Quando un padre

2016, Drammatico

Quando un padre: il dramma al maschile

Un uomo di successo messo di fronte a una scelta. Il dramma dell'esordiente Mark Williams con un roccioso Gerard Butler

Sembra proprio che l'America, provata da anni di crisi economica e panico diffuso da terrorismo, voglia andare alla riscoperta dei propri, solidi valori. Anche nelle diverse forme d'arte e soprattutto in quella più familiar-popolare che è il cinema. "Fai la cosa giusta" sembrano gridare sia le commedie che i drammi da un po' di tempo a questa parte. Anche se il tuo tornaconto ci rimetterà, anche se questo potrebbe addirittura rovinarti. Ne guadagnerà il tuo karma, che saprà ripagarti. Così accade anche in Quando un padre, esordio registico di Mark Williams, già produttore di film come The Accountant e di serie TV. Il padre in questione, un Family Man del titolo originale, è un Gerard Butler che ricopre massiccio un ruolo cliché. Quello dell'ottimo padre di famiglia, che porta i pantaloni e i soldi a casa, che pensa di non far mancare nulla alla propria famiglia mentre la priva della sua presenza. L'altra fetta della sua vita, che è ben più di metà della torta, consiste nel suo lavoro di cacciatore di teste, uno sciacallo che lucra sulla disperazione della gente. Mentre suo figlio ha una visione rosea e distorta del papà che tanto lo fa sentire al sicuro.

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Dalle malattie nessuno è al sicuro

Quando un padre: Gretchen Mol e Max Jenkins in una scena del film

Sembra non accorgersi dell'entità di ciò che sta accadendo, Dane, quando suo figlio Ryan si ammala e gli viene diagnosticata una leucemia. Lui che è abituato a risolvere tutto con un telefono usa e getta, qualche meschinità e molto pelo sullo stomaco. Ma non ci sono lavori o conti in banca pingui che possano metterci al sicuro dalla malattia, che colpisce indiscriminatamente. Quando Ryan finisce in ospedale, al rifiuto verbale segue quello con i fatti, poiché Dane ci mette parecchio prima di realizzare che potrebbe non vedere mai più il bambino. Al contrario di sua moglie Elise, una Gretchen Mol che in questo ruolo vede frustrati sia la sua bellezza che il suo talento. L'altra faccia della medaglia è il lavoro di Dane, ciò che davvero occupa la maggior parte del suo tempo e dei suoi pensieri. Fa il recruiter, il cacciatore di teste, e per portare in cascina le sue provvigioni con tanti zeri non si fa alcuno scrupolo. Il suo capo, un cinico senza cuore Willem Dafoe (che ormai sembra quasi condannato a certi ruoli), lo mette sotto pressione in un serrato testa a testa che cambierà la sua vita: o a capo di tutto o licenziato, e poco importa il periodo personale che il suo purosangue sta passando.

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Quando un padre: Gerard Butler e Willem Dafoe in un'immagine promozionale del film

Fai la cosa giusta

Quando un padre: Alison Brie in una scena del film

Nella quantità di argomenti trattati, è l'etica a farla da padrone. Sia dal punto di vista familiare che da quello più genericamente umano, Quando un padre sembra porre continuamente l'accento su questo unico punto, anche con una certa ridondanza e con massicce dosi di retorica. Scegliere se dedicare il proprio tempo alla famiglia o a un lavoro che oltretutto ti cambia dentro, decidere come affrontare quel lavoro, e quindi che tipo di persona vuoi essere, scegliere se aiutare una persona solo perché sarà giusto farlo. La pecca più grande è che non c'è assolutamente differenza tra il prima e il dopo nella recitazione di Gerard Butler, nessun cambiamento interpretativo tra il Dane cinico e senza tempo da dedicare a suo figlio e quello che ha avuto un'epifania e vuole radicalmente cambiare la sua vita. Peggiorato da un doppiaggio italiano a dir poco monocorde, il film ha un'unica scena interessante dal punto di vista interpretativo: quella in cui Alfred Molina, professionista senza eguali ma fuori tempo massimo, si chiude in bagno ed esprime la sua gioia. Per il resto, il direttore del casting ha inanellato nomi importanti che però non danno una prova degna di quelle a cui ci hanno abituati.

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Un film al maschile

Quando un padre: Gerard Butler in una scena del film

Se c'è un merito che va riconosciuto a Quando un padre è quello di andare a coprire una fetta di pubblico che non viene mai considerata. Si parla tanto di ruoli in famiglia, di padri diversi che ormai sono presenti quanto le madri nella vita dei figli, di uomini che non hanno più paura come un tempo di esprimere i propri sentimenti. Eppure il genere sentimentale, al cinema come in altre forme d'arte, è pensato soprattutto per le donne. A parte qualche anno in cui il tema del bromance ha spadroneggiato, ora agli uomini vengono serviti i soliti generi. Quando un padre almeno prova a colmare questa lacuna, parlando a un pubblico decisamente maschile. Certo, lo fa sconfinando addirittura nel maschilismo, ma è un tentativo. Peccato che porti sullo schermo un'America conservatrice con l'uomo che lavora e garantisce il benessere alla famiglia, non tralasciando mai di rinfacciarlo alla moglie casalinga, che l'unica presenza femminile lavoratrice sia un'arpia della quale nessuno può fidarsi e che, salvo qualche concessione fatta al minimo sindacale per non essere bollati come "so white", il maschio a cui tutto questo è rivolto sia essenzialmente quello caucasico. Magari alla prossima andrà meglio.

Quando un padre: il dramma al maschile
Federica Aliano
Redattore
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