Kawase

La Kawase torna a Cannes con un film che riprende i propri temi, li rende più accessibili al pubblico e strappa applausi con la sua delicatezza.

Radiance: un primo piano di Ayame Misaki

Con il nostro smartphone in mano, siamo tutti un po' fotografi. E nell'esserlo, impariamo a capire l'importanza della luce: senza di essa, niente di quello che ci circonda esiste. Niente forme, colori, ombre. Niente cinema. Lo sappiamo bene, ma fa effetto leggerne la conferma nelle parole di Naomi Kawase dalle note che accompagnano Radiance (titolo internazionale del bellissimo Hikari dell'originale giapponese), che sottolineano ed enfatizzano proprio questo aspetto, che spiegano come lei stessa se ne sia resa conto nell'approccio alla videocamera.

Colpisce perché si tratta di una regista che ha sempre dimostrato una propria visione, una propria estetica, con lavori non sempre accessibili ai più ma coerenti e compiuti, presentati anno dopo anno proprio qui al festival di Cannes dove anche Radiance è stato proiettato in concorso. Film che si sono susseguiti da The Mourning Forest al recente Le ricette della signora Toku dimostrando la ricerca di un equilibrio tra le opere più estetizzanti e quelle più accessibili che solo ora l'autrice giapponese sembra aver trovato.

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Verso la luce

Radiance: Ayame Misaki e Masatoshi Nagase in una scena

Un equilibrio che raggiunge ora, raccontando di Misako, scrittrire di testi per versioni di film per non vedenti, un lavoro che svolge con dedizione ed una pulsione autoriale che la porta ad eccedere, a fornire interpretazioni oltre che descrizioni, spinta dal proprio altruismo ed una intensa passione per il cinema, suscitando la reazione di Nakamori. L'uomo, ex fotografo, sta perdendo gradualmente la vista ma ancora riesce a percepire barlumi di realtà, e teme il momento in cui sarà completamente cieco, faticando ad accettare la propria condizione e restando infastidito dagli eccessi della donna nel cercare di comunicare il senso di ciò che appare su schermo nelle proprie descrizioni. Il contrasto tra i due è un primo incontro difficile, che però dà il via ad una relazione che porta la donna a ricordare il proprio passato ed entrambi ad accettare il futuro che li attende.

Tra poesia e musica

Radiance: un primo piano di Masatoshi Nagase

Dal gran premio vinto nel 2007 all'apertura di Un Certain Regard nel 2015, il percorso cinematografico, e a Cannes, della Kawase è stato all'insegna di una ricerca più che comprensibile per un'autrice che ancora non arriva ai cinquant'anni. Una ricerca che in Radiance trova una sua compiutezza, come il tirare le somme di un percorso ormai decennale che si concretizza in un film più accessibile per il grande pubblico, poetico ma mai banale o semplicistico. Se Le ricette della signora Toku finiva con l'essere fin troppo lineare, il lavoro presentato in concorso all'edizione del settantesimo anniversario del Festival di Cannes mantiene una similare fruibilità senza rinunciare ad una costruzione più elaborata e ragionata, che, elemento dopo elemento, va a completare il complesso puzzle di immagini e significati che definisce la storia della sua Misako.

L'estetica, giapponese, della Kawase

Radiance: un momento romantico tra i due protagonisti

Più volte viene ripetuta in Radiance l'idea che le cose più belle sono quelle che svaniscono, un concetto che sembra richiamare quello classico nipponico del Mono no Aware, l'apprezzamento per la bellezza caduca, effimera, delle cose. Un'idea astratta che l'autrice giapponese richiama non solo nelle parole del suo Nakamori, ma anche in simboli e idee espresse nella pellicola, a cominciare dalla scultura di sabbia che appare in quel film nel film a cui l'altra protagonista, Misako, sta lavorando. Si tratta di un'estetica purissima e sostenuta da una costruzione narrativa esemplare, che, come detto, si rivela più accessibile di quanto visto in passato e che si avvale di immagini suggestive e potenti, situazioni toccanti e ed emozionanti, oltre che da una colonna sonora di una bellezza cristallina, firmata da Ibrahim Maalouf, che a Cannes 2017 è riuscita a strappare un ulteriore applauso durante i titoli di coda del film.

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Se in tanti, in passato, era rimasti colpiti dai temi e l'approccio dei film della regista giapponese, è probabile che con Radiance e la sua maggior accessibilità l'apprezzamento si allarghi al di fuori della nicchia dei suoi estimatori, conquistando un pubblico più ampio e variegato.

Radiance e la delicatezza di Naomi Kawase
Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
Cannes 2017
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